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giovedì 29 dicembre 2016

Sylvano Bussotti: Totale libertà

Il fulcro del tomo che Daniele Lombardi ha organizzato per il compositore Sylvano Bussotti (1931) converge sulla descrizione di un uomo artisticamente consapevole di aver partecipato alla rivoluzione silenziosa della musica classica del dopo guerra secondo un proprio idioma. Gli interessi di Bussotti hanno sempre esteso il raggio d'azione della composizione musicale tout court ed è noto come egli fosse interessato ad un concetto di astrazione artistica, addomesticata nel gesto e nei significati, che avesse il potere di far incontrare discipline apparentemente non affini. I contributi raccolti in questo voluminoso e lussuoso libro edito dalla Fondazione Mudima remano contro i normali postulati che si trovano nelle biografie, per cercare invece di fare il punto sugli aspetti innovativi della sua arte in maniera diretta, ingigantendo la visuale del lettore su partiture, realizzazioni grafiche dei costumi, foto d'epoca particolarmente rappresentative, nonché su una parte della sua corrispondenza con illustri rappresentanti del mondo classico, con un campionario impressionante di esempi reali.
La parte critica scritta sembra quasi assumere un ruolo esile di supporto per quella visiva ed interdisciplinare: le prime parole di Ivanka Stoianova, nel suo saggio francese, dichiarano "...musicien, compositeur, pianiste, peintre, écrivain, poéte, cinéaste, acteur, dessinateur, scénographe, metteur en scéne, auteur de décors et costumes pour le théatre et l'opéra......", un'espressione che può essere messa compiutamente in relazione con quella di Franco Brambilla nel suo intervento "Il teatro totale di S. Bussotti" in cui dichiara "...non si tratta semplicemente di un musicista che è anche artista visivo; nel suo procedere c'è uno scarto linguistico significativo che si alimenta del regista, del drammaturgo, dello scenografo, del direttore d'orchestra, fino a quello dell'attore....". Individuato, dunque, questo "scarto linguistico", l'intenzione del volume è quella di offrire al lettore un panorama di scelte e di linguaggi su cui egli possa formare le proprie convinzioni, senza nessuna sopraffazione di pensiero. Della produzione musicale di Bussotti se ne è parlato molto in altre sedi* e lo studio di molte delle sue composizioni andrebbe certamente approfondito, ma non era adeguato inserire analisi particolareggiate in questo libro; ciò che invece vuol essere evidenziata è l'incredibile creatività profusa dall'autore, le novità apportate al teatro musicale in un momento in cui si aveva assolutamente bisogno di ristabilire un equilibrio; le novità si nutrono irrimediabilmente del passato, ma coinvolgono l'ammodernamento del pensiero e delle strutture musicali in una vera e propria corrente fiorentina, in cui Bussotti è il massimo esponente delle relazioni sperimentali tra suoni, gesti e visioni. Con Bussotti si può trovare un punto comune strategico, in cui l'azione musicale chiede di condurre sinestesie a quella scenica; è un'attività minuziosa ed intellettualmente impegnativa quella di fornire ganci sparsi nella cultura letteraria, musicale e visiva dell'Occidente di tutti i tempi e sono amabili alcune sottigliezze di linguaggio ed espressione del compositore toscano, sparse nei vari saggi che compongono il libro. Ne cito alcune, tra le più semplici ed immediatamente assimilabili: la corrente immaginativa che si sprigiona dall'affermazione che "...orecchio, bocca, tutt'organi e sensi sentono e parlano con l'occhio....", oppure a proposito dell'accettazione della y utilizzata nel suo nome da un giornalista che aveva spodestato la i, quando dichiara "....ma cosa c'è di più bello di una lettera che sembra una persona dalle braccia aperte......",  e ancora l'idea di pedagogia invertita che suscita il desiderio che "...si dovrebbe partire da un punto qualsiasi della storia e avere la possibilità di andare in ogni direzione, non in ordine cronologico..."
La fitta densità dei suoi spartiti, le libertà grafiche, la sensualità genuina dei suoi costumi, le iconoclaste scenografie, la pittura fosca o resa in forma di collage, la calligrafica resa dei suoi scritti sono tutti elementi concatenati di un carattere che rivela profondità ed una ossessiva ricerca del vero significato delle relazioni, uno "scriba egiziano seduto su una sedia di vimini" (nelle parole di Marcello Panni), che fa incetta di esperienze e sensazioni, che dona un giusto profilo a ciò che gli uomini hanno talvolta disfatto e nella prospettiva di indicare un mondo che si trova nelle diversità non conclamate dell'arte musicale (quelle ad esempio che possono trovarsi negli interni di un piano o nelle serialità partitica di un'orchestra) trova una ragione per rivendicare la loro "esistenza" in vita.


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Nota:
*sarebbe ora che si cominciasse a riproporre, registrare e pubblicare le opere teatrali o i balletti del compositore in un formato adeguato ai tempi (dvd) e dunque accessibile a tutti, mentre quanto alla parte strettamente musicale ci sono già splendidi oggetti misconosciuti che riprendono in toto la composizione per piano o per alcuni strumenti a corda (chitarra, arpa), di fianco alla più circoscritta partitura orchestrale. Su Bussotti e la sua opera, ne delineai brevemente i contorni, in un mio articolo di qualche anno fa (vedi qui).



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