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mercoledì 24 febbraio 2016

Suoni della contemporaneità italiana: panorami sonori e finito illimitato

Per potersi orientare sulla bravura di Marino Traversa (1960) sarebbe già sufficiente soffermarsi sulle strutture musicali e sul loro grado di comunicazione: soprattutto in Italia si fa un gran parlare della problematica post-moderna (a cui anche il compianto Umberto Eco partecipò con una sua prospettiva) e c'è il rischio di catalogare proposte che invece andrebbero valorizzate singolarmente per la loro specialità. Traversa è uno dei più lucidi compositori che l'Italia abbia mai avuto, cosciente della funzione che la musica contemporanea deve avere non solo in un'astratta sintesi teorica ma anche presso l'audience e le correlate esigenze di soddisfazione: una scrittura fanaticamente architettata, dove la frammentazione e l'arricchimento sonoro sono matrici emotive che parlano liberamente; poi, la funzione di regia nella creazione della fondazione Prometeo e del festival Traiettorie, ossia due ambienti della vera promozione in Italia, molto più concreti nella sostanza di quelle manifestazioni vissute musicalmente in economia politica e create da coloro che, avendo il carisma e i mezzi, hanno profuso un ambiguo servizio alla causa della musica contemporanea, dotando i loro festivals di ibridi senza rischi (e di questo oggi Traiettorie ne sta pagando le conseguenze con le note vicende ministeriali); ed ancora, un alto grado di specializzazione nella composizione elettronica ed elettroacustica, vista soprattutto nei suoi risultati concreti. Difficile negare la validità estrema ed emotiva dei suoi quartetti (in particolare la trama a scatti e sfumata del suo secondo consegnato all'Arditti Quartet) così come difficile evitare la bellezza delle evoluzioni sonore dei doni fatti a Mario Caroli (i 12 minuti di Bianco, ma non troppo), a Garth Knox (gli 8 minuti di Quartetto per viola sola) e all'Ensemble Algoritmo creato da Marco Angius (Rimane l'eco è la firma migliore). 
La Stradavarius ha appena pubblicato Landscape, una monografia di 4 composizioni tra le sue più recenti, dove riceve il consueto aiuto dell'Ensemble Prometeo diretto da Angius e ci consente di collezionare altre primizie dell'autore.
Triple Trio è senza respiro, una continua complessità di strutture più o meno sottilmente intraprese, che Angius nelle note avvicina alla idiosincratica fattibilità delle peripezie di Ferneyhough, sebbene lo stesso fa giustamente notare che la vicinanza è solo nelle evoluzioni complesse; emotivamente si entra in una situazione immaginativa di fastidio data dall'apparente caos comunicativo della composizione che però sa dare anche colpi misteriosi grazie ad una parte flautistica di tutto rilievo (ancora Caroli).
Ciro Longobardi mette a nudo Le 6 annotazioni per piano, in cui grappoli di note scomposte nella tonalità trovano anche il modo di mostrare una loro profondità (sentire nel terzo movimento il benessere ricercato nella risonanza o l'ebbrezza provocata dal quinto movimento).
Un sentimento alieno percuote Red, una composizione per solo violino dedicata alle cure della violinista coreana Hae-Sun Kang, una delle principali e più ricercate interpreti del violino contemporaneo classico: qui siamo in territori misti che forse solo marginalmente appartengono a Berio o Boulez, poiché la scrittura si incentra su un suono che non è spinto dal lato delle tecniche di estensione né tanto meno viaggia su binari poco loquaci di serialità; sono gli umori probabilmente che si appartengono in una composizione che possiede certamente una partitura complessa, ma che ha una luce vitale in ogni momento del suo sviluppo.
Landscape, per 13 strumenti, nasce dall'esigenza di rappresentare paesaggi sgretolati e sbanca l'idea di una correlata musica che peschi nella lacerazione; al contrario esegue in maniera perfetta la parte atmosferica del compositore, quella che potrebbe fare i conti con un improbabile impressionismo moderno in cui lo scontro tra linee melodiche ed carichi atonali viene vinto con fatica dalle prime (è anche un riflesso della prevalenza attribuita ai fini melodici ad oboe, clarinetto e legni in generale rispetto agli strumenti a corda che sono usati per frammentare). Il dipinto di Turner, A seashore, è una corrispondenza biunivoca tra pittura e musica (Martino è anche un esperto di arti visuali) ed è perfettamente in sintonia con la volontà di sottolineare un preciso stadio emotivo del pensiero, un umore ben definito dal grigiore del dipinto, che lascia presagire mortificanti scenari, ma che in primis sottolinea lo stato dell'inquietudine dell'espressione, allo stesso modo con cui si adoperò Turner per i suoi dipinti e in A seashore, con un grado di astrattezza che intercettava già un impressionismo di grado avanzato (e si era solo nel 1828).  E' la qualità maggiore di Traversa quella di farci caricare un'immagine mentale molto prossima alla sua perfezione grazie alle trame sonore, invero una circostanza che ha spesso latitato nella musica contemporanea fornendo una giustificazione ai suoi detrattori. E' un bene che rientra in un contesto oggettivo della gestione dei contenuti emotivi sulla quale si dovrebbe ancora indagare proficuamente. 


