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lunedì 10 ottobre 2016

Giacomo Manzoni: Pensare attraverso il suono

Quello che è stato un epico cambiamento nella musica classica italiana ancora oggi non dà segnali di una sua espansione. Forse non si è fatto abbastanza per una corretta divulgazione? Si è trattato di proposte intellettualmente difficili da comprendere? Sono quesiti che oggi (direi pericolosamente) stanno sfumando nella discussione contemporanea, in assenza di una condotta critica ed etica che possa garantire una disamina efficace dei fatti e degli avvenimenti. Per fortuna che esistono ancora posti come la Fondazione Mudima a Milano, che restano imperterriti custodi di un'arte aggiornata, coerentemente votata alla promozione di eventi del tutto comparati alla specificità delle materie trattate, compreso quella editoriale. L'ultima lussuosa pubblicazione fornita dalla fondazione diretta da Gino Di Maggio vede il pianista e compositore Daniele Lombardi curare per la prima volta un testo ordinato e onnicomprensivo della musica di uno dei superstiti di quell'epica via a cui si accennava prima, ossia Giacomo Manzoni (1932). 
E' qualcosa che va oltre il semplice omaggio, lambendo le aree delle attestazioni di virtù e di una consapevole stima: in breve ci si trova davanti ad un complesso polivalente di opinioni, modalità di pensiero, reminiscenze mai sopite di un percorso artistico sviscerato su carta in maniera minuziosa: in Pensare attraverso il suono, Lombardi raccoglie l'excursus vitale del compositore milanese allo stesso modo con cui si sfoglia in maniera intelligente un album dei ricordi di un grande compositore: si articola su una serie di saggi specifici (con un primo piano sugli interi atti del convegno celebrativo sull'artista svoltosi nell'ottobre del 2012), che vengono completati dagli stessi scritti di Manzoni profusi nel tempo. L'inserzione costante di fotografie rare e partiture del compositore, conferisce al volume una sorta di animazione inconscia (non sperabile da un libro), utile per scorrere momenti decisivi del lavoro dell'autore, ritratti amichevoli con illustri colleghi o semplicemente immagini che lo riprendono con il suo sguardo attento, intelligente e propositivo. Grande amico di Luigi Pestalozza, Manzoni è stato anche critico musicale dell'Unità nel momento in cui l'amore per la cultura e per la musica veniva condiviso con l'impegno politico: anche tale attività è stata naturalmente documentata con il suo permesso nel volume stesso, tramite la scansione degli articoli apparsi sul giornale.
Nel concreto Pensare attraverso il suono mette in primo piano la conoscenza e la vicinanza artistica al pensiero di Arnold Schoenberg, vero protagonista del novecento musicale, ma acclara anche la straordinarietà degli intenti di compositori come Edgar Varése e Charles Ives; mostra che Luigi Nono non era solo negli anni sessanta a documentare un nuovo stile di teatro musicale, informa sulla preparazione letteraria di un uomo che spazia in oltre due secoli di repertorio, constata la pionieristica avventura sui multifonici, documenta l'onestà intellettuale di un compositore proiettato nelle moderne primavere della musica classica. 
Questo libro, scritto e pensato per lui, offre finalmente un percorso congiunto di valorizzazione artistica che per altri compositori era già arrivato (penso per esempio a Berio e ai convegni rappresentativi della sua musica, organizzati dalla fondazione chigiana): il contributo offerto al nascente teatro d'avanguardia italiano post-guerra, uno dei canali più torridi per l'affermazione presso il pubblico della musica contemporanea, si materializzava nelle opere di Atomtod, di Per Massimiliano Robespierre, nonché qualche anno più in là di Doktor Faustus, villaggi situazionali che importavano una serie di innovazioni nell'azione scenica, con gli attori svuotati della loro identità personale, simboli da ricercare nelle sistemazioni a piani orizzontali o verticali nei semi-oscuri creati dall'illuminazione, nelle immagini a proiezione, accompagnati da una musica aperta o materica: tutti testamenti eterogenei, perfettamente sviscerati nelle analisi di relatori come Giacomo Albert, Laurent Feneyrou e Markus Ophalders. Così come l'intensa attività orchestrale, che vede il suo picco nelle magnifiche configurazioni di Masse (magistralmente commentata da Alessandro Melchiorre), sottolinea come momento topico discriminante Insiemi, una composizione del '69, che ebbe la prima alla Scala con Maderna direttore: Luigi Pestalozza ne ricalca l'importanza per una partitura, in possesso già di un fascino intrigante, ricavabile sin dalla prima visuale d'assieme, che apre le strade delle generali incomprensioni discografiche, visto che trattasi di una delle tante composizioni di Manzoni che difettano ancora oggi di una registrazione disponibile. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile una vera sistemazione che renda giustizia ad un patrimonio che potrebbe servirsi anche delle registrazioni audiovisive dei concerti donate da Manzoni alla Fondazione Cini.
Di Manzoni si apprezza anche il versante critico: basterebbe leggere le profonde considerazioni a proposito delle risposte funzionali tra musica ed architettura, oppure come fotografa la condizione del compositore odierno di fronte allo stallo che le pubbliche maestranze dimostrano per la cultura musicale (nonché per la cultura in generale); le indicazioni preziose di Manzoni incitano i personaggi carismatici della musica ad avere più coraggio non solo nelle direzioni artistiche ma anche nell'impegno profuso a favore di uno sviluppo equilibrato dei valori della musica persino in una situazione di carenza di mezzi finanziari. E' un pensiero che è il risultato di una convinta moralizzazione dell'arte che avrebbe ancora i requisiti necessari per stimolare il miglioramento dell'individuo. Naturalmente, chi vi scrive desidererebbe trovare migliaia di Manzoni nei posti reputati utili per predicare e suonare l'arte buona; date le prospettive che la storia sembra imporre, i suoi insegnamenti potrebbero ritornare presto alla ribalta: chi ci dice che quello che era diventato un sogno altero per via di una celere ed incongruente modernizzazione della società (senza coscienza e ideologia), potrebbe d'un tratto riconcretizzarsi qualora si riaprissero certe dinamiche (specie quando si ritorna nuovamente a parlare di "muri"); la speranza è che un libro come Pensare attraverso il suono, oltre ad essere il punto di riferimento per comprendere la musica di Manzoni, diventi quantomeno un riferimento sostanziale della riflessione artistica, una strada da seguire o anche uno specchio capace di farci notare i punti deboli che la musica attuale sta irrimediabilmente evidenziando.



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