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mercoledì 17 agosto 2016

Bobby Hutcherson


Il periodo d'oro di Bobby Hutcherson è legato inevitabilmente al sound della Blue Note: virtuoso del vibrafono e della marimba l'americano fece la sua comparsa agli inizi dei sessanta, in un momento in cui il jazz era in piena evoluzione e l'etichetta discografica era riuscita a creare una propria tipologia di suono (che si rivelerà qualcosa di più che semplice hard bop); la sua fruttuosa conoscenza si fece negli apporti preziosi alle formazioni di Jackie McLean (One step beyond, il capolavoro Destination...out! e Action Action Action), Eric Dolphy (Iron Man, Conversations e l'arcinoto Out to lunch!), Graham Monchur III (il fantastico Evolution), Andrew Hill (in alcune delle sue migliori prove discografiche come Judgement, Andrew!!! e Eternal Spirit) e Grant Green (il sopravvalutato Idle Moments), diventando il colpitore di mallets per eccellenza del jazz americano. Bobby esibiva un elastico stile di vibrafono o marimba (usati in maniera paritetica) che si adattava alle veloci dinamiche dell'hard bop ma che faceva incursioni anche in forme più soniche e libere.
Hutcherson ricevette un'influenza notevole di pensiero dal batterista e compositore Joe Chambers (figura da riscoprire!), tant'è che il suo esordio porta i segni di un'evidente confluenza di idee con lo stesso Chambers (che firma 2 brani): "Dialogue" del 1965, cinque composizioni in sestetto con Sam Rivers, Freddie Hubbard, Richard Davis, Andrew Hill (che regala 3 brani ad Hutcherson) nonché con lo stesso Chambers, siglano uno dei dischi più importanti della storia della Blue Note specie se visti dall'ottica di un percussionista: qualcuno parlerà di complessità ritmica ed armonica, ma in aggiunta chiunque non può fare a meno di notare che esso pullula di spunti importanti: esecuzioni perfette, umori trasversali, pluridirezionali e spesso misteriosi, tagliano come dei fendenti il clima musicale velatamente politico e sperimentale che è apparentemente distante dalla musica proposta, in cui Hutcherson guida e si immerge a meraviglia in strutture jazzistiche poliedriche che tendono una mano alla melodia, al blues e alla composizione classica.
Chambers sarà l'ombra di Hutcherson sin dal successivo Components e nonostante spesso vengano cambiati i musicisti si intravede un disegno musicale teso ad un più ampio spettro musicale, non limitato solo alle tematiche bop: Happenings, un quartetto con Hancock, Cranshaw e Chambers fa sfoggio di modalità ed esperimenti e rappresenta un primo punto di arrivo per il musicista americano. Nel corso degli anni molte registrazioni dell'epoca sono state riportate in vita e si sono affiancate a dischi speciali come Stick-up!: Oblique, Patterns, Spiral, Medina, pur non arrivando ai livelli di Dialogue, contengono jazz sofisticato che si snoda su più direzioni senza dimenticarne alcuna; prendete un album come Oblique, dove si parte con l'hard bop, si transita nel modale e si finisce con due eccellenti composizioni all'avanguardia di Chambers. 
La ricerca di nuovi contesti di Hutcherson continuò anche con Total Eclipse, un album modale che inaugurava un quintetto con Harold Land, Chick Corea e la sezione ritmica di Chambers e Reggie Johnson: fu quello il momento in cui ad Hutcherson gli venne riconosciuto ufficialmente la qualità di colorista del vibrafono e della marimba, grazie anche alle notevoli soluzioni profuse in Pompeian; Land e Chambers lo accompagnarono anche nelle esperienze uniche di Now!, aprendo inaspettatamente il terreno alla vocalità e alla coralità con risultati che facilmente spiazzarono l'ascoltatore per l'incredibile avvicinamento ad una tendenza di musica progressiva. Prima di entrare nella morsa della standardizzazione, Hutcherson firmò ancora altri due notevolissimi lavori che risentono del rinnovato indirizzo del jazz di quegli anni, colluso con il Bitches Brew di Davis: mentre con San Francisco Hutcherson entrava impeccabilmente nelle grazie della fusion, l'incompreso Head On (che inaugurava la collaborazione con Todd Cochran e con più di venti musicisti) lavorava su un oscuro canovaccio di improvvisazioni ricche di sfumature e prelibatezze sonore, un vero monumento alla libertà d'espressione del suo autore, che costituirà però anche il suo inaspettato epitaffio.
Chiunque oggi si approcci a vibrafono o marimba nel jazz non può fare a meno di passare da questo grande maestro che, nell'ambito di quella movimentazione accennata dei musicisti Blue Note, ne costituiva una vera particolarità: Hutcherson usava il vibrafono come un perfetto pianoforte, ne replicava perfettamente note e dinamiche, facendovi credere ad una sostituzione indolore di esso; ma penso che il suo scopo ultimo fosse soprattutto quello di creare un jazz incastonato in una sorta di bolla magica di sapone, una prospettiva timbrica dei suoi strumenti che potesse regalare un suono unico ed immortale.



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