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lunedì 7 marzo 2016

Nikolaus Harnoncourt e la corretta interpretazione


"....I like to say that music prior to 1800 speaks, while subsequent music paints. The former must be understood, since anything which is spoken presupposes understanding, while the latter ... should be felt...."
Nikolaus Harnoncourt, da Baroque Music Today: Music as a speech: ways to a new understanding of music, Amadeus Presse, 1988


Ho scelto di proporvi questa frase del grande direttore d'orchestra austriaco scomparso due giorni fa, poiché è summa del pensiero e fonte di un'arguzia millimetrica: Harnoncourt la scrisse in suo testo quando aveva deciso di riaffermare il ruolo della musica antica attraverso un'analisi più consona delle partiture. Sebbene il campo di indagine ha spaziato dal 1500 fino al romanticismo, è il periodo barocco che rimane nella memoria, cesellato nella musica e nei concetti: la prospettiva aperta da Harnoncourt era che tutto il principale patrimonio musicale dell'Occidente andasse rivisto, rilevando attentamente quel periodo di passaggio della storia musicale in cui gli strumenti cominciarono a prevalere sul canto. L'idea del cambiamento di stato da una società "verbale" ad una "pittorica", intervenuta secondo lui dopo la rivoluzione francese, introitava anche la fine di una sorta di disuguaglianze della musica barocca (nell'ordine delle sue articolazioni) e il passaggio all'uguaglianza che Mozart incorporò nelle sue regole. Il lavoro di Harnoncourt si indirizzò sulla valenza estetica di un cambiamento, che in realtà era passibile di essere inquadrato più come un passaggio di consegne, mostrando che la fedeltà operativa nella musica era appagante se scaturiva da una stretta correlazione con la comprensione delle caratteristiche degli ambienti di lavoro: con la fondazione del Concentus Musicus Wien, Harnoncourt dimostrò che i temi dell'autenticità e del rispetto della partitura vanno affrontati con la serenità di saper intravedere un ruolo alle azioni, strumenti e notazioni, rendendo possibili interpretazioni che poi tendono verso una piena rappresentazione dei tempi musicati. L'approccio filologico è l'unico modo per comprendere in pienezza la grandezza della natura delle opere del passato.
Nonostante le critiche e le diversità di opinione che ognuno al riguardo può nutrire, resta il fatto che nella pratica d'ascolto Harnoncourt riveste un ruolo fondamentale per tutto il periodo barocco, fornendo un vero e proprio approccio distante da quella famelica omologazione che risucchia in un calderone tutta la musica tonale post-strumentale: personalmente non ho ancora trovato una versione più bella dei Concerti Brandeburghesi* di Bach di quella diretta dall'austriaco, che colma di tempi giusti e colorazioni strumentali, elabora un respiro vitale che non si riesce a trarre da nessun altra interpretazione; così come diversa ed unica è l'elaborazione delle cantate di Bach e della sua Mass in B Minor, in cui anche sulle parti cantate si cerca la forza dell'espressione storica oltre che di quella tecnica. D'altronde in un repertorio come quello barocco in cui Harnoncourt l'ha fatta da padrone nella direzione assieme a pochi altri (quelli che possono vantarsi di stargli alla pari sono solo un Gardiner o un Pinnock), la spontaneità e l'equilibrio del collettivo si è fatta presente anche nell'interpretazione delle Tafelmusik di Telemann o in quella delle opere di Monteverdi, partendo dall'Orfeo ricostruito sugli strumenti originari dell'epoca. Di Monteverdi Harnoncourt aveva una stima immensa poiché nel suo graduare inventori ed utilizzatori, riteneva che egli avesse creato gran parte delle figure musicali che avevano dato vita allo stile barocco (in questo molti musicologi hanno sempre cercato di smentirlo), mentre pensava a Mozart come l'anello logico di Bach, entrambi magnifici compositori che erano stati in grado di raccogliere e sintetizzare le tecniche esistenti, ma con le qualità dell'esser padroni del linguaggio dei loro tempi e di comporre con una profondità che fu poi regalata in pompa magna ai movimenti romantici. Riguardo al periodo romantico, poi, la proposta autentica di Harnoncourt si perse purtroppo nella molteplicità delle interpretazioni subite dalla concorrenza, ma ancora oggi come dimenticare la contagiosa vitalità dei concerti per piano o violino di Schumann? 
Ho letto da qualche parte che Harnoncourt profetizzava la sua morte come la fine di un'epoca: probabilmente si riferiva alla nostra cultura, quella non drogata degli occidentali, fatta di arte, monumenti, compreso quelli musicali di cui era un minuzioso studioso. E' una riflessione che fa pensare, specie in un momento in cui si sta facendo di tutto negli ambienti colti per addivenire a nuovi principi filologici della musica o per cercare di imporre soluzioni contemporanee per storicità conclamate. 

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Nota:
*poiché esiste parecchia confusione in materia, dovete dirigervi sulle versioni registrate con il Concentus Musicus Wien per la Teldec Classic nel 1982 e ristampate in due volumi nel 1991 e 2001 come Brandenburg Concertos nos. 1-2-4 e Brandenburg Concertos nos. 3-5-6. Un'altra versione dei concerti che mi sento in dovere di consigliarvi è quella del Collegium Aurum data come Bach: die Brandeburgischen Konzerte, con Gustav Leonhardt e la direzione del violinista Franzjosef Maier per Harmonia Mundi, ristampa eccellente di registrazioni degli anni sessanta, con versioni ancora più rallentate, sempre effettuate su strumenti originali.

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