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domenica 27 marzo 2016

Poche note sull'improvvisazione italiana: clarinetti straordinari


La storia del clarinetto jazz ha dimostrato che esso, dopo il riallineamento intervenuto con il free jazz di Dolphy, non poteva fare a meno delle modulazioni "classiche" e "folkloriche". Quando il jazz europeo negli anni settanta andò oltre le esplorazioni del polistrumentista americano, insinuandosi nelle pieghe più scomposte del clarinetto, l'espressione si arricchì e fu in grado di intercettare un ampio spettro di sentimenti; negli anni in cui Braxton setacciava tutta la gamma degli strumenti a fiato per le sue sperimentazioni, in Europa ci si concentrò sulle potenzialità del clarinetto basso con una serie di protagonisti abili nel farlo suonare come un sassofono trasmutato nelle caratterizzazioni europee: Michael Pilz, Michel Portal, Gianluigi Trovesi, Louis Sclavis armati di tecnica di respirazione e scorta di overtoni, allinearono la potente ricerca che la musica contemporanea stava facendo sugli strumenti (si pensi al Berio della Sequenza IX o al Boulez di Domaines).  La componente etnica non era meno importante e per quanto riguarda l'Italia, Gianluigi Trovesi riuscì a trovare un compromesso tra elementi melodici e ritmici provvisti di velocità e sentiment differente: sebbene sia impossibile non attribuirgli un paritetico valore ai sassofoni, nell'ambito del clarinetto e anche del clarinetto basso Trovesi compì un'operazione combinata tra salterelli medievali, folk songs, free jazz e serialità classica. La bellezza del connubio stava nel prendere le quantità giuste degli elementi, nelle dinamiche che accoglievano distensioni e propulsioni ed accedevano gradualmente a climax di rara bellezza, un prisma narrativo con delle estensioni in grado di calamitare qualsiasi tipo di ascoltatore. Gianluigi ci ha fatto assaporare tale esperienza diverse volte, con dei picchi di qualità nelle collaborazioni pastello con il fisarmonicista Gianni Coscia, sviluppate su tutta la famiglia dei clarinetti. Questa qualità, che lo avvicina ad un atipico clarinettista classico, viene riproposta in tutta la sua fragranza in "Birdwatching", ultimo lavoro della pianista israeliana Anat Fort per la Ecm; pur non essendo un disco a suo nome, il suo apporto è fondamentale per tenere sotto scacco l'attenzione, in un momento in cui i lavori che escono da casa Eicher cominciano a prestare il fianco alla monotonia. Impegnato al clarinetto alto, Trovesi traccia linee, decorazioni di suono riflessive (Earth talks), caratterizzazioni dinamiche che sembrano appartenere al mondo compositivo (Not the perfect storm), scomposizioni degli umori che piroettano assoli brucianti (Jumpin' in), approcci melodici sconfinati e condivisi (Milarepa o le Song of Phoenix). Naturalmente anche Anat Fort è al top e il trio con Gary Wang e Roland Schneider è qualcosa che funziona egregiamente.

Anche Marco Colonna è un musicista di quelli che vogliono lavorare soprattutto sulle varietà di clarinetto ed è di quelli che si presentano alla comunità musicale nel migliore dei modi: stilisticamente nato sulle prospettive artistiche del BAG Mouvement e della globalizzazione ragionata del jazz, Colonna ha avuto modo di segnalarsi per una poliedrica trattazione della materia musicale (si va dall'improvvisazione da loft statunitense alla variazione di Bach), offrendo agganci ad un modello di combinazione culturale che è stato ben espresso in un concerto in solo effettuato nel quartiere di Centocelle a Roma e trasfuso in Transcultural: un'operazione notevolissima che mette in riga qualsiasi cultore dell'ultimo momento, evidenziando un'inaspettata capacità di omogeneizzare melodie popolari di paesi diversi e di sovrastare il senso delle canzoni di resistenza alla guerra; un volo a planare, teso e affascinante che vi fa incontrare nello spazio di 40 minuti gente accuratamente colpita dal sistema che reagisce secondo la propria identità (dagli operai delle banane di Belafonte rielaborati in Hora alla solitudine della popolazione armena in Variation in Armenian Folk song, dai combattenti di tante guerre in Mukawama ai resistenti di Language extinction).
Colonna reimposta un'ideologia politica che da tempo nel jazz sembra cosa oramai estinta. In particolare emerge un nuovo socialismo marxista che si presume sia scevro dai difetti di quello classico, meno ideologico e più realista e soprattutto emerge l'aderenza alle visuali del jazzista cinese, Fred Ho, tenor sassofonista vissuto in America e deceduto nel 2014. Attraverso la musica e dei libri specifici, Ho è stato uno degli ultimi fautori dell'attivismo politico e sociale nel jazz, un personaggio dalla forza vulcanica e dalla voglia di imporre l'arte buona, creativa, come unico mezzo di sostentamento di una coscienza utile per combattere l'impero dilagante delle imperfezioni economiche e sociali. 
Con un'operazione che richiama analogie con quella italiana di Actis Dato nella costruzione dei pezzi, Ho ha portato nel jazz le proprie radici culturali attraverso l'inserimento (in bands dalla valenza tipicamente jazz) di strumenti tradizionali, di elementi dell'opera cinese e della stessa cultura orientale (tra i quali emerge il ruolo determinante della melodia indigena e delle arti marziali). Non è pleonastico ricordare come esso facesse uso di scale pentatoniche o di propulsioni modali e di come fosse convinto che ci fosse una similitudine ab origine tra la sua cultura, il blues e la musica afro-americana. 
Minorance è il tributo che Colonna pone in essere nei confronti di Ho, coadiuvato dal batterista Ettore Fioravanti: inequivocabilmente alla ricerca di punti di contatto con la musica del cinese, Minorance riesuma ai clarinetti la suite che Colonna aveva impostato qualche anno fa per il sax baritono (The joyful breath of the dragon) con piccole variazioni di ordine; si lavora su un free jazz teso, che si divide da una parte in quella costante linea melodica che è amara, è presa di posizione, ma che è anche fonte di un'immensa libertà e dall'altra nell'accogliere l'enigma delle pause e delle tecniche estensive. Il mio consiglio è comunque di coprire immediatamente l'ascolto del clarinettista romano tramite il suo sito bandcamp, un posto organizzato in cui potete trovare già una nutrita serie di lavori che dimostrano come applicare un principio in segmenti differenziati dell'improvvisazione: si apprezzeranno le idee tematiche, le relazioni con il comporre, nonché un lavoro di ricerca sullo strumento che ha la pretesa di raggiungere uno spirito superiore perché non si accontenta.



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