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lunedì 8 febbraio 2016

Simon Nabatov + Equal Poise

Se si vuole fare una prima conoscenza del pianista russo Simon Nabatov, l'occasione utile è ascoltare Surge, primo pezzo di un LP edito nell'88 dalla GM Recordings e attribuito a Paul Motian (Circle the line): in verità, in quell'album (che era più appannaggio di Nabatov e del bassista Ed Schuller dal punto di vista compositivo), era già possibile evincere le qualità del pianista straordinario: preparazione classica, una mostruosa padronanza degli accordi e delle scale, con una velocità di legato pazzesca, pari o superiore a quella mostrata da alcuni mostri sacri del pianismo jazz (Art Tatum, Oscar Peterson, McCoy Tyner) e senza perdere nessuna nota in definizione; navigando a vista nei meandri del bop e del modalismo, Nabatov forniva una rinfrescata della bellezza armonica e melodica del pianismo jazz. Come spesso accade quando si impone una figura eclatante nell'ambito di uno strumento, Nabatov all'inizio della sua carriera, impose la qualità tecnica nella consapevole trasmigrazione dell'oggetto del concerto e della collaborazione dirottata nel classicismo jazz (il trio sopra tutto): stette per un periodo a New York e in Italia, prima di trovare una residenza definitiva a Colonia, ed in quegli anni portò in giro il suo biglietto di visita, Locomotion, un cd in solitudine, che lo vede saettare al grand piano con un debito verso Herbie Nichols, Monk e i pianisti classici russi, benché la sua popolarità presso gli appassionati sembrò crescere con il New York Trio (assieme a Tom Rainey e ad un alternativo binomio Mark Helias-Drew Gress) tramite lavori come Tough Customer e soprattutto Sneak Preview. Il trio suonava in maniera eccellente, con una condivisione delle dinamiche strumentali, portate ai massimi livelli: in Sneak Preview, registrato agli studi Loft di Colonia per la Hat Hut nel 1999, comparivano grandi cose come For Steve o The Lake e Nabatov esacerbava, tramite l'interplay, le pari velocità ritmiche dei suoi collaboratori. Non si può negare come fosse questa la dimensione congeniale di Nabatov, il quale negli album in solo si dirigeva verso altre soluzioni, più concettuali e tese all'affermazione dell'idioma dell'improvvisazione come tema universale da applicare in qualsiasi ambito, sia quello di provenienza classica che quello popolare (in tal senso forte è il richiamo per la canzone brasiliana); quanto alla parte solistica, Perpetuum immobile, un'esibizione live a Colonia nel 2000, fu uno dei momenti più importanti della sua carriera, poiché portò a termine un personale pensiero dialettico, costruito tra il movimento e la stasi. pescando nelle associazioni tecniche ed emotive dei serialisti e della New York school. Ma più in generale, l'ingresso nel nuovo secolo segna per Nabatov un eccezionale impulso creativo: entrato nella scuderia di Leo Feigin in pianta stabile, Nabatov tirerà fuori una trilogia discografica dedicata ai rapporti tra l'improvvisazione e la letteratura russa ribelle, impegnandosi in una sorta di trasposizione musicale di testi poetici accuratamente scelti, utilizzando non solo il jazz, ma anche prendendo spunto per la prima volta dai dettami della free improvisation; inoltre tale tipo di rappresentazione lo spinge anche verso il superamento del trio. Nature Morte è un'interpretazione sonora dei dieci versi dell'omonimo componimento di Joseph Brodsky (un quartetto immacolato con Nils Wogram, Frank Gratkowski e Phil Minton) che vive di una luce propria ben in contrasto con i temi del poeta russo; The master and margarita cerca di entrare nei luoghi e sentimenti del romanzo di Mikhail Bulgakov (un quintetto con Mark Feldman, Herb Robertson, Mark Helias e Tom Rainey) restando ben aggrappato ad una forma di chamber jazz; A few incidences si basa sui testi del surrealista Daniil Kharms, riprendendo la scenica combinazione tra recitato libero e musica (un ottetto con gli stessi elementi di Nature Morte e l'aggiunta di Ernst Reijseger, Cor Fuhler, Matt Penman, Michael Sarin), in quella che diventa un'ottimo veicolo per una vetrina teatrale in odore di anti-conformismo musicale. Per completezza bisogna dire che nel 2010 a Nabatov gli fu offerta la possibilità di un quarto episodio imbevuto nella scrittura russa, allorché la MusikTriennale di Colonia gli affidò una commissione in ensemble che Nabatov sfruttò per citare i testi dei futuristi russi del novecento (l'opera non registrata fu chiamata Gilea revisited e venne rimessa nella disponibilità degli interventi di Jaap Blonk, Gratkowski, Marcus Schmickler e Gerry Heminghway in una formazione chiamata Ensemble Futurrr... di cui si può attualmente disporre di alcuni estratti video che Nabatov ha messo a disposizione sul suo sito internet.
