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domenica 13 settembre 2015

Michaux, Sens radiants e il trio Lazro/Duboc/Lasserre


Henri Michaux è stato un poeta e pittore naturalizzato francese il cui apprezzamento letterario dovrebbe essere spiegato in maniera esauriente senza incorrere in un surplus di venerazione ambiguo: erroneamente scambiato per un surrealista dell'ultima generazione, Michaux nei suoi scritti poetici ha accolto invero principi e tecnicismi delle avanguardie letterarie, soprattutto ammaliando i suoi lettori con frasi senza rima e libere, ma terribilmente penetranti e ritmiche. La sua dimensione artistica è naturalmente frutto di un particolare processo di approfondimento determinato dalle sue esperienze di vita: Michaux è rimasto famoso per aver cercato di descrivere le sensazioni occorse in prima persona dopo l'assunzione della mescalina, ma è indubbio che l'introversione del personaggio fosse conseguenza di una profonda modificazione del pensiero sulla realtà umana; i suoi stessi dipinti, che mostrano gli evidenti segni di una libera e tenebrosa riproposizione degli ideogrammi orientali, presentano spesso dei "buchi neri", da non intendersi né nel senso scientifico, né tanto meno in quello inteso dalla medicina della psicosi, quanto nel significato di esplorazione di una dimensione alternativa dell'uomo, completamente svincolata dal controllo della ragione. Michaux non era certamente una persona che avrebbe partecipato ad una banale seduta spiritica, poiché il suo scopo non cadeva nell'errore di rappresentare le sue visioni e creare dei paradisi immacolati da percorrere a mò di rifugio dalla realtà, ma di constatare che l'alienazione umana deriva proprio dall'aver creato delle regole. In sostanza un contro-circuito che è anche ascetico e che intercetta le teorie orientali (dal taoismo fino forse alla reincarnazione). Notevoli e definitivi furono i poemi di Jours de silence, in cui la riflessione e la meditazione gli permettono di visualizzare fonti di energia luminose che trascendono il corpo e il tempo, allo scopo di creare l'homme essential.
Sulla base di tale ispirazione letterale-visiva, si è composta l'idea musicale del trio Daunik Lazro (sassofono baritono), Benjamic Duboc (contrabbasso) e Didier Lasserre (rullante e cimbali) che cerca di trasferire in musica i concetti del pensiero poetico/artistico di Michaux. "Sens radiants", è quel modo con cui i tre musicisti francesi conferiscono alla musica ciò che è conferibile ad un testo; lo stesso Michaux parla nelle sue poesie di "entrer en résonance", un concetto molto caro alle frange oltranziste della musica. L'esibizione svoltasi in un concerto fatto al festival Temple protestant di Le Fleix nel settembre del 2013, dà la possibilità a Bertrand Gastaut, proprietario della piccola label Dark Tree ed ottimo navigatore del mondo dell'improvvisazione libera francese, di intercettare nuovamente uno sclerotico ma modernissimo suono di avanguardia che risponde a quella prerogativa dell'improvvisazione che ancora oggi molti stentano a riconoscere, ossia quella di creare delle sedimentazioni neurali che vanno oltre i limiti dell'emotività diretta dal cuore. Sono in grado di creare delle subliminali e nitidissime situazioni musicali nella nostra mente, che raccolgono la sfida di una musica decodificabile ed utile per uno sviluppo aurale impensabile, con embrioni enigmatici di suoni che Gastaut aveva già esarcerbato per l'esordio della splendida pianista Eve Risser e del suo trio (ancora Duboc e Perraud) in En Corps: qualche ben attempato critico musicale sicuramente potrà inveire sulla sanità dello scrittore di questo articolo, ma già la musica contemporanea nei suoi ambiti classici, nonché tanta musica non accademica provvista di adeguati supporti teorici, ha aperto una breccia nelle mentalità di coloro che si ostinano a rimanere con i piedi per terra. Si tratta di musicisti che hanno una formazione completa ed avanzatissima, pur rimanendo invischiati impropriamente nelle aree jazzistiche. Ma è innegabile che quello sviluppo aurale c'è e deve solo essere compreso a forza di una buona educazione. 
In "Sens radiants" i tre musicisti interpretano ognuno una parte (direi quasi al pari di una teatrale), in cui magnificare artisticamente i 55 minuti della registrazione: l'essere in risonanza costringe Lazro ad una continua presa di posizione su armonici e multifonia individuando probabilmente l'aspetto insane delle poesie di Michaux, indicando movimenti musicalmente assurdi, strozzature e arrampicamenti su note estreme; Duboc, pervaso da densità ritmica, trasforma spesso il suo contrabbasso in una pulsante specificità musicale dettata dall'uso veloce dell'archetto che in alcuni momenti sembra scandire un treno in movimento: potrebbe rientrare come il misuratore degli stati di tensione delle visioni di Michaux; Lasserre è un protagonista del mantenimento mistico rinvenibile nell'improvvisazione: agevolato dall'espansione acustica ottenuta tramite la microfonazione, con poca roba percussiva riesce a creare l'ambientazione bombastica che proietta prospettive inquietanti.
Molto più centrato rispetto a Pourtant la cime des arbres (la prima prova discografica per Dark Tree), Sens Radiants ha un carattere drammaturgico che non può essere sottaciuto, una macchina terribile di suoni in cui anche gli attimi dedicati al silenzio e alla pausa strumentale ci fanno respirare aria raffinata, aprono porte che sono come conduttori di interesse e conoscenze. Un lavoro grandissimo che dispiace solo di presentare piuttosto in ritardo rispetto alla sua pubblicazione.


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