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sabato 8 ottobre 2016

Prolungamenti della composizione post-moderna: Dieter Ammann


Le note interne dei compilatori delle ultime due annate musicali della Grammont Sélection, rimarcano come la scena svizzera sia stata piuttosto eterogenea, non ascrivibile a nessuna tendenza particolare della musica contemporanea e soprattutto rilevando il problema dell'emigrazione compositiva. Quello che attualmente viene composto e suonato in Svizzera è in contrapposizione rispetto alle tendenze recentissime della contemporanea: il riferimento è a due scuole di pensiero a cui, con una buona approssimazione, viene attribuita una paternità in Francia e Germania: i compositori dell'eccesso di suono e quelli della seconda modernità classica. Un pensiero nuovo che non attecchisce in Svizzera? In effetti si fa fatica a collegare gran parte della composizione svizzera alle evoluzioni che quest'ultima sta attraversando e i collegamenti sono quasi casuali; d'altronde, sia i saturazionisti che le stesse teorie di Mahnkopf, durissime nella previsione di caratteri comuni di appartenenza dei compositori, farebbero fatica ad imporsi. Quella previsione basata sulla verità dei materiali e sull'innalzamento del carattere meritorio dei pezzi, pur essendo realismo tutto da verificare negli impianti del mondo attuale, si scontra con il gusto del pubblico e un'accettazione di un avanguardismo meno complicato, che al massimo viaggia sui binari sperimentati da Wolfgang Rihm.
Un eccellente riguardo a questo principio è la composizione profusa da un post-moderno come il compositore Dieter Ammann (1962), che a quanto pare, nonostante una formazione di musicista cresciuto con l'improvvisazione e il rock, è riuscito persino ad attirare l'attenzione e le lodi del compianto Boulez: il suo Piece for Cello introduceva un compositore di caratura sulle corde, intento a trovare nella complessità delle manovre estese una sovrastruttura intensa e residualmente cromatica. Particolarmente presente nei timbri e negli accenti ritmici, Ammann si è impadronito dei servigi delle avanguardie post seconda guerra senza fare rivoluzioni di sorta, puntando sull'emotività dei contenuti: la monografia incentrata sugli string quartet/trio, pubblicata per Musique Swiss nel 2014, è un piacere per le orecchie, piena com'è di soluzioni che sono attestati del suo stile. Pervasa da questo clima vigoroso è tutta la sua produzione musicale che, ad un certo punto, ha fatto il grande salto nelle sale concertistiche. Il suo primo acuto è arrivato con Violation, un gran pezzo per violoncello ed ensemble, in cui curatissima e di estrema difficoltà è la parte del cello in contrapposizione all'ensemble: una composizione che proietta la più sottile orchestra in una specie di risveglio animoso e comparato che fa ricordare in certi momenti la solenne percussività delle opere di Varese e lega, con un filo sottile ma evidente, la classicità conclamata e le virtù contemporanee. Boulez diresse il suo trittico orchestrale nei concerti del Festival di Lucerna: Boost/Core/Turn, commissioni orchestrali senza preconcetti, si impongono per quel blocco monolitico di suono che incastra una struttura orchestrale con mille appariscenze; si ripresenta l'intensità e in poco tempo i livelli di concentrazione delle forme sviluppano una densità incredibile. Le ultime Grammont Selection portano i più recenti frutti dell'attività orchestrale di Ammann: si tratta di Unbalanced Instability , per violino ed orchestra da camera e Le réseau des reprises, per ensemble allargato: lì troverete ulteriori dimostrazioni di come il rapporto tra il solista e il gruppo viva molta imprevedibilità, con dinamiche arroventate e variabili che non "sconfinano" mai in qualsiasi tipo di astrattismo puro. 
In queste prove c'è un arsenale di mezzi che viene presentato, in cui Ammann insinua il principio che il linguaggio deve essere più libero; è qualcosa che si concilia con la classe della gamma musicale ed i livelli elevati di difficoltà esecutiva. Come afferma Ammann, questi sono salti in avanti e indietro che comunque mantengono una funzione propulsiva, la caratteristica essenziale di un tipo speciale di drammaturgia proposta.


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