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mercoledì 1 giugno 2016

Suoni della contemporaneità italiana: emozioni iperbolari


Dorothy Molloy è una scrittrice irlandese contemporanea scomparsa prematuramente nel gennaio del 2004, il cui apprezzamento sembra essere arrivato (come spesso accade) dopo la sua morte: per lei non ho trovato nessun profilo sulla decantata Wikipedia (nemmeno quella più capillare inglese), ma solo una pioggia di consensi elargiti sporadicamente da giornali e pubblicazioni letterarie che le hanno dedicato la giusta comprensione. Salmonpoetry, la maggior organizzazione pubblicistica irlandese, l'ha indicata come colei che "..ha il bisogno di esplorare, per sé e per gli altri, i misteri dei legami e delle separazioni, i paradossi della vita e dell'amore...". In sostanza una poetessa sanguigna, dalla creatività plurima (anche una quotata pittrice), rappresentante di una poesia tormentosa sia nel descrivere la sentimentalità che la realtà.
La Molloy è una delle scrittrici preferite della compositrice Clara Iannotta (1983), romana ma residente a Berlino da tempo: abituati come siamo a trovare delle corrispondenze tra poesia e musica, di fronte alla Iannotta, se ve ne è una, essa va trovata in quella pari ed orgogliosa profondità nel trattare gli argomenti dal punto di vista musicale. La Edition RZ ha appena pubblicato la sua prima raccolta monografica che si connette in modo esauriente all'attività musicale svolta dalla compositrice e, sebbene sarebbe stata più opportuna una distribuzione in ordine cronologico in grado di mostrare la gradualità con cui il materiale è stato concepito, la scelta assembla una scrittura essenzialmente divisa in tre tronconi:
a) un blocco di composizione che segue un ciclo ispirato o impreziosito dai suoni delle campane, dei carillons o comunque dei gadgets sonori (in questo caso la scelta è stata fatta su D'aprés affidato al Talea Ensemble e su The people here go mad. They blame the wind, un pezzo per piano, violoncello e clarinetto basso dato al Trio Catch);
b) la scrittura per archi (da due ai canonici quattro elementi), che qui viene rappresentata con Limun, viola e violino all'Ensemble Recherche, con A failed entertainment nelle corde del Quatour Diotima (è la composizione che dà il titolo alla raccolta e che rivela il fascino esercitato dal poeta americano David Foster Wallace) e con Al di là del bianco, che vede l'infiltrazione del clarinetto basso al posto di un violino, nell'interpretazione dell'Ensemble Garage;
c) la Clara più recente è quella della scrittura semi-orchestrale e della simbiosi musicale con le parole della Molloy, un primo e già splendido traguardo che raccoglie le scoperte asemantiche di Lachenmann riadattandole al proprio vigore compositivo (i brani eseguiti sono Intent on resurrection - Spring or some such thing, nelle mani prestigiose dell'Ensemble Intercontemporain diretto da Matthias Pintscher e Aphones, suonato dall'Orchestre Des Eléves du Conservatoire National Supérieur de Paris diretta da Tito Ceccherini). 
Ci si può innamorare facilmente della sua musica: coloro che sono avvezzi alla contemporanea troveranno strutture avvincenti, chiare, decise e finalizzate a tradurre le emozioni e i dettagli che si colgono nella lettura; prendete ad esempio Intent on resurrection, una composizione che nelle intenzioni della Iannotta dovrebbe essere deputata a descrivere il decadimento fisico e morale dell'autrice irlandese prima della morte; non ci vuole molto per capire a che livello è la scrittura e tutto il lavoro di raccordo sottostante, che premia la feroce condivisione profusa con i musicisti. C'è da rimanere affascinati per svariati motivi: per la coesione esercitata da un superlativo Ensemble Intercontemporain, per il tipo di legami creati tramite un coacervo di tecniche non convenzionali, tali che ad un certo punto uno si chiede se i musicisti conoscano l'utilizzo normale dello strumento e poi, c'è soprattutto quella sensazione di aver centrato musicalmente i drammi emotivi della Molloy o aver condiviso quantomeno la rabbia e la disintegrazione fisica.
Quello che colpisce della musica della Iannotta è il filo logico che tiene la composizione, dove ogni suono ha un posto preciso e consequenziale, e soprattutto dove si assiste ad una natura iperbolare del suo sviluppo. Sono insiemi che piroettano, si fermano in attesa e poi ripartono, e per tale via ricostruiscono perfettamente vicende dell'immaginario. E rendono prezioso e super-interessante l'ascolto. Il percorso sembra tutto in salita per la compositrice romana e lo dimostra la debordante maturità che attraversa la recente scrittura in cui il ricorso al gadget e alle estensioni si unisce ad un'accecante amplificazione (il riferimento è a Troglodyte Angels Clank), una circostanza che detiene certamente qualcosa in più di una coreografia musicale.



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