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martedì 1 dicembre 2015

Atti di compatibilità compositiva tra Far East ed Occidente: Chou Wen-Chung

Se bisogna cercare qualcuno che per primo ha spianato il terreno dei rapporti musicali moderni tra l'Oriente e l'Occidente, costui lo si può certamente trovare nella persona di Chou Wen-Chung (1923); Wen-Chung è stato vicinissimo ad Edgar Varese nell'interpretazione di una teoria consapevolmente orientata sul timbro, ma la sua vicinanza al sistema americano è stato l'inizio di una serie interminabile di nuovi rapporti tra le due culture e soprattutto sede dei trasferimenti più o meno coatti di tanti compositori cinesi che, o per ragioni formative o per l'insofferenza politica, hanno intrapreso come vitale il cambio di residenza. L'importanza di Wen-Chung sta anche nel tipo di pensiero che egli ha da sempre nutrito verso la compenetrazione delle diverse componenti culturali: lungi da lui il pensiero di poter affermare una semplice sintesi dei due mondi, è la profondità dell'approccio che lo differenzia da tanta composizione del Far East che ebbe modo di sondare la musica classica occidentale; in particolare Wen-Chung ha sempre preso le distanze da coloro che con nonchalance lo proiettavano nell'area delle operazioni di "apertura" di Cage, in quanto lo stesso Wen-Chung affermò subito che le corrispondenze trovate tra la simbologia musicale cinese e le intuizioni intrise nella casualità o nell'esperienza generalizzata profuse dal compositore americano erano frutto di un'interpretazione calata in un narcisismo che non era abbastanza consapevole della complessa estetica della cultura cinese, sottaciuta anche nella musica. La distanza da Cage aveva le stesse proporzioni della vicinanza a Varese, poiché di quest'ultimo amava le operazioni timbriche innovative che potessero fondare un nuovo ordine di intersezioni; tutta la sua composizione del periodo che va dagli anni cinquanta (praticamente gli esordi) fino ai sessanta inoltrati, mostra questa singolare ricerca che scava nel timbro per dare un ulteriore corpo linguistico alla sua musica, che possiede una fortissima ed idiomatica presenza di stampigliature del suo paese: "Landscapes" (1949) per l'orchestra, "Willow are new" (1957) per piano solo o "Yu Ko" (1963) per ensembles di vari strumenti, sono alcuni grandi esempi di composizione fondata sull'arte cinese, sulle melodie dinastiche o la filosofia orientale, che cercano di scovare ombre immacolate nella strumentazione, avvalendosi della contemporaneità timbrica occidentale (un ragionamento da estendere sia agli strumenti tradizionali che a quelli occidentali). Per Wen-Chung la grande sfida della perfetta sintesi musicale risiede nella perfetta comprensione delle diversità culturali, ma non è un'amalgama: è qui che si gioca la vera identità di un nuovo rinascimento della musica del futuro, che Wen-Chung cerca di affrontare mettendo in piedi un sistema di esacordi e di sistemi modali solo a lui riferibile. A metà sessanta Wen-Chung, accogliendo in pieno la sfida, affidò la composizione e il suo umore orientale totalmente nelle mani degli strumenti occidentali, mantenendo sempre fede al suo interesse per gli aspetti timbrici e per le contrapposizioni degli stati dinamici del suono, soprattutto per rappresentare il simbolismo yin-yiang alla radice del suo pensiero compositivo, ma dando anche l'impressione di essere passato esteticamente dall'altra parte. Molti suoi allievi cinesi saranno più appariscenti e dialetticamente più spregiudicati di lui.
Dagli anni ottanta, quasi profeticamente, gli orientamenti compositivi di Wen-Chung hanno seguito un diffuso ricorso al concetto di immagine artistica, che sia un dipinto o una calligrafia, così come nelle sue facoltà: da quel momento l'esperienza timbrica si addensa nella misteriosa attività ritmica che tende a produrre una narrativa (i migliori esempi vengono dal pezzo per percussioni di Echoes from Gorge (1989) e da Windswept peaks (1990), dedicato al cameratismo di prevalenza strings)
A settembre la New World Records ha pubblicato l'intero set degli Eternal Pine, 4 composizioni scritte tra il 2008 e il 2013 per ensembles di diversa estrazione geografica (coreana, cinese, occidentale); con un'operazione che sa tanto di splendido amarcord, le quattro composizioni sviluppano le sensazioni di un'importantissima figura semiologica orientale: il pino è il simbolo della longevità nella cultura asiatica e, data la veneranda età raggiunta dal compositore, sembra esserci il desiderio di celebrare una sorta di corrispondenza dell'eternità nella sua figurazione artistica, da ritenere alla stregua del rispetto dovuto ad un letterato (un secondo significato del pino è quello di simboleggiare lo spirito mai domo del wenren, l'uomo colto orientale). Musicalmente è chiaro che le divergenze delle versioni, studiate nei minimi particolari, sono il frutto di un adattamento veritiero alle caratteristiche della strumentazione utilizzata per far emergere la loro forza o raffinatezza, ma sono differenziazioni che ci conducono ad una genuina articolazione delle vicende, basata su una definitiva ricongiunzione di Wen-Chung con il suo fervido mondo delle possibili scomposizioni e ricomposizioni, in cui ogni suono, da qualsiasi parte provenga, deve avere il requisito della coerenza del suo impiego.


Dischi consigliati:
-Music of Chou Wen-Chung, New World Records/CRI 
-Echoes from the Gorge: Music of Chou Wen-chung. Albany Records 


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