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lunedì 15 febbraio 2016

Metafisiche del circo: Goat's Notes


L'odierno jazz russo non lascia nulla alle intenzionalità del caso. C'è da tempo uno zoccolo duro di artisti che hanno riorganizzato il jazz secondo sensazione, adoperandosi per un utilizzo congruo degli elementi che compongono l'attuale modernità sonora, che vive del connubio di generi ed arti più o meno vicine alla musica. Il caso dei Goat's Notes (un gruppo di cui rinnovo sempre con piacere il mio interesse) dimostra che il jazz è ancora molto importante nel fornire qualsiasi tipo di collante artistico. L'ultima pubblicazione discografica è un palese divertissement musicale scolpito nelle dinamiche che hanno caratterizzato il mondo del circo, un mezzo per rinverdire, attraverso la musica, un evidente oggetto di culto delle arti collegate, quelle che stabilirono dei contatti indelebili all'inizio del novecento e resero gli ambienti del circo tanto cari a pittori, scrittori e movimenti artistici. "Cosmic Circus" è questo ma sembra voler evidenziare anche una cosmicità, cosa che scatena ulteriori elaborazioni mentali. C'è qualche immagine che può accostarsi neuralmente alla musica offerta dal gruppo? Ai sei originari membri si sono aggiunti tre improvvisatori francesi (sono il violoncellista Hugues Vincent, la violinista Sabine Bouthinon e l'alto sassofonista Pierre Lambla) con lo scopo di alzare il tiro su quella capacità e per la verità qui ci troviamo di fronte ad un particolare prodotto free bop che, come detto in passato, sposa la libertà delle mini-orchestre di Haden e Mingus, con le stravaganze strumentali di Zappa; ma è un free bop aperto nelle soluzioni, di quelli che hanno voltato alle spalle alle rappresentazioni senza carattere e personalità dei suoni. Seguendo il suggerimento della titolazione avremo la possibilità di addentrarci in un approccio alla materia del circo di tipo descrittivo in cui il fenomeno del baraccone, con la sua maschera di apparente giocosità permette di trafugare ulteriori riflessioni. Ma l'analitica punteggiatura compiuta dai musicisti deve forse qualcosa agli argomenti del simbolismo? In tal senso le passeggiate cosmiche di Sun Ra ci sembravano più pregnanti, ma l'interpretazione dei Goat's Notes potrebbe meritare una diversa prospettiva, meramente astratta e meno cosmica di quello che si può immaginare, o quanto meno il cosmico potrebbe assumere un significato parziale, sentimentale e cosmopolita. E' quindi più una sorta di surrealismo che bivacca dalle parti di Cosmic Circus così come si evinceva dal dipinto di Paul Klee in Traveling Circus, in cui gli attori del circuito circense (giocolieri, animali, attrezzi) sono sintetizzati in due corpi sovrastati da un magnifico mosaico, ma vanno reintegrati come in un rebus. Molti sono convinti che dopo l'astrattismo nelle arti non si sia potuto replicare nulla di particolarmente innovativo e forse il mio richiamo a Klee potrebbe dimostrare che il gruppo russo, non guardando troppo avanti, si sia appropriato di un preciso momento storico, soddisfacendo con un'immagine cosmica (la cover mostra un'alterità del circo rispetto alla galassia) una rilettura free e poco metafisica del circo. In verità la materia del simbolismo, ritornata prepotentemente di moda in certi circoli musicali, deve essere diversamente inquadrata in Cosmic Circus, che è un'alternativa a quello che musicalmente alcuni dei membri del Goat's Notes (Kudryavtsev, Logofet, Talalay) hanno anche indicato in altri progetti; la coscienza vuole che l'improvvisazione ha dei canali da rispettare, che sono il miglior presidio per far scattare reazioni emotive, quelle risultanti dalla immediata relazione che la nostra psiche avverte attraverso i suoni. Da questo punto vista Cosmic Circus ha tutte le carte in regola.



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