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mercoledì 1 febbraio 2017

Suoni della contemporaneità italiana: fluttazioni quantistiche delle orchestre

Un tempo, dibattiti circa l'introduzione della matematica nella musica, ponevano quesiti fondamentali al compositore, alla sua creatività e all'emotività delle sue intuizioni. Nell'epoca dello strutturalismo bouleziano o della ricerca geometrica di Xenakis, il ricorso a matrici o successioni aritmetiche, al solo scopo di castrare qualsiasi operatività compositiva multipla a quella prevista dalla combinazione tra elementi sonori e matematici, non implicava modalità utili per verificare se potessero esistere legami occulti tra la matematica o la trigonometria e il raggiungimento della perfezione della composizione desunta dal calcolo. Questo era un aspetto lasciato al libero arbitrio dell'ascoltatore: eppure in molti si chiedevano se quella corrispondenza potesse esistere. 
D'altro canto, non si poteva però dimenticare che le strutture avevano assorbito il cambiamento imposto dalla modernità viennese del primo novecento e ne erano, in qualche modo, una loro deriva: lo stesso Boulez pose in essere un rimarchevole interesse per le evoluzioni orchestrali di Schoenberg e Webern, sebbene da più parti se ne contesti l'interpretazione della partitura. Lasciata la struttura matematica, molti compositori ripiombarono negli spazi aperti dagli austriaci, quelli di un'atonalità aperta al colore e alle sensazioni, circostanze che riconciliavano anche la parte emotiva (presuntivamente perduta) della musica.
In ambito orchestrale, un compositore italiano che ha nettamente rifiutato l'impervio mondo dello strutturalismo è Cesare Valentini (1967). Di origini palermitane, Valentini si è trasferito in Toscana giovanissimo, dove ha svolto un ruolo attivo da compositore come uno dei più apprezzati multistilisti italiani alla fine dei novanta, gradatamente passando da un'enfasi neoclassica ad una più propriamente contemporanea. Di lui non troverete materiale discografico, poiché Valentini ha ritenuto di servirsi del mezzo informatico per la divulgazione di molte sue opere (qui il suo sito internet); inoltre le competenze acquisite nell'ambito orchestrale (sua vera specializzazione) lo hanno ispirato per una serie di approfondimenti in materia, condotti su un blog che contiene molte belle intuizioni. Sembra subito chiaro che la ricerca del compositore si indirizzi verso le possibilità microtonali degli strumenti, l'utilizzo di tecniche estese, effetti multifonici ed aspetti armonici da verificare nell'ambito di ensembles o orchestre più numerose. E' un pensiero ben distinto da quello seguito dalle orchestre teoricamente più avanzate della musica contemporanea, che fanno dello sviluppo timbrico e delle minuziose tessiture decostruite, il principale motivo d'orgoglio. Valentini accoglie solo una parte degli sviluppi di un Metastasies, di quei magnifici stati sospensivi creati dai glissando delle corde; si ripercorre con lui un "mobile sound" dell'orchestra, che riesce ad equilibrare in maniera fantastica le dinamiche acustiche degli strumenti e i loro interventi. Ma ciò che viene riguadagnato con Valentini è la scrittura pensata "per" l'orchestra, non certo la scrittura "applicata" all'orchestra: in tal modo egli è riuscito a fornire un'affascinante ed unica presa d'ascolto in composizioni come Fluttuazioni quantistiche (un titolo che non applica formule, ma ha solo legami immaginativi con i mutamenti di energia dello spazio), Rarefazioni di luce (per orchestra d'archi) o Bagliori nella notte, dove è possibile perdersi nel misterioso sovrapporsi di forze ed evanescenze di una costruzione sonora; scavare nel profondo delle articolazioni degli strumenti può e deve essere ancora un imperativo, un auto ammonimento che tralatro ha trovato sfogo in eccellenti modificazioni d'intonazione, utilizzate per strumenti trascurati come l'arpa. Anche nella produzione camerale il solo flauto di Blu Cobalto devoluto a Fabbriciani, in cui la tecnica si pone al servizio di uno stadio emotivo della musica o gli abbozzi di Elementi di metafisica pianistica, che coinvolgono un extra-pianoforte adeguatamente bistrattato dalla microtonalità e dall'elettronica, sono tutti elementi di un rinnovato interesse alla bellezza e alla temerarietà dei suoni senza confini o ipocrisie temporali.



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