Translate

lunedì 30 maggio 2016

Brian Groder Trio: R Train on the D Line

La posizione del trombettista Brian Groder è definibile nella medianità degli approcci e degli stili: ha da sempre occupato un posto particolare sulla scena jazzistica internazionale con un sound che per formazione si stabilisce giusto in mezzo tra be-bop e cool jazz (non può appartenere interamente al primo per questioni di velocità, ma nemmeno al secondo per via di melodie più articolate), così come il suo jazz è da considerare un post-bop di natura particolare, lontano dalle strutture create da Lester Bowie o da Dave Douglas, più vicino alle libertà free di un Wadada Leo Smith, sebbene non condivida la stessa armonica apertura alla libera improvvisazione. Il secondo cd registrato in trio con Bisio e Rosen non fa altro confermare questa bella vena jazzistica che coniuga dense e riflessive correnti tematiche, con escursioni libere demandate ai partners, in grado di assolvere in maniera perfetta a questa funzione di intermediazione della musica verso territori non conosciuti. E' ciò che succede perfettamente nei nove minuti di "Retooled Logic", quando il tema capzioso di Groder lascia spazio ad un lungo assolo di contrabbasso di Bisio lavorato coll'arco, oppure nell'intro di "Drawing in to pull away", lasciato all'egemonico arbitrio di Rosen, su a tirare profondità da tamburi e campanelli in modalità stile libero, una materia di magnifica interazione per la tromba di Groder (che mi ricorda quella di Johnny Coles di La Nevada nell'orchestra Out of the cool di Gil Evans) e per Bisio che restituiscono mille figure. Registrato a Brooklyn nel 2014, "R Train on the D Line" offre un gancio alla migliore proiezione della tromba jazz, in assenza di lavorazioni e preparazioni dello strumento, facendo presa solo sull'eccellenza (calibrata a dovere) dei musicisti.

Nessun commento:

Posta un commento