Translate

martedì 22 marzo 2016

Tra J.S.Bach e Earle Brown: intervista a Lenoci

di Donatello Tateo


Per la celebrazione dei 90 anni dalla nascita del compositore statunitense Earle Brown (1926-2002) e il legame di questi con Morton Feldman (1926-1987), la Earle Brown Music Foundation sostiene un programma per la promozione delle opere di entrambi oppure del solo Brown.
Il prestigioso Grant Program biennale, aperto a solisti ed ensemble, accoglie il progetto del pianista, compositore e didatta Gianni Lenoci, unico italiano e unica proposta solista dell’intero programma.  
Una proposta ambiziosa che è stata accolta dalla direzione esecutiva della Fondazione con il massimo riguardo, anche per la sua proteiformità avendo superato ampiamente l’aspetto prettamente concertistico previsto dal programma stesso.
Ne è risultato un originale contributo che, come nel costume di Lenoci nel suo intero percorso artistico, si muove fra e oltre le categorie e idiomi.
In questo illustre specifico progetto Lenoci trova infatti occasione di esprimere, più in generale, il suo orientamento etico ed estetico che tende verso una condizione di liberazione delle musiche da sovrastrutture di significato, nutrendo la loro autoaffermazione come puro suono, come forme spontanee della Natura che semplicemente esistono così come accadono, ‘in leggerezza’ perché in assenza di gravità psicologica e di soggettività.
Al termine del recital intitolato “Earle Brown (90+Bach)”, parte integrante dell’intera proposta, tenutosi in prima esecuzione il 26 febbraio scorso (vedi qui), si è chiesto all’Autore stesso di illustrarne alcuni dettagli.

                                                                  _______________

GN: L’interesse per Earle Brown nasce al seguito di quello per John Cage e Morton Feldman. 
E’ un interesse complessivo per quel ‘cenacolo’ di compositori conosciuto come New York School  e per il loro rapporto con le arti figurative, plastiche e coreutiche. Mi ero già occupato della musica di Earle Brown una decina d’anni fa quando contattai Thomas Fichter, direttore esecutivo dell’ Earle Brown Foundation, il quale mi mise a disposizione alcune partiture per studio personale. Le partiture mi  sembrarono  estremamente interessanti e ricche di significato su differenti livelli. In particolare fui colpito dalla struttura modulare e dal processo di notazione  di “Twenty-five pages”  e dalla molteplicità di implicazioni previste da “December 52”. Fra l’altro Brown (che di formazione era un ingegnere) in anni giovanili era stato un trombettista jazz. Quest’ultimo aspetto rafforzò ulteriormente il mio interesse verso la sua opera.
Il mio interesse per J. S. Bach e la musica barocca o prebarocca in generale (parallelamente all’improvvisazione, al free jazz  ed alle musiche sperimentali), è stato il punto di partenza per formulare la proposta quando si è presentata l’opportunità di concorrere per l’ Earle Brown / Morton Feldman Grant Program. Ovvero, scatenare un cortocircuito dell’ascolto generato dalla contrapposizione tra Bach e Brown. Lontani  l’uno dall’altro sulla linea temporale, ma entrambi accomunati da un’ideale di purezza e astrazione.
La mia proposta vincitrice dell’ Earle Brown / Morton Feldman Grant Program (da svilupparsi nell’arco del 2016 e del 2017), prevede un ampio spettro di workshops, conferenze, recitals  e la realizzazione di un disco monografico. Il workshop prevede la concertazione e realizzazione di “December 1952”. La conferenza analizza le  problematiche e le procedure compositive di Earle Brown in  rapporto ai  concetti di notazione (flessibile, aperta, indeterminata, tradizionale) ed ai mobiles di Alexander Calder. Sotto questo aspetto sono molto interessanti soprattutto i pezzi per orchestra dove segni, figure e gesti musicali differenti sono dettati estemporaneamente dal direttore sulla base di materiali composti da Brown. Come osservando un mobile di Calder non se ne ha mai la stessa visione poichè esso può ruotare su stesso in vari punti, così anche nella musica di Brown, i singoli moduli danno vita a nuove e differenziate  realizzazioni dell’opera.
Sottolineo qui  il mio apprezzamento per il sano pragmatismo poetico americano.
Le composizioni di Brown sono rapide, efficaci, leggere, visibili e trasparenti pur nella loro complessità e molteplicità.
Il  programma previsto dal Grant è in pieno corso. Ho realizzato Workshop, Conferenze e Concerti presso i Conservatori di Eisenstadt (Austria), Salamanca, Tenerife e Las Palmas (Spagna) e proseguirà presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e l’Università di Bari.
Il cd monografico è in via di registrazione (uscirà per la Amirani Contemporary Series nel dicembre 2017). 
Altre sedi sono interessate e le date  sono in via di definizione. Il programma del recital solistico per la stagione 2016  prevede 6 Preludi e Fuga dal Libro I de“Il Clavicembalo ben temperato” di Bach alternati a  brani  di Earle Brown (“4 Systems”, in una versione per pianoforte e suoni su supporto digitale, e “25 Pages”, in una versione per pianoforte e 24 pianoforti pre-registrati) .
Il programma del recital solistico per la stagione 2017 prevederà brani di Brown (“October 52”, “November 52”, “December 52”) alternati a 6 Piccoli Preludi  tratti dal Quaderno di Anna Magdalena  di Bach ed alle 6 Intermission (in esecuzione integrale) di Morton Feldman.”


Nessun commento:

Posta un commento