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giovedì 24 marzo 2016

Suoni della contemporaneità italiana: come arrestare il tempo


La composizione è da sempre affascinata dalla prospettiva di affrontare la tematica della "temporalità": sono concetti a volte pensati come statici, altre volte dinamici, che impegnano i lembi che collegano il pensiero alla scrittura. Se genericamente si accetta una teoria del tempo di matrice Einsteniana, legata alla fine alla misurazione attraverso un dispositivo (un'orologio costruito secondo determinate caratteristiche), è anche vero che posizioni più specifiche sulla sua formazione e sulla sua quantificazione emergono da testi letterari o pratiche scientifiche dell'occulto. 
J. W. Dunne, ingegnere aeronautico e filosofo inglese, scrisse nel 1927 "An experiment with time", un libro in cui si ricavava per estrazione una teoria del tempo chiamata serialismo: basata sulla capacità di donare un significato ai sogni, tale teoria rivoluzionava il concetto del tempo così come lo abbiamo conosciuto, assegnando unità temporale all'esperienza vissuta attraverso il sogno: il dreamtime legava simultaneamente passato, presente e futuro, facendo sparire qualsiasi prospettiva temporale. Una sorta di doppia dimensionalità che negava lo strapotere della coscienza negli stadi di veglia e attribuiva alla sua perdita un marcato segno distintivo che lavora nel sogno.
Daniele Ghisi (1984) ha costruito su tale approccio un'efficacissima composizione che, seguendo la propria linea di condotta stilistica, sistema gli esperimenti del libro di Dunne sotto una luce modernissima: composto come installazione per 3 schermi video, ensemble ed elettronica, "An experiment with time" (vedi qui il trailer di 6 minuti) è un progetto multimediale affascinante, che si presenta come oggetto del desiderio di un'istanza futuristica della musica, qualora si ritenga che non ci siano più mezzi stilistici ontologicamente espressivi e bisogna ricorrere all'integrazione con le altri arti; coniuga l'elettronica antica e moderna (il bip-bip saltellante di un Subotnick e la potenza della strumentazione digitale dell'Ircam), la comunicazione (udito e vista sono coordinati per un processo di apprendimento), la fantasia e la creatività del disegno e naturalmente il soggetto letterario. E' una spiegazione personale del concetto temporale frutto di un collage di eventi e domande che materializzano le loro risposte visivamente (l'uso di vocabolari, l'apposizione di quesiti che normalmente si fa sui diari, la comparsa di oggetti che richiamano verbi e predicati); nella versione donata al Divertimento Ensemble (che compie un eccellente lavoro di coordinamento con le altre parti della multimedialità) si assiste al tentativo di conciliare i sogni con il passato o con il futuro premonitore tramite lo scorrere di un anno intero di diario (da gennaio a dicembre), con tre schermi che vivono dimensioni temporali diverse: il centrale quelle annuali (come detto), lo schermo sinistro la dimensione giornaliera, lo schermo destro la dimensione della vita. Il pezzo di 46 minuti è stato già presentato in parecchie manifestazioni, sebbene talvolta venga riprodotto solo con l'ausilio dello schermo centrale (probabilmente per esigenze di sala), ma il gioco sottilmente teso ad aprire il coperchio ad un'estetica dell'esperimento senza basi scientifiche affascina in qualsiasi caso. 

Un'altro eccellente ingabbiamento del tempo arriva dalla compositrice italiana residente in Francia, Francesca Verunelli (1979) che cosi descrive una delle sue ultime opere, Cinemaolio, presentata nel giugno del 2015 al Centre Pompidou con l'esecuzione del Court-Circuit (vedi qui) "...Un des éléments fondateurs de cette œuvre est la permanence et la persistance dans un temps férocement discret (c’est-à-dire quantifié par des structures rythmiques perceptibles): temps de l’artifice, temps du rythme en tant que manifestation du geste de l’écriture. Et cela jusque dans les passages les plus lents et les plus « vocaux » – car la voix et les sons apparentés à la voix, modifiés et filtrés par les instruments, accentuent par contraste le caractère obsessionnel de cette temporalité quantifiée. Tout est piégé à l’intérieur d’un espace temporel (espace discret et artificiel) qui évolue constamment mais ne se dissout jamais....".
E' evidente come qui si sia di fronte ad un concetto illusorio della temporalità, che vive sulla capienza delle strutture compositive: non dargli tregua attraverso la continua costipazione della scrittura. Nelle pieghe del surrealismo André Breton fu colpito dall'enfasi della strada e soprattutto di quella profusa nei padiglioni di fiere o mercati e cercò un moto espressivo che è sapientemente filtrato nelle atmosfere musicali della Verunelli, che piena dei romanzi fantascientifici di H.G. Wells (da l'Homme invisible alla Macchina del tempo), elargisce un indiscreto ricordo delle baracche pluriuso delle fiere e di quel cinema emulativo che vuole replicare i fantasmi dell'epoca impegnando tutti i sensi (in questo caso tentando di interessare anche quelli olfattivi).
Strumenti perfettamente calibrati, espressione di una propria personalità, espongono una trama contemporanea avvincente e splendidamente costruita fin dall'esordio: concertati a mò di un tic-tac da orologio, i musicisti dell'Ensemble Court-Circuit sostengono Cinemaolio allo stesso modo con cui verrebbe presentata fantasiosamente una versione musicale della teoria quadrimensionale del tempo (dove esso ha la stessa importanza delle tre dimensioni dello spazio), ciascuno chiarissimo nel debordare in musica uno stadio mentale narrativo, colluso continuamente nella coscienza, atonale e astrattamente poliritmico. 
C'è una vitalità incredibile in questa partitura. 


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