Translate

sabato 12 novembre 2016

Personalizzazioni costruttiviste a Colonia: Elisabeth Coudoux e i musicisti dell'Impakt

Sembra che negli ultimi tempi sia particolarmente seguito un approccio costruttivista alla materia pedagogica e didattica che può essere trasferito anche al campo dell'arte e della musica. Kersten Reich, professore e teorico tedesco di stanza a Colonia, si sta distinguendo per aver concretamente applicato un sistema di apprendimento nettamente in contrasto con la monotona passività dell'epoca post-moderna: si tratta di acquisire le conoscenze utili non più nella morsa di un discorso di un insegnante, quanto di ottenere da egli le chiavi utili per aspirare ad un personale e incontenibile globo del sapere specifico, che trae origine dall'esperienza concreta (risoluzione di casi pratici, officine culturali per stimolare l'apprendimento e il confronto delle teorie sottaciute, esplicazioni di gruppo); il pedagogista informatico Seymour Papert, attingendo da una massima africana, diceva che "..se un uomo ha fame gli puoi dare un pesce, ma meglio ancora è dargli una lenza e insegnargli a pescare.... ". 
La rinnovata prospettiva di Reich è stata rinominata come costruttivismo interattivo e Reich ha attribuito ad esso una funzione sociale e culturale equivalente del costruttivismo classico: così come in quest'ultimo è possibile giungere ad una visione soggettivistica della realtà, in quello interattivo si persegue un'espansione della conoscenza senza precedenti, che è frutto di una costruzione attiva, nata in un clima di collaborazione e connessione sociale e che punta ad una dimensione collettiva della realtà. Nelle arti questo significa unire gli spunti didattici e quelli provenienti dalla storia delle discipline per arrivare ad una ricostruzione che nasce in ambienti specifici e si evolve secondo esperienze condivise dagli interpreti della realtà artistica. Impakt, manifesto e piattaforma dei giovani improvvisatori di Colonia non lascia dubbi al riguardo: "....è musica che proviene dalle diversità stilistiche dell'odierno, con un approccio spontaneo e costruttivo, dove brillano le personalità dei musicisti, le loro idee e la loro visione del suono...." Di questa aggregazione una delle più attive componenti è la violoncellista Elisabeth Coudoux, che è l'oggetto del mio interesse in questo articolo: tra i tanti progetti perseguiti, la musicista tedesca sembra aver puntato su quello di The Octopus (un quartetto di solo violoncellisti aderenti all'Impakt nelle persone di Nathan Bontrager, Nora Krahl e Hugues Vincent) e su un ambizioso palinsesto solista; entrambi i progetti sono raccolti su due cds dell'etichetta di Leo Feigin. 
L'accostamento caratteriale alla piovra, profuso dalla titolazione del quartetto di The Octopus, non è affatto causale e conduce l'improvvisazione in una sorta di esperimento timbrico effettuato con una concentrazione eccelsa nel Jonophon Aufnahmen at Orchesterzentrum NRW di Dortmund; in Subzo[o]ne la relazione "interattiva" è fondamentale per indirizzare l'improvvisazione su gradazioni timbriche che quando non riposano nella riflessione sono costrutti aggressivi che sfruttano il trasporto subliminale dei violoncelli usati in tante modalità d'approccio: sono tecniche estese lavorate a favore del gruppo, che si impegnano a fornire una gamma di suoni speciali, tant'è che nei momenti più esplorativi si perde totalmente il contatto con la gamma timbrica usuale del violoncello.
E' un reiterato benessere che si gode ancor di più in Some poems, il solo cello di Elisabeth, risultato di una fenomenale predisposizione della violoncellista verso i modelli musicali che vivono negli interstizi dei rapporti della musica contemporanea e dell'improvvisazione libera. In lei si denota una fruttuosa conoscenza di quanto avvenuto al violoncello nella fase moderna del suo sviluppo, che non si appropria come un surrogato di quell'ampio puzzle di tecniche e suoni disponibile, ma si crogiola positivamente nella sperimentazione di timbri che (nella loro legatura) risultano insoliti. Si è in presenza di una trama densa nel trasporto vagamente minimale di In Sounding Bodies, si ritrova una splendida poliedricità armonica nelle indagini su alcuni suoni crudi o rough ricavati sul cello in Skaken boundaries conditions, si perde il controllo della realtà nell'impalcatura traballante di In a swaying ship, si valorizza il drone allorché si completa il percorso regale di armonici trasversali su Knut. Sono decostruzioni totalizzanti, che rimescolano tutto il passato al top delle condizioni fisiche ed acustiche dell'esecuzione, in cui manca solo il fattore tecnologia.
Some poems è una summa ineccepibile e se lo misuriamo in relazione alla sfida che si pone per un solista (non solo improvvisare ma ritagliarsi un proprio spazio) e a ciò che è stato prodotto nell'improvvisazione da un esordiente è qualcosa che alza dannatamente le altezze valutative. 


Nessun commento:

Posta un commento