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mercoledì 13 aprile 2016

Thomas Kessler: un riconoscimento post-moderno

L'arte dell'intrusione negli spazi seri e rigidamente formali di un'orchestra o di un ensemble sembra essere ritornata di moda negli angusti spazi del nuovo secolo, corredata di una diversa connotazione: gli episodi esilaranti e gli stimoli selezionati e irriverenti delle opere rock e soprattutto di Frank Zappa sono diventati oggetto di interesse dei compositori contemporanei, finalmente aperti alla realizzabilità di progetti basati sull'incontro di mondi espressivi apparentemente incompatibili: in passato evidenziai come una prestazione teatralizzata o delineata su pezzi di musica leggera non cada in contrasto con la rigidità della partitura classica e tra le tante manifestazioni di questo principio presi in considerazione la direzione di Devolution, la composizione di Anthony Paul De Ritis in cui l'orchestra sinfonica accoglie la presenza di DJ Spooky armato di laptops e turntables (vedi qui il mio articolo). 
Ora vi invito a prestar orecchio ad un'altra prova, quella fornita dal compositore svizzero Thomas Kessler (1937) in collaborazione con uno degli assi portanti del rap mondiale, il musicista poetry speaker Saul Williams: composta nel 2003, ", said the shotgun to the head" è una giustificazione a chi unisce le proprietà del linguaggio a quelle musicali, determinandone punti di convergenza; come ben delineato da Thomas Meyer nelle note interne del cd che la racchiude (Neos Records) l'idea è di creare una compartecipazione musicale e letteraria, basata su quelle spine emotive che mettono d'accordo il tenore letterario del rapper americano e la composizione denutrita della contemporaneità classica: "...The oral expression of this literature became an important point of departure for Kessler, since the poetry of Saul Williams is strongly related to oral tradition. It is difficult to adumbrate the content of this text, which is also highly varied in its graphic form. Saul Williams himself, son of a well-known preacher in Washington D.C. and educated in philosophy, points to the political, religious, and feminist aspects, but calls the entire work a large love poem, the variety of which immediately attracted Thomas Kessler....".
Kessler mette la recitazione di Williams e quella di un coro di speakers che si agitano attorno a lui, davanti ad un quartetto e ad un'orchestra che sono impostati  per suscitare equivalenti stati emotivi: inflessioni, modulazioni dell'intensità e la stessa mappa sonora della composizione sono quasi sudditi della poesia di Williams che è torbida, socialmente veemente e in diritto di esteriorizzare le questioni scottanti del mondo, dai naufraghi al terrorismo. Non è facile capire fino a dove la musica sia di complemento alla recitazione e se sia riduttivo presentare situazioni omogenee e non contrastanti dal lato dei contenuti estetici, ma è certo che la slam poetry di quest'operazione ha uno dei migliori sfondi possibili se pensati nell'ottica di una modernità che in maniera irreprensibile fissa degli standards in tutti i settori dell'arte. La Neos Records ha stampato dopo 13 anni anni quest'opera che è stata, tutto sommato, sottovalutata nel suo complesso e che necessita probabilmente anche di un apporto visivo (in tal senso è possibile farsi un'idea tramite youtube con una rappresentazione fatta a Stoccarda e ricostruibile in tre parti).
Ma la mancanza di conformità è una qualità che Kessler ha sviluppato nel corso di un curriculum artistico decisamente improntato alla progettualità e al live electronics integrato. Lo svizzero ha svolto un'intensa attività di compositore e didatta molto addentrato nella materia elettronica, fondando anche un proprio studio di ricerca a Berlino alla fine degli anni sessanta che rimarrà storico per il fatto di aver impratichito a filtri ed oscillatori gran parte del kraut rock tedesco dando spazio a personaggi come Klaus Schulze, Manuel Gottsching e Conrad Schnitzler. Il connubio tra live electronics e composizione creato da Kessler ha retto l'interesse delle maestranze discografiche solo per poco tempo, quando nel periodo della novità elettroacustica (i settanta soprattutto) i suoi pezzi venivano affiancati a quelli di Ferneyhough. Conseguentemente Kessler ha avuto molta fortuna come compositore ma poco è stato registrato di lui: il secondo pezzo che si affianca a ", said the shotgun to the head" si spinge nei territori congeniali all'autore, che attua il principio del "controllo" della composizione, un sistema dettagliato di partitura "disturbata" da sintetizzatori od elaboratori che ne assumono il controllo, applicabile a tutti gli strumenti: Utopies II per 5 voci, 41 strumenti e collegato live electronics lavora su alcune direzionalità intraprese dalla musica contemporanea riguardo al collocamento sparso dei musicisti: col proprio strumento e un software ricognitivo, ciascun musicista si trova ad agire nelle gallerie del teatro, sulle balconate o in posti prestabiliti della sala senza movimento fisico, ma pienamente in contatto con i colleghi. Partitura ferrea e live electronics meticolosamente inquadrato sono gli elementi che rendono necessario un eccesso di competenze per gli esecutori: in questa sfida i versi di Nike Wagner, Jean Paul, Ernst Bloch, Friedrich Nietzsche e Antonio Gramsci regalano quel senso di motilità e del sincronismo delle relazioni, che è la prerogativa essenziale del linguaggio di Kessler.



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