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domenica 29 maggio 2016

L'eredità di The Notorious Byrd Brothers


Qual è la padronanza tecnica di un musicista nei confronti dell'arrangiamento elettronico? Da dove provengono essenzialmente le idee? E' possibile raccogliere un'eredità per così dire "elettronica" della folk music. Per rispondere a queste domande è necessario esaminare alcune relazioni nel corso degli ultimi cinquant'anni di storia musicale, partendo da quello che è considerato il primo intervento dell'elettronica sulla folk music: nel 1968 il gruppo dei Byrds, dopo aver indotto le mode musicali grazie all'invenzione del jingle-jangle e dell'armamentario psichedelico e in procinto di mettere le ali al country-rock, registrò Notorious Byrd Brothers, un lavoro imparentato con le vicende acide di quegli anni, di cui però se ne dovette riconoscere l'importanza musicale soprattutto per via dell'inserimento del moog e degli effetti speciali di produzione; la cronaca racconta che le chitarre di McGuinn e Hilmann unirono la loro carica sibillina assieme alle spazialità e alle sinusoidi create da quel tipo di sintetizzatore, mai impiegato prima a favore della folk music. Non sembra errato pensare che Gary Usher, il produttore di Notorious, abbia stimolato le molte idee al riguardo, riuscendo nell'ambizione di formare un prodotto "space" ante-litteram (grazie all'uso degli echi, delle voci filtrate o delle sinusoidi sonore). La sua mano modificò un saggio di psichedelia forgiata nel folk-rock, avvolgendola in una sorta di elastico astruso esposto a temi di rilevanza sociale come l'assunzione delle anfetamine, l'ecologia e la coscienza politica, la preservazione dell'innocenza dei bambini.
Citare il capolavoro di Notorius Byrd Brothers (per quei tempi lo era davvero, dati i mezzi espressivi in possesso) non è un'esercizio pleonastico ed isolabile: Notorious Byrd Brothers aprì le porte all'integrazione elettronica di una certa espressione rock, che poi straripò in una marea di innovazioni. Notorious forniva una versione da oasi felice della protesta e sembrava poter rendere possibile il cambiamento degli eventi in un mondo in cui gli aggregati giovanili si indirizzavano alla coscienza "allargata" dalle droghe e agli intendimenti letterari alla Ginsberg: gli anni settanta introdussero un nuovo contesto, in cui la tolleranza intellettuale venne ben presto accantonata per far posto ad una folk music addolcita e gonfia di produzioni per nulla sperimentali; si aprò contestualmente una caccia ai suoni buoni per il ballo in piena epoca di rivalutazione del funk e della disco music, che stimolò la nascita del produttore modello, un restauratore della creatività latente dei musicisti (si pensi alle potenti produzioni di Giorgio Moroder per Donna Summer). 
Quando nel 1980 venne pubblicato Remain in Light dei Talking Heads, il sintetizzatore era già all'interno di un involucro produttivo: il nuovo riassetto provocato dalle teorie di Brian Eno, responsabile di un'ampia organizzazione di mezzi tecnici, è rigonfio dell'utilizzo del loop, ingabbiando le istanze di un Roland, ma producendo anche un iper-realistico allargamento del concetto di folk music: Byrne ne propone uno di tipo politico-tribale, in cui la ritmicità africana è ancora folk music che si unisce alla demenzialità espressiva. In quello sviluppo paranoico di controsensi che è Remain in light si fa avanti una delirante proposta non-sense, che è nichilismo allo stato puro: una società deformata, primordiale e schizzata, in cui l'elettronica verifica la spontaneità di quelle che in origine erano delle improvvisazioni mal delegate e la bellezza della costruzione di strati di tempi asimmetrici.  
Quanto alla dance music e al funk, Prince nella produzione del suo Purple Rain integrò l'effetto sinusoidale del sintetizzatore mettendogli di fianco una pletora di variazioni ritmiche, tra cui risultò essenziale il lavoro sulla personalità della drum machine: Computer Blue e più avanti Condition of the heart sembrano dover pagare anch'esse un piccolo tributo al magnetico ghiaccio dei suoni sintetizzati in Notorious
D'altro canto le intersezioni di Eno con l'ambient music costruirono ponti con coloro che lavoravano sul pop sintetico, in operazioni di transito che videro ancora i produttori giocare un ruolo fondamentale: sulla scorta di un altro brillante capitolo dell'esperienza U2, Eno, assieme a Daniel Lanois, fece miracoli in The unforgettable fire (1984) nel castello gotico di Slane Castle, fissando uno standard di droni, riverberi e consistenza dub che fu subito messo accanto ai campionamenti singolari dei synths. 
Ritornando ai legami con il folk, non si può fare a meno di ricordare il movimento folktronica, partito a fine novanta: grazie agli arrangiamenti di alcuni brani di Beth Orton e Juana Molina, nonché al lavoro da vero produttore del musicista Kieran Hebden, il folk assistette al rientro dalla finestra dei nuovi corsi dell'elettronica leggera (house, techno, Idm)*; in particolare la Orton, che ha pubblicato da qualche giorno un nuovo cd immerso prepotentemente nel giogo elettronico moderno, segnala nelle sue musiche parte delle idee di due altri produttori importanti: William Orbit e Andrew Hung.
Orbit è famoso per aver dato vita agli episodi della saga dei Strange Cargo, raccolte alacri di pseudo-folk, di synth pop particolarmente curati nella qualità dell'arrangiamento, con arborescenze di ambient music e musica berlinese dal gusto esotico: innamorato di certe sonorità della musica classica (dall'Adagio di Barber alla 3° di Gorecki), Orbit è un ulteriore tramite della catena di sviluppo della dance music che si basa oramai sull'home studio, possibilità attuata grazie ad un synth Roland collegato ad un desk fornito di equalizzazione grafica. La ricchezza dell'arrangiamento verrà fuori anche in Electrical Storm, un brano composto proprio dagli U2 in una veste stilistica del tutto diversa. L'altro produttore è una conoscenza della corrente noise: Andrew Hung è parte del progetto Fuck Buttons (assieme a Benjamin John Power), validamente evidenziatosi con Street Horrrsing, un disco del 2008 in cui si è riversato l'impegno nella scultura rumoristica della musica, prediligendo l'ampiezza di strutture integrative che si pongono come sviluppo di idiomi passati: convincenti tagli subdoli che rimettono in piedi ordinatamente l'ansia dei Suicide, le urla saturate di un cantante heavy metal, la tribalità e il suono espanso memore del moog di Notorious (Race you to my bedroom/Spirit Rise).
Nonostante la rapida evoluzione che ha subito la strumentazione a derivazione elettronica nel corso del tempo, sembra possibile creare un filo diretto tra le tecniche della produzione di Usher ed alcune specifiche produzioni discografiche poste nell'intervallo temporale che comprende new-wave, pop sintetico, tecniche house, dub, ambient musicfino a finire alle recenti tendenze rumoristiche dell'elettronica. L'ovvietà non sta solamente nell'evoluzione accennata, ma anche in un verificabile sentimento perturbato che si è fatto strada durante i tempi, e cioè l'incremento progressivo della rappresentazione dell'alienazione umana.

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Nota:
*per un analisi vedi il mio post del 8/9/2012, qui.

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