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domenica 25 dicembre 2016

Il 2016 di Percorsi Musicali e una lista di ascolti preferiti


Il resoconto del 2016 di Percorsi Musicali è del tutto positivo e lo è anche confrontando il ritorno di interesse dei lettori nell'arco temporale della sua esistenza: dall'anno di nascita (febbraio 2010) ad oggi si evidenzia un andamento lento e costante di crescita che sta conoscendo in questa annata dei picchi inaspettati. Tenendo conto di una leggera inflazione dei dati dovuta alla rilevazione dei bot statunitensi (gli organi di controllo dei server), si constata che nel 2016, in più mensilità si sono superate le 10.000 visite mensili, mentre il mese di dicembre (ancora in corso) ha prodotto un'esplosione, ossia un numero di visite superiori alle 15.000 unità (allego grafico con i dati di Blogger). Per quanto riguarda la ripartizione geografica, si mantiene sempre inalterata la percentuale dell'interesse estero (il blog sembra molto seguito nell'area russa e nell'arco delle sue frontiere europee), assestandosi al 30% dei visitatori totali, nonostante sia redatto quasi interamente in lingua italiana. Per un sito senza carichi pubblicitari e che si rivolge ad un pubblico selezionato, mi sembra un risultato eccellente. Mi piace pensare che se Percorsi Musicali fosse stato un titolo di Borsa avrebbe reso felici (e più ricchi) i suoi detentori. Ma la ricchezza proposta qui è di tutt'altra natura. La bontà del risultato ottenuto è probabilmente funzione di un lavoro di aggiornamento e ricerca continuo, quasi totalmente svolto in solitudine, che evidentemente ha trovato apprezzamento per la sua sincerità, sebbene si ritiene che non basti: ci sarebbe necessità di ampliare i contenuti e dare spazio e visibilità a tanti altri aspetti che lo meriterebbero. Purtroppo, la tendenza della riflessione critica musicale in Italia va di pari passo con la crisi dell'editoria, ma quest'ultima è necessaria per affrontare un qualsiasi potenziamento che permetta, attraverso un livello superiore di analisi, di evidenziare tante realtà nascoste (con più redattori qualificati ed un supporto organizzativo mirato). Fin quando questa situazione perdurerà, bisognerà accontentarsi. 
I miei primissimi estimatori e lettori si saranno resi conto di come lo quantità di spazio disponibile per il jazz, la classica tonale o per la musica rock, si sia compressa a favore della musica contemporanea e dell'improvvisazione, ma è stata una scelta maturata per tanti motivi:
1) la conoscenza della fenomenologia di quei settori musicali e della loro incredibile sottovalutazione di mercato;
2) la necessità di evitare infruttuose ripetizioni, che si sarebbero certamente verificate specie nei generi più popolari;
3) la riduzione del tempo necessario all'approfondimento di generi con una capillarità estrema come il pop, il rock o lo stesso classic jazz che, a parer mio, sono in un drammatico abbassamento di qualità, una circostanza che è nota alle stesse riviste settoriali, che cercano disperatamente di trovare nuovi equilibri spostando leggermente il loro asse di confluenza verso prodotti che prima venivano respinti;
4) la volontà di articolare la linea della "riflessione" musicale, anche multi-disciplinare con le altre arti, prendendo spunto da un evento discografico o di rilievo musicale.
Le rubriche che ho dedicato alla musica contemporanea e all'improvvisazione italiana ritraggono, dunque, un cambiamento di prospettiva maturo che accoglie il tentativo di colmare una lacuna editoriale ed un'idea diversa di fare critica: la specializzazione per generi o sub-generi è la nota dominante nell'attività dei giornali o delle riviste musicali mondiali, mentre non c'è nessun interesse per un'accentramento delle proposte migliori in un unico ambiente musicale super-partes; come fare ad essere informati in maniera corretta sulla musica di oggi senza guardare aldilà del nostro confine d'ascolto? E l'aggiornamento passa anche da altri elementi, che ho cominciato già da tempo a prendere in considerazione (vedi ad es. le puntualizzazioni della rubrica che ho creato per la saggistica e le novità editoriali). Naturalmente, sarei contento di accogliere ulteriori suggerimenti o miglioramenti che si vorrebbero proporre e qualsiasi discussione, non banale e tesa a costruire, sarà sempre benvenuta.
Anche quest'anno devo ringraziare tutti coloro che mi sostengono a vario titolo: dai compositori e musicisti che continuano ad esprimere il loro apprezzamento (indispensabile per il mio morale) fino ad arrivare ai conduttori delle labels discografiche (non faccio nomi, vi comprendo tutti, amici miei), dal personale delle case editrici e degli uffici stampa fino ai collaboratori estemporanei; ed in particolare, ringrazio l'attività libera del mio più valido collaboratore, Daniel Barbiero, che da Washington è una costante presenza sia per l'accattivante appeal dei suoi articoli che per le sue preziosi funzioni di supporto linguistico. Spero di avere sempre la forza, la volontà e soprattutto la salute per poter corroborare l'attività di questo sito. Quanto alle festività in corso, in quest'epoca di confusione in cui viviamo, gli auguri sono veramente necessari per chiunque e perciò li espando a voi tutti.

