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venerdì 18 settembre 2015

Franck Yeznikian


Non è di poco conto nella formazione professionale di un compositore moderno l'interesse per l'organizzazione della musica acusmatica: nel caso di Franck Yeznikian (1969) direi che tale circostanza è un fondamentale viatico di approccio all'interezza della sua musica. Dopo aver assorbito l'ègida di Klaus Huber, Yeznikian ha diversificato l'apprendimento in nobili appendici della musica contemporanea, approfondendo i legami della microtonalità (di cui divenne già precocemente un proficuo divulgatore) e quelli dello spettralismo dei suoni. Il francese, inoltre, è stato indicato da molti teorici tedeschi della seconda modernità contemporanea come uno dei suoi maggiori rappresentanti in Francia, una circostanza sulla quale si può e si deve essere reprensibili, allorché si passa all'ascolto completo della sua musica: se l'istinto del pensiero compositivo è oggettivamente rivolto ad un miglioramento estremo delle tecniche e della bontà/rigore delle forme (così come nell'approccio della teoria), lo stesso non è sufficiente per provocare un nuovo corto-circuito da seconda Darmstadt. Del francese, purtroppo, non esistono monografie ragionate su supporti discografici ufficiali, ma la sua musica è ampiamente documentata sui canali mediatici (youtube in particolare), grazie alla generosità e alla condivisione del compositore stesso. Sulla base di questa scorta musicale mi permetto di trovare le composizioni giuste per una sua prima conoscenza, tenendo conto dei campi di interesse del compositore.
Microtonalità: l'emblema degli esperimenti di Yeznikian può desumersi dalla composizione per piano "Un trouble si clair": scritta nel 2000 per soddisfare una commissione del festival Antasten, questa composizione lo vede impegnato alla scrittura per piano preparato, intonato in sedicesimi di tono sullo strumento creato da Carrillo e brevettato dalla Sauter; da questo pezzo, incredibilmente spoglio ed affascinante, si intuisce una delle caratteristiche musicali del francese, ossia la figura della sospensione. Ma è un concetto che va approfondito nel suo caso e comparato alle passioni pittoriche del francese.
Orchestrazione: è noto che il suo artista preferito è Cy Twombly, espressionista astratto del tutto speciale, che amava unire al tema un non secondario effetto drammatico. Se si osservano molti dei suoi dipinti si intravede spesso un allungamento lineare verso il basso delle forme ritratte che fa percepire il senso del vuoto, quello che Yeznikian attraverso la musica chiama dimensione psicologica del suono. AESTVARIVM (III notes from Salalah) mette in evidenza come l'orchestrazione può diventare un luogo deputato ad esprimere tutta una serie di elementi reconditi che vanno dallo stato sospensivo utilizzato per immagazzinare l'ansia di un rituale di iniziazione pagana fino ad arrivare al riconoscimento del dramma della vita ricostruito quasi in senso costruttivista.
Acusmatica: probabilmente il peso determinante della composizione di Yeznikian parte proprio da considerazioni legate all'approfondimento di questo settore compositivo. Yeznikian ama un tipo di scrittura in apparenza evanescente, in cui la composizione tende all'accompagnamento di ipotetiche immagini che mostrano i loro particolari o ne sfumano i loro contorni: Yeznikian si impegnò nel 2009 ad un'installazione sonora e visuale dedicata a Robert Schumann e Paul Celan nel tema dell'annegamento con "...so lange es Tage ist", che nella sua maestosità, presenta un'ambientazione oscura, tra il dronistico e il suono elettroacustico ricercato alla Dufour. (vedi qui Schwimmend).
Musica antica: infine l'interesse per le forme antiche della musica e la loro possibile estensione nel tempo: le intuizioni di Yeznikian sono notevoli, poiché non solo propongono l'antico aggiornandone i contenuti tecnici, mettendo di fronte flauti, canti o codici di fronte ad una chitarra elettrica o a degli effetti di elettronica, ma insinua un potente rovescio della medaglia in cui riconoscere che la vena contemporanea era già disponibile in natura, dall'ars subtilior al periodo barocco, totalmente soffocata dai tempi in una dimensione che riesce a mettere assieme consonanze incredibilmente distanti (Six fleurs inverses)



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