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sabato 7 novembre 2015

Gisbert Watty e la new music for classical guitar

Nel campo della musica contemporanea per chitarra classica la Germania deve scontare un evidente debito di riconoscenza nei confronti di compositori come Henze, ma sarebbe incompleto pensare che non ci siano altri punti di riferimento più recenti e coltivati; si tratta di un settore assai poco conosciuto e asimmetricamente opposto nella relazione tra creatore ed esecutore: la composizione tedesca per chitarra classica di stampo contemporaneo rivela tanti chitarristi specializzati allettati dalle prospettive di un incremento del repertorio specifico. Quanto ai compositori c'è da ricordare che Helmut Lachenmann con Salut fur Caudwell nel '77, mise in pratica le sue teorie concrete, piantando un paletto lontanissimo nel panorama compositivo per lo strumento ed esibendo un incredibile tour de force con due chitarre classiche rappresentative di un canovaccio insuperato delle possibilità estreme dello strumento; quanto agli esecutori è nato un sottaciuto tessuto di specialisti per strumento classico, che è una realtà di solisti eccelsi e motivati: non è un caso che anche alcuni compositori non tedeschi abbiano usufruito di essi per le loro composizioni, nonché del particolare stato di avanzamento tecnologico degli studi attrezzati tedeschi per lo sviluppo della composizione allo strumento anche tramite strumenti informatici o digitalizzati; qualche esempio? La migliore versione di Salut fur Caudwell è stata riposta nelle mani di Wilhelm Bruck e Theodor Ross; Seth Josel, pur avendo un interesse più sbilanciato verso la chitarra elettrica, non ha disdegnato interventi sulla classica a favore di compositori come Aaron Jay Kernis o Sidney Corbett; la Breviario De Espejismos, per chitarra solista, composta dalla spagnola Elena Mendoza nel 2005, ha visto la sua ineffabile interpretazione nelle conoscenze di Jurgen Ruck; il compositore Fujiwara si è stampato all'SWR di Friburgo per comporre alcuni brani per chitarra acustica dotati di particolare riflessione su alcuni aspetti della tecnica compositiva.
Un altro chitarrista del lotto risiede in Italia ed è Gisbert Watty: nel 2013 ha pubblicato un ottimo cd per la ArsPublica, un'etichetta discografica fondata da due compositori italiani, Riccardo Vaglini e Andrea Nicoli in cui è possibile tracciare non solo un quadro della bravura del chitarrista di origini tedesche ma anche un quadro delle possibili ed ulteriori possibilità creative allo strumento. "Venus' song - new music for guitar vol. 1" accoglie composizioni realmente notevoli di compositori alquanto sconosciuti, presentando come in un volume da camera la chitarra ora in solo, più spesso in duetto con un pianoforte (il pianista è il fratello Siegmund) o in trio con flauto e clarinetto (il piccolo ensemble Trio Altrove 1.3 con Luciano Tristaino e Marcello Bonacchelli), quando non è l'elettronica a subentrare. Si scovano validissimi punti di approdo e ricercati lapilli di sensibilità nel duo chitarra-piano di Stoa del compositore Thomas Bottger, nella combinazione elettroacustica di "Gli echi chiamano"  di Andrea Nicoli (una denuncia in chiave psicologica degli orrori di Sarajevo), nonché negli undici minuti di "fan-fair" dell'australiano Thomas Reiner, pervasi dall'abbinamento con elettronica al limite berlinese. Tutti pensieri che indicano nuove vie di affermazioni per il futuro dello strumento. Il caro amico Andrea Aguzzi, redattore del blog specializzato Chitarra e Dintorni, gli ha dedicato un ampio spazio sul suo ultimo libro "Chitarre visionarie - Conversazioni con chitarristi alternativi" e quell'intervista è decisiva per comprendere il ruolo che Watty ha e vuole rivestire nell'attuale panorama contemporaneo della chitarra classica, anche di fronte all'incalzante invasione della concorrente composizione per chitarra elettrica.


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