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domenica 6 dicembre 2015

Math-rock: fisionomia e prospettiva


Uno dei pulviscoli maggiori di imprecisione sul concetto di definizione musicale si annida nell'ambito di quello che la critica specializzata rock denomina math-rock: costola o deriva del post-rock o incrocio tra elementi rock grezzi e minimalismo sono alcune delle risultanti che emergono da un'analisi che è molto più semplice e schematica di quanto si possa pensare. L'enorme ampliamento offerto dalle generose comprensioni dei giornalisti è riuscito nell'intento di accomunare il sentimento giovanile diffusosi all'epoca della sua creazione (primi anni novanta), ma tale comunanza era anche un sentimento generalizzato degli altri settori della musica. Eddy Cilia, uno dei maggiori esperti della materia e autore di un libro corposo sulle culture musicali rock sviluppatesi negli ultimi 3 decenni circa, ci offre un valido argomento per usufruire di un corretto inquadramento di eventi ed incisioni relative ma non si dilunga sulle proprietà di qualcosa che si presta a facili deviazioni*. Se è quasi universalmente riconosciuto che il math-rock abbia a che fare con le frattaglie matematiche, è vero anche che di tali frattaglie il rock se ne era già cibato in precedenza: prendendo come prototipo del gruppo math un quartetto di due chitarre elettriche, basso e batteria (con uno scarto molto alto in termini di probabilità di verifica), si può certamente affermare che l'esempio più calzante ed immacolato fu quello fornito da Don Caballero nel suo secondo album del 1995: in quell'episodio assistiamo a ciò che viene indicato come trasformazione matematica di elementi musicali, ossia una batteria che funziona in controtempi calcolati, tipicamente da 7/8 a 13/8, un basso schematico e al servizio del ritmo e due chitarre che lavorano sperimentali tra feedback e noise, sospinte da un particolare elemento geometrico del minimalismo classico, la ripetizione. Se ci fossilizziamo su questa tipologia di "spigolosità" strumentale, avremo che in essa si annida il nocciolo di una corretta definizione, e potremo in qualche modo escludere che si possa ricadere in una nozione generica di post-rock, o a questo punto di free-jazz. Prendete "Stupid Puma" in Don Caballero 2; è perfetto per la completezza del concetto math: manca il drone, la ritmica non è propriamente quella di un batterista free jazz, il noise chitarristico, pur essendo reiterato, conserva le dinamiche del rock, non si può parlare di modularità delle strutture. Se dobbiamo trovare un avvicinamento forzato a stilemi del passato, il più appropriato è la psicosi rock del progressive rock; anzi il math-rock può considerarsi, a ben sentire, la continuazione del progressive rock degli anni settanta, in funzione di una riclassificazione della tipologia di fruitori riordinata secondo i tempi; è sotto gli occhi di tutti il passaggio generazionale che hanno vissuto le gioventù relative: si è passati da ragazzi interessati a trasformare la letteratura rock plagiandola su ascolti classici tradizionali (essenzialmente romantici e positivi) a ragazzi cresciuti con la "confusione", con le avanguardie classiche, interessati a riprodurle artisticamente (essenzialmente atonali o sperimentali e depressi); i controtempi, i bassi free-style o le chitarre descrittive esistevano già nell'epoca del progressive ma ciò che è cambiato nell'era del math è l'espressione, che paga debito ad una diversa liberalità di arte musicale, concretizzata in una sorta di sfogo senza speranza profuso nelle geometrie matematiche delle strutture, qualcosa che addirittura castra anche la vocalità, assente nella quasi totalità dei casi, come una dolente incapacità di poter elaborarne una (anche lo slowcore d'altronde insegnava principi simili con la vocalità flebile ed evanescente).
La corrente di Caballero è la più titolata per condurre una concreta distinzione sull'elaborazione di un flusso creativo musicale riconoscibile, che coinvolge i musicisti a lui collegati: personaggi come Ian Williams (militante negli Storm & Stress e fautore della più classica continuazione del math nei duemila attraverso i Battles), Tyondai Braxton o Spencer Seim (tanto per fare qualche nome) sembrano cosa diversa da gruppi temporalmente agli estremi come Shellac o Axes che, pur esprimendo intenti psicologici simili, si muovono su configurazioni musicali miste tra hardcore, noise, post-rock (inteso come abbinamento del rock con altri stili, mutuando da essi tecniche e ritmiche) o jams da H.o.r.d.e. movement. 
C'è da dire che l'ultimo decennio ha provveduto a consegnarci una nuova generazione di math-rockers, che tenta di irrobustire la formula creata e renderla meno introspettiva attraverso accorgimenti moderni che ne possano migliorare la comunicabilità; in merito agli esperimenti dei Battles o di Braxton si è notato come essi abbiano introdotto le station loops e le pedaliere nel corroborare i ritmi asimmetrici e abbiano tentato di introdurre la vocalità, facendosi nemici di coloro che ritengono che questa evoluzione procuri troppa semplicità ed accessibilità al sound generale, ma la verità è che aldilà delle masturbazioni intellettuali che si vogliono provocare nella musica rock, la fisionomia attuale del math-rock è distante da presunte configurazioni futuristiche del suono, che possano cibarsi di visuali realmente rivoluzionarie nell'ambito di una rinnovata metafisica della musica. E' qualcosa che auralmente non riesce nemmeno a Braxton padre, con i suoi esperimenti nei musei.

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*Cilia è stato un redattore storico del Mucchio Selvaggio, quando la rivista rock primeggiava nell'epoca della comunicazione fatta nelle edicole; il libro in questione è Post-rock ed oltre. Introduzione alle musiche del 2000, Giunti Ed. 1999.

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