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venerdì 4 dicembre 2015

David Torn

La carriera del chitarrista americano David Torn ha vissuto un momento di intensa preoccupazione quando nel 1992 dovette affrontare un brutto male al cervello; quel momento venne per fortuna superato ma gli costò la sordità dell'orecchio destro. E' una circostanza umana direi irriverente, che procura spesso un danno in quella parte fisica che è la più congeniale per la vita della persona. Tuttavia non penso che Torn avesse bisogno di stimolare ulteriormente il suo udito poiché già prima del '92 aveva consegnato alla storia della musica un paio di eccitanti prove di convulsione chitarristica rispondenti ai nomi di Best laid plans e del più aggressivo Cloud about mercury; incensato da critica e pubblico Torn era costantemente al top dei chitarristi sperimentali, quelli per intenderci che avevano dimenticato le semplici strade dei singoli generi e ne avevano abbracciato uno onnicomprensivo, argomentato con uno pacchetto personale di variabili intensità di idee e di approcci tecnici. Lo stile di Torn si presentò subito come un poliglotta di "echi", che però non si appiccicavano mai più di cinque minuti: nell'epoca in cui la chitarra elettrica si riadattava in varie direzioni, con una precoce volontà di creare un'alternativa, Torn pizzicava tutti gli aspetti vecchi e contemporanei dell'abbecedario chitarristico: il contorcimento di Hendrix (che poi, trattandosi di Ecm, filtrava la psicosi nordica di Rypdal), la tipica melodia in scordatura di Frisell, flussi jazz non virtuosi, l'effetto space delle chitarre ambient e new age, la discorsività del Frippertronics, la tecnica estesa di Bailey, il blues liofilizzato, erano tutti elementi che componevano in dosi eguali un territorio fertile di sviluppo in cui Torn ripose un fattore in più, quello della ricerca della magnificenza dell'attimo sonoro, tanto da non somigliare più a nessuno se non a sé stesso. Questa polivalente espressione si manifestava in lunghe e sontuose suites che spesso attuavano una struttura a blocchi del tema: ad un certo punto l'ambientazione sonora cambia e ci si immerge in un'altra atmosfera altrettanto importante. 
La stretta vicinanza a sezioni staccate dei King Crimson, a Fripp, al potente bassista Mick Karn e ad una certa comunanza orientale (Sakamoto, Sylvian, Shankar) segna per molti anni la sua attività: con un'attività sporadica ma centrata, Torn nei novanta pubblica due lavori validissimi come Tripping over God e What means solid, traveller? che sono approfondimenti di Cloud about mercury, al confine con la musica rock e con un'estetica che utilizza il climax atmosferico; specie in What means solid, traveller? Torn fa balenare idee che fanno più parte dell'universo del comporre, che dell'improvvisare. 
Il vero ritorno discografico compiuto nel 2007 con Prezens, con un quartetto di stampo jazzistico (Berne, Taborn, Rainey), è un progetto studiato a perfezione, in cui temi melodici obbliqui, in sintonia coi tempi, si incastonano nell'improvvisazione corale dei musicisti in una sorta di piattaforma integrata del suono; è una compresenza tra composizione ed improvvisazione del tutto speciale che taglia il free jazz, il noise, le parabole narrative di Ashley, il beat-box elettronico, raccogliendo quanto di buono si è verificato negli sviluppi creativi della chitarra. Torn è uno di quei pochi casi musicali in cui l'attesa per le opere pubblicate è sempre ampiamente ripagata.
"Only sky", pubblicato qualche mese fa e suonato con la sola compagnia della sua chitarra, dei suoi aggeggi aggiuntivi (station-loops e pedaliere) e di un oud elettrico, chiude un cerchio nella carriera di Torn, riportandosi nei territori di Best laid plans e di quella magnifica texture costruita rimescolando le fondamenta della carta musicale (armonie, melodie, ritmi e dinamiche); direi che d'impatto supera il già alto livello delle soluzioni di Best laid plans: riemerge un indomito spirito libero alle prese con una cura delle intersezioni dei dettagli, quella riconoscenza del "momento" sonoro, tra presenza ed evanescenza, come nelle scoperte di uno Sciarrino. E' comunicazione profonda tra mente e conduttori del suono (vedi qui una perfomance audiovisiva del brano Only sky al TEDxCaltech).


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