Translate

mercoledì 16 novembre 2016

Mirio Cosottini: Playing with silence

La raccolta di scritti e lezioni che John Cage fece confluire nel 1961 in un testo sacro della musica come Silence, era anche una splendida dimostrazione di stile da verificare in ogni parola od impaginazione dei suoi testi: in The future of music: credo, Cage presentava un pugno di considerazioni frazionate, fornendo un canovaccio enigmatico di riferimento, in modo da portare avanti simultaneamente un discorso sintetico assieme ad uno un pò più analitico; nell'illustrazione del processo compositivo di Music of change (trascrizione di una sua conferenza) il suo discorso veniva intervallato in maniera intermittente con casuali "righe" musicali; un eccellente legame semiotico veniva sbattuto in faccia al lettore in 122 words on music and dance, allorché il testo (impegnato sull'evidenziazione di alcune proprietà del suono) prendeva posto nel foglio con evidenti distorsioni rispetto ad una normale redazione: imperfezioni volute per seguire un'altra logica con ampi intervalli costituiti da spazi bianchi, i suoi "silenzi". 
Il motivo del mio rimando a Cage e ai suoi saggi divisi tra forma biblica e consunti orientali, è dovuto alla recente pubblicazione del trombettista Mirio Cosottini. Playing with silence, un volumetto di circa 70 pagine, scritto da uno di quei musicisti che in Italia ha applicato con maggiore serietà ed originalità le teorie dell'americano, è uno di quei sforzi editoriali che vanno dritto nel mezzo di una riflessione composita sul silenzio e le sue incarnazioni, con una natura didattica all'apparenza ma perfetta per affascinare anche il lettore non musicista; con una propria caratterizzazione stilistica nella redazione dei testi, che si svincola parzialmente da quella del compositore americano, Cosottini imposta una lettura singolare, una sorta di meditazione step by step effettuata per ogni singola pagina, con frasi di durata variabile (da qualche parola a frasi complete di senso), che non ammettono un trasporto emotivo veloce, una lettura immediata, ma un soffermarsi teorico-pratico basato sulla ponderazione racchiusa in ciascuna pagina, da effettuarsi con frequenza almeno giornaliera, così come prescritto dal suo primo "comandamento": 
"...Though you can READ this book in five minutes, I prefer it to be read one page per day...
L'intera frase è posta in fondo alla pagina, inizialmente bianca, e presenta caratteri allargati a dismisura, in cui il significante primario di essa viene evidenziato in grassetto con carattere cubitale. Con questo schema Cosottini stimola gradualmente la cognizione del lettore/musicista, con domande sempre causalizzate nel silenzio, che tentano di sviluppare i canali più avanzati dello studio dell'improvvisazione e intendono superare una laica praticità adottata con gli strumenti. Penso che pochi possano vantarsi di aver affrontato il tema del silenzio, lavorando sul pensiero e l'intuizione per arrivare a comporre in definitiva una potenziale ed illimitata casistica, frutto di una configurazione/ scoperta delle sue profondità. 
In passato, su queste pagine Mirio ebbe già modo di affrontare la tematica del silenzio e di come potesse emergere la sua importanza nell'ambito di una serie di elementi lineari o non lineari (per questo vi consiglio caldamente di andare a rileggere i suoi contributi), ma aldilà del fascino delle analisi profuse dal musicista, quello che maggiormente colpisce è la ricerca di situazioni sensitive o soprannaturali dell'approccio al silenzio, cominciando per esempio nell'interrogarsi su dove risieda lo stesso nelle persone, negli strumenti o nello spazio, su come venire in possesso delle chiavi musicali di volta per scoprirlo, su come ritrovarlo nel partners o nel tattile senso corporeo dell'audience, su come utilizzarlo per libere reazioni interattive di gruppo. Ci si può veramente perdere in un mare di istinti ed immagini sensoriali e creative, fino a sentirsi persino una "fonte" del silenzio.
La primavera scorsa Cosottini ha partecipato come progetto Primavera 2016 al Festival del Maggio Fiorentino, nell'ambito delle attività di Tempo Reale: per quell'occasione Cosottini compose I-Silence, un pezzo per ensemble di 7 elementi (4 strumenti a fiato, una chitarra elettrica con live electronics, un synth e una voce femminile), che costituisce un prodotto finito di quella riflessione che scaturisce dal libro. Partiture con personali spazi interpretativi, una blanda e flessuosa drammaturgia da rinvenire nelle combinazioni sonore e nell'impressionante parte data a Monica Benvenuti, confermano che da più di cinquant'anni il silenzio ha cambiato configurazione nella musica, è divenuto un concetto che si integra negli spettri sonori, determinante per trovare delle relazioni che sovrastimano la limitata funzione che la cultura occidentale gli ha attribuito storicamente.



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.