Il secondo contributo del Sound and Music Processing Lab del Conservatorio di Padova ha l'appoggio del dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università (sempre di Padova): per questa occasione è stato creato "Finito illimitato", uno spettacolo multimediale a fini educativi, che riporta all'attenzione il modello standard dell'Universo, così come oggi è concepito dagli studi in materia. Il concerto in DVD per la Stradivarius si evolve su quattro direttive artistiche: musica, performance, proiezione video e live painting .
Quanto alla musica. pianoforti e percussioni sono le preferenze assolute per affrontare il progetto (Aldo Orvieto, Daniele Roi e Maria Grazia Bellocchio al piano e Paolo Parolini e Arrigo Axia alle percussioni sono un'ottima garanzia di successo): la Linea di Berio viene affiancata a due esecuzioni in prima assoluta di Ivan Fedele (Pulse and light) e Giovanni Albini  (Terza Algebra del tempo) in un ordine cronologico che rispecchia il periodo infinitamente grande che va dall'origine di tutto l'Universo fino ai giorni nostri, dove la Linea di Berio, in confronto alle altre due composizioni, acquista per voluta simbiosi quasi un carattere gentile, molto meno lunare o spettacolare di quello che ci si aspetterebbe dalle rivoluzioni planetarie. Se nella composizione di Fedele, l'apprezzamento va egualmente condiviso con il live electronics di Alvise Vidolin, che rinforza dinamicamente i pianoforti creando dei profondi effetti di spazializzazione, nella composizione di Albini è il painting digitale di Michele Sambin che tocca il suo picco, lavorando sulle capacità cognitive e associative che lo stesso può produrre in un contesto del genere (si va dall'uso di frecce e cerchi esplicativi fino ad uno scomposto e prevaricante uso di pennellature free effettuate direttamente sulle parti importanti del video). 
Dal punto di vista progettuale "Finito illimitato" guarda lontano, poiché rientra in quel genere di operazione a cui la musica dovrà tendere, in mancanza di risorse stilistiche proprie. La mole interdisciplinare che oggi si rende disponibile nei vari campi del sapere e delle arti apre le porte a nuove operazioni, dove l'aspetto tecnologico e la spettacolarità dell'impianto complessivo giocano un ruolo fondamentale: è d'altronde qualcosa che già è avvenuta nel teatro musicale moderno, in cui spesso la rappresentazione scenica è accompagnata da un computer che pompa musica (sostituendo l'orchestra) e da un video proiettato sullo sfondo; in altre occasioni, invece, la musica si sposa direttamente al live painting o alla poesia. Non c'è dubbio, comunque, che "Finito illimitato" abbia il suo fascino e sia prodromico ad operazioni sempre più perfette. 



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