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sabato 4 febbraio 2017

Un pulviscolo di organismi nascosti: Chaya Czernowin

L'ascolto della musica spesso si flette su due principi: il primo è quello di verificare se essa riesce a condurre ad un trasporto emotivo, in grado di farci percepire una sensazione; il secondo è la verifica della potenza della traslazione, ossia di quanto i suoni sono in grado di legare una più vasta situazione immaginativa aurale. E' ciò che si potrebbe definire nella massima "andare oltre i confini della nostra esperienza di ascolto". La musica è in grado di aprire spazi genuini della comprensione e l'affermazione è altrettanto vera per la bistrattata contemporanea: da quando il mondo musicale ha conosciuto l'atonalità, le strutture, le tecniche estensive, etc., si è aperta una dimensione che ha bisogno di codici di accesso e un pò più di pazienza per essere interiorizzata.
La compositrice di origini israeliane Chaya Czernowin potrebbe essere al riguardo un case study. Cresciuta sotto gli insegnamenti di Ferneyhough e Reynolds, la Czernowin ha raggiunto una propria autonomia stilistica nel trittico di Maim (Water), prima composizione per orchestra, live electronics e 5 solisti insolitamente assortiti (tubax, oboe, piano, chitarra elettrica e viola): quando al Donaueschingen Festival viene presentata la sua prima parte, in un clima di disperazione per la situazione mediorientale e per gli attentati, vengono altresì intercettati una serie di elementi che poi si riveleranno dominanti nella sua scrittura: una maniacale passione per il dettaglio, per la gestualità e per le imprese organiche sugli strumenti. Nel più pieno rigore tecnico, la Czernowin dopo aver fatto muovere come elastici gli archi nel quartetto Arditti (la partitura rivela delle legature estese che somigliano a corde da ormeggio atte al trascinamento di una barca), scopre il velo su specifiche configurazioni di ottoni che dettano il generale tenore di fondo della composizione, un assetto comunicativo che sta tra una riflessione muezzin, una lettura di una rivista biologica e una terribile premonizione. La Czernowin vuole portare ad emersione i segreti straordinari delle piccole creature, siano esse forze naturali sia semplicemente refusi obbligati a non potersi manifestare. La stessa parte della scrittura devoluta all'elettronica è espressione di uno stato di neutralità, risultando mai invasiva ed altresì concentrata nella ricerca di sonorità di tipo organico (movimenti in simulazione dell'acqua e dell'aria, mescolo di riso, sfregamento di pietre, pressione su carta, etc.) a supporto  della strumentazione complessiva, che invece produce energia a fiotti in maniera intermittente. Inoltre la compositrice comincia a comporre secondo ciclicità: oltre a quello di Maim, si mostreranno particolarmente validi i cicli di Winter songs (per ensemble ed elettronica Ircam), Anea Crystal (una commissione per quartetto ed ottetto di corde) e The crescendo trilogy (che sviscera nelle orchestre la minuziosa ricerca della compositrice). Dal punto di vista dei testi, colpiscono quelli utilizzati in Pilgerfahrten, una composizione mista per la coralità adulta e la coralità dei ragazzi da 9 a 19 anni del Dresdner Kreuzchor, con una narrazione in tema, lavorata attraverso passi estesi di Stefan George e Tove Jansson; l'operazione inquadra anche la forma di teatro prescelta dalla compositrice che è una derivata di Reynolds, in cui il bisbiglio, l'estasi dello spazio e i registri insoliti, la fanno da padrone. Merita un posto particolare il FardanceClose, una sorta di celebrazione metafisica della danza, costruita per solo piano, un pezzo dotato di incredibili dosaggi atti al cambiamento di stato e che confermano un'influenza da Scelsi e da tutto ciò che la musica contemporanea cerca di raggiungere: permettere agli esecutori e agli ascoltatori di trovarsi di fronte ad uno speciale percorso, in cui è possibile sperimentare l'intensità di ciascuna forza in campo; piogge e tempeste, piante e cristalli, templi buddisti e storie di uomini sono tutti eventi che musicalmente superano qualsiasi livello di guardia.


Discografia consigliata:
-String quartet, 1995, Arditti String Quartet (da Afatsim, Mode R.)
-Maim, Konzerthausorchester Berlin, Johannes Kalitzke, Mode R.
-Shifting gravity, Wergo
-The quiet, works for orchestra, Wergo
-Pilgerfahrten, da Musica Viva Festival 2008, Neos
-FardanceClose, dal sito della compositrice nell'interpretazione di Emil Holmstroem 


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