Al di fuori della trilogia, particolarmente efficienti si propongono le collaborazioni con Nils Wogram e Tom Rainey: quanto al primo, Simon sposa la stessa filosofia del dialogo, le lunghe escursioni in cui gli strumenti acquisiscono una loro personalità tramite anche un utilizzo intelligente di alcune tecniche estensive e tra le quattro registrazioni impostate come duo non si può fare a meno di menzionare la vitalità del riuscito Starting a story, così come l'idea di imbastire un'improvvisazione libera in stile sonata nella perfomance speciale di Jazz limbo; quanto al batterista il dialogo in Steady Now si incunea in una misteriosa percussività generale propria dei due strumenti (Nabatov usa piccoli oggetti ed un cracklebox per rendere più straniante il tenore generale dei suoni) ma la segmentazione è una protagonista del connubio. Nabatov, Wogram e Rainey si danno un appuntamento sostanzioso in Nawora, uno splendido lavoro di comunicazione sensoriale demandata al furore e alla complementarietà, dove ciascuno lavora in sovraesposizione elaborando come un rullo la creatività dei pensieri trasmessi in musica; un risultato che rema diversamente da quello ottenuto nel quintetto di Roundup, in cui i tre musicisti in questione vengono accompagnati da un'altra frequente presenza nelle collaborazioni di Nabatov, ossia il sassofonista Matthias Schubert e il cellista Ernst Reijseger: in Roundup è soprattutto Nabatov che recupera un certo impressionismo lasciato latente nel nuovo corso post anni 2000. Con Schubert e Reijseger, Nabatov sembra volersi indirizzare su progetti contemporanei, e non c'è dubbio che in Square down, l'influenza delle idee di Schubert non sia secondaria quanto alla ricerca di un tipo di improvvisazione che si crogiola in principi seriali e risonanze acustiche. Non meno sperimentali si presentano quelle con Gratkowski, specie nel trio assieme Marcus Schmickler in Deployement, che porta Nabatov nella dimensione più avanzata delle preparazioni, dei clusters finalizzati e delle interazioni informatiche.
Un'ideologica constatazione degli sviluppi stilistici del pianista russo non sembra nemmeno cozzare contro le idee timbriche del contrabbassista Mark Dresser, molto distanti dalle esplosività di Helias o Dress. Dresser ha un incedere più riflessivo, più avvezzo alle sperimentazioni estese e microtonali sullo strumento, che sono un viatico della sua espressione. Diversamente da Nourishments, in cui lo si apprezzava moltissimo nella veste del contrabbassista guida di un ensemble teso a conseguire un moderno risultato jazzistico, nell'ottimo Projections (per Clean Feed R.) inciso con Nabatov qualche mese fa, Dresser procurava un sostegno del tutto scisso da una capacità ritmica, per un jazz da camera avanzatissimo, centellinato nei suoni. Le qualità sonore si ripresentano nell'ulteriore fase collaborativa svolta dai due musicisti assieme al giovane batterista Dominik Mahnig in casa Leo: Equal Poise è leggermente meno proiettato negli anfratti della sperimentazione e recupera un certo respiro jazzistico, ma è indubbio che allo stesso tempo esso abbia un potenziale emotivo diverso da dirottare: c'è un uso totalizzante della strumentazione (con tracce di free bop, clusters, impressionismo pianistico jazz, pizzicati e subliminali escursioni all'arco di contrabbasso, con un sistema percussivo continuamente in modalità sveglia) che comporta una visuale nervosa, muscolosa dei fatti sonori, e deve sollecitare immagini destabilizzate (nascite, correnti del vento, forze di contrasto, allungamenti): un sistema tipo, come il ring mobile ideato in copertina, una rappresentazione completa del panorama dei rapporti umani.


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