Passiamo ora alla lista dei migliori cds dell'anno. Come dissi una volta ad Astrid Angvik, direttrice del Marketing and Business Development della Naxos R., ogni anno registro annualmente circa 800 ascolti di cds, più tante tracce sparse nei vari bandcamp o soundcloud degli artisti, di cui un buon 25% di essi viene tradotto in scrittura. Capite bene in quale prospettiva si ripetono le mie classifiche, alle quali spero voi non diate nessun valore essenziale, poiché inficiate da una sicura incompletezza e perdita del ricordo. L'incompletezza è reale soprattutto per la composizione classica, dove la differenziazione tra anno di composizione ed anno di registrazione rimane sempre molto evidente (quando c'è una registrazione!). Inoltre colgo l'occasione per scusarmi con i tantissimi musicisti o compositori che hanno inviato richieste alla mia email, dovendone subire ritardi o mancanze di risposte affermative: per le ragioni illustrate mi è impossibile scrivere su tutto ed entro limiti stabiliti. Confido sulla vostra comprensione.
Questa è la lista con la solita suddivisione che ho impostato da sempre nel blog, senza nessun ordine di preferenza e, in alcuni casi, tenendo presente la sola pubblicazione digitale (di regola una pagina bandcamp); per circa la metà di essi potrete anche consultare le mie riflessioni, tramite una semplice ricerca alfabetica nel campo in alto a sinistra del sito.

Classica/Contemporanea:
Rhys Chatam, Pythagorean Dreams
Anders Hillborg, Sirens & other works
Ben Johnston, String quartets 6,7 & 8
Chaya Czernowin, The quiet - works for orchestra
Hugues Dufourt, Burning bright
Pierluigi Billone, Sgorgo Y, N, oO
Mark Barden, Monoliths
Quatour Tana, Shadows
Thomas Kessler, Said to shotgun to the head
Stefano Bulfon, Studio di Trasperenze
Bernat Vivancos, Requiem
Clara Iannotta, A failed entartainment
Alexander Manotskov, XXV
Roman Haubenstock-Ramati, Konstellationen
Christopher Rouse, Odna Zhizn, Symphonies 3 & 4, Prospero's rooms
Francesco Filidei, Ensemble 2e2m, Forse
Claus-Stephen Manhkopf, Void
Dieter Amman, Portrait
Jose Luis Greco, Geografias del silencio
Brice Pauset, Der Geograph
Martino Traversa, Landscape
Ricard Capellino, Introspecti(on)s
Tonu Korvits, Tormis, Kaljuste, Mirror 

Improvvisazione (libera, jazz, elettroacustica, etc.)
Tyshawn Sorey, The inner spectrum of variables
Henry Threadgill, Old locks and irregular verbs
Sinikka Langeland, The magical forest
Masabumi Kikuchi, The black Orpheus
Vijay Iyer & Wadada Leo Smith, A cosmic rhythm with each stroke
Nick Bartsch's Mobile, Continuum
Perelman/Shipp, Corpo
Elisabeth Coudoux, Some poems; cello solo
Peter K Frey & Daniel Studer, Zurich Concerts: 15 years of Kontrabassduo Studer-Frey
Eve Risser White Desert Orchestra, Les deux versants se regardent
Red Trio with John Butcher, Summer Skyshift
Barry Guy & Blue Shroud Band, The blue shroud
Peter Brotzman & Heather Leigh, Ears are filled with wonder
Ken Vandermark, Site Specific
Nate Wooley, Argonautica/Seven storey mountain vol. 5
Peter Evans, Genesis
Magda Mayas, Terrain
Nuova Camerata, Chant
Frantz Loriot & Systematic Distortion Orchestra, The assembly
Marco Colonna/Massimo De Mattia, Blutopia
Matteo Tundo, Zero Brane
Gianni Gebbia, Neoplatonic soprano
Roberto Del Piano, Le main qui cherche la lumiere
Guazzaloca/Briscoe/Mezei, Cantiere Simone Weil
Gianni Mimmo, Further considerations/Prossime Trascendenze

Elettronica, elettroacustica, field recordings, noise, drone e computer music 
Mika Vainio, Mannnerlaatta
Roy Porter, Third law
Lustmord, Dark Matter
Eluvium, False readings on
Steve Roach/Robert Logan, Biosonic
Masami Akita & Eiko Ishibashi, Kouen Kyoudai
Matmos, Ultimate care II
Thomas Koner, Tiento de la luz
Loscil, Monument builders
Microphonics XXVI-XXX (Dirk Serries), Resolution Heart
Alessandro Seravalle, Morfocreazioni
Hodgkinson/Barbarino/Pagano, Pantalica
Claudio Parodi, Right error
Ian Boddy, Tone Science

Rock, pop ed affini 
Jambinai, A hermitage
Jessica Sligter, A sense of growth
Bon Iver, 22 A million
Ryley Walker, Golden sings that have been sung (la deep cuts edition con i 41' di Sullen Mind)
Kim Myhr, Bloom
Andy Stott, Too Many voices
Hope Sandoval & The Warm Invention, Until the Hunter
Angel Olson, My woman
Jason Sharp, A boat upon its blood

Etnica
Sainkho NamtchylakLike a bird or spirit, not a face
Kalyhan Kalor, Hawniyaz
Afro Celt Sound System, The source
Aziza Brahim, Abbar el Hamada

Riporto anche una brevissima selezione dei migliori libri letti (ne mancano molti all'appello che sono pronti sul mio tavolo ma che non ho ancora avuto il tempo di leggere):

-Postmodern music postmodern listenings, Jonathan Kramer, Bloomsbury
-Experimental music since 1970, Jennie Gottschalk, Bloomsbury
-I Neuroni magici, Boulez, Changeaux, Manoury, Carocci
-Bach e la musica nel castello del cielo, Gardiner, Einaudi
-Che razza di musica, Stefano Zenni, Edt



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