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martedì 4 ottobre 2016

Suoni della contemporaneità italiana: Daniele Lombardi e le lapidi dantesche a Firenze


L'abitudine di pontificare l'operato di Luciano Berio o ancor prima di Luigi Dallapiccola, tende nell'aspetto storico a non evidenziare abbastanza quanto la composizione toscana abbia dato allo sviluppo della musica dopo la seconda guerra mondiale. La corrente fiorentina esplosa nei settanta nelle personalità di Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Pietro Grossi, Giancarlo Cardini etc. è stata in grado di concentrare in un polo artistico alcuni aspetti dell'attività musicale contemporanea che erano ancora in una fase preliminare di approfondimento.
Tra essi, il compositore e pianista Daniele Lombardi (1946), può a ragion veduta essere inserito in una duplice veste di making art e cronista di una realtà storica in evoluzione: le due grandi variabili stilistiche su cui Lombardi ha impostato tutta la sua attività sono state il futurismo (russo e italiano) e la partitura grafica, affrontate in maniera da sviluppare sfumature e concetti in grado di arricchire le relazioni del linguaggio musicale con altri elementi; da una parte Lombardi è diventato il pianista d'eccellenza per l'interpretazione delle composizioni di Mossolov e Louriè (con un allargamento dello spettro d'ombra rivolto alle concomitanti operazioni percussive svolte negli Stati Uniti da Cowell ed Antheil), con un'interesse alla ricerca di fonti sonore immacolate e rivolte alla moltiplicazione degli effetti timbrici (in tal senso l'esperimento dei concerti sinfonici dei 21 pianoforti in via Tornabuoni a Firenze fa parte di quelle operazioni da tralasciare ai posteri); dall'altra Lombardi ha approfondito quella parte delle scoperte della scuola di New York che predicavano di mandare in pensione lo spartito con tutti i suoi elementi essenziali: seguendo anche l'esempio di Logothesis, Lombardi ha compiuto, con proprie visuali, quel raccordo tra suoni, gesto musicale e semiotica grazie ad eccellenti risoluzioni prospettate su disegni ideografici, che stimolano l'esecutore a servirsi della propria creatività ed immaginazione nell'esecuzione di quello che per un neofita costituisce a seconda dei casi un eccitante labirinto in cui muoversi o uno splendido e colorato dipinto con sue finalità espressive. In più Lombardi si è servito del mezzo multimediale per visualizzare prospettive mobili delle sue partiture, dando un significato specifico anche a questa modalità come funzione di un transfert del pensiero musicale.
Capite bene che in questo colto mondo pieno di trasversalità e discipline incrociate (naturalmente anche in Lombardi accettiamo le intersezioni letterarie, poetiche o pittoriche) è molto importante l'approccio critico interdisciplinare (ammesso che si sia in grado di affermarlo) e soprattutto rendersi conto dell'efficacia di tutti i legami proposti; quella parte di composizione che ha magnificato l'assolutezza di qualsiasi prestazione artistica, deve necessariamente riconoscere l'obsolescenza del significato del cd musicale e chiamare in causa altri mezzi più complessi (quantomeno quelli del dvd musicale). Seguendo quest'indicazione la Neos R. ha appena pubblicato la sua "divina.com", un mixed media in 36 partizioni musicali e un video a supporto, con lo scopo di evidenziare le lapidi estese in tutta Firenze, contraddistinte da passi specifici dell'opera celeberrima di Dante; di fianco ad un ensemble di musicisti (l'Ensemble Novecento e oltre diretto da Antonio Ballista), c'è la voce di David Moss, il live electronics di Damiano Meacci e una proiezione video realizzata dall'Art Media Studio di Marilena Bertozzi e Vincenzo Capalbo. 
L'integrazione della parte video con l'ambiente del concerto è naturalmente l'arma in più del dvd suddetto e si pone come contraltare della composizione calata nei meandri di un'arcana scoperta totalmente aggredita dalla contemporaneità: sia l'evoluzione assunta dagli strumenti solistici usati nelle partizioni che le continue scorribande vocali di Moss (che dimostra di avere pochi rivali in materia ancora oggi) costruiscono una visione indefinita delle epigrafi dantesche; se si eccettuano i flashes di pari temporalità di Guillame de Machaut nel Rondeau iniziale, che striano la "... Nel mio bel San Giovanni...", l'ambiente è sostanzialmente energico e non spirituale, si delinea al contrasto degli elementi e non alla loro distensione. Lombardi non ha seguito un ordine riferito ai versi del poeta, ma ha impostato il suo ordine sulla base del suo pensiero e del modo con cui esso avrebbe dovuto formarsi: la sorpresa è che anche nelle "lapidi" riferite ad eventi presi dal Paradiso, si accende comunque una divaricazione, una tensione. La realizzazione video appare incentrata su più elementi con frequenti scenari che ripropongono masse o stratificazioni surrealisticamente intinte in colori portati fino all'eccesso della loro gradazione; la ripresa delle lapidi, che costituisce ovviamente l'oggetto del protagonismo dell'opera, viene preceduta da un fotogramma esplicativo ed integrata dalla traduzione inglese; in molti casi le rielaborazioni video si preoccupano anche di mostrare una movimentazione in tempo reale della partitura e sfruttano le tecniche visuali per attribuire alle lapidi un posto geograficamente rilevante nell'ambito del panorama offerto dalla città. Alcuni incastri sono tremendamente riusciti (penso ad esempio al sussulto vocale con cui Moss attacca in "Tutti gridavano A Filippo Argenti....", un pugno nello stomaco che spezza la pastoralità e l'avvitamento sospensivo fino ad allora mantenuti dai contenuti musicali e visivi di "Nel mio bel San Giovanni..", con un lavoro svolto in contestualità con uno zoom violento nei colori sulla lapide relativa); altri invece richiedono una maggiore attenzione ed una propria interpretazione.
Dare una chiave di volta a frammenti poetici che trascinano dietro di loro vicende verificatesi con una propria dinamica di quantità è realmente compito titanico qualora si riesca (e si voglia) rappresentare quella storicità sottesa: ma non è questo lo scopo del compositore, poiché non è questa la sede che deve favorire l'apprendimento delle storie, quanto piuttosto lanciare un segnale più raffinato, che invogli a quelle scoperte. Ciò che importa al compositore fiorentino è quello di mettere in collegamento i linguaggi, i segni, i suoni, nella consapevolezza di trovare analogie ed associazioni di pensiero, così come fattori distraenti: divina.com non vi fa "annegare" nelle storie raccontate da Dante, ma vi tiene sempre a galla, facendovi ritrovare, in una formula complessa, quello stile allegorico e sentenzioso. 



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