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domenica 13 settembre 2015

Cogliere musicalmente gli attimi dell'esperienza del vissuto

Sono diversi anni che le soluzioni musicali provenienti dai paesi scandinavi calamitano molta dell'attenzione generale della musica pubblicata; tale circostanza impone naturalmente anche un filtro sulle proposte. La situazione attuale ci permette ancora di scoprire nuove sfaccettature, nonostante sia indubbio che la spinta poderosa partita molti anni fa si sia quantomeno consolidata. Come è caratteristico della musica impostasi negli ultimi decenni, ormai si tratta di pescare suoni e sensazioni da qualsiasi parte essi vengano, purché essi siano fonte d'ispirazione e, la messa in musica, avviene prendendo in considerazione l'organizzazione dei suoni. 
La Jazzland Recordings di Bugge Wesseltoft ha da poco creato una nuova serie numerata di Nordic music (per il momento 7 cds) il cui scopo è presentare moderne combinazioni di suoni con base comune nel jazz: se per le iniziative di Wesseltoft, Wallumrod o degli Atomic non mi sembra di poter scandire od elaborare un particolare concetto di novità, per i gruppi di Isabel Sorling Farvel (ROK) o del trio del violinista Harpreet Bansal lo stesso concetto va inquadrato in una ricerca melodica che nel jazz ha fatto passi da gigante. E' per questo motivo che le proposte più interessanti in un'ottica di new strategy musicale sono quelle che cercano di scavare in una maggiore combinazione degli elementi musicali ed extra-musicali (arte astratta, poesia, etc.): tra le 7 pubblicazioni, un paio di esse vanno selezionate per il nostro caso: 
1) l'esordio dei Torg, un ensemble variabile di musicisti norvegesi fuoriusciti da altre esperienze musicali e guidati dal pianista Johan Lindvall (1990), che trova un punto di partenza nel Cage embrionale di "Two pieces for piano"; qui viene sostenuto dal chitarrista Christian Winther (Monkey Plot), dalla cantante sperimentale Ina Sagstuen (Skadedyr) e il percussionista Jan Martin Gismervik (PGA duo, Karokh ed altri), a cui si aggiungono ulteriori musicisti in tema dediti ai fiati: l'esordio discografico per la Jazzland si crogiola nell'idea di Lindvall di trovare un tessuto quadratico alla composizione in cui il jazz o il pop vengano risucchiati da una struttura minimalistica particolare, ripetitiva nella formazione ma rispettosa nell'allontanare spettri di avanguardia che non siano digeribili, lavorando sulla melodia compressa, profusa strettamente dalla ripetizione. La constatazione è che sia l'enigmatico pianistico di Cage che quello di un Glass abbiano caratteri comuni, tant'è che "Kost/elak/gnall" è un misto di composizione ed improvvisazione, in cui si ritorna a valutare i percorsi binari dei suoni e dimostrare che la loro frammentazione opportunamente ricostruita può elargire ancora un risultato melodico; il ricorrente unisono tra strumenti (con la Sagstuen che rievoca alfabeti Morse del linguaggio che avevamo lasciato a Canterbury), gli sketches quasi irridenti di "Kost", la decadenza di quelli plurimi di "vita", ci riportano in una dimensione che raggiunge gli stessi risultati di un minimalista classico, ma con tanto di raggio armonico in più; qui si potrebbe parlare di abstract jazz solo se si pensasse che possa esistere una forma modulare ridotta al lumicino. Ma è anche il suo fascino, a partire dalla copertina che mostra il probabile ed implicito tema conduttore del lavoro, ossia la guerra economico-salutare apertasi contro le multinazionali del cibo. 

2) il nuovo lavoro del duo Stein Urheim & Mari Kvien Brunvoll continua a sperimentare, attingendo a quell'ampio spettro di riferimenti che provengono da una selezione casuale del sonoro vissuto. "For individuals facing the terror of cosmic loneliness" è ancora più alla ricerca di un punto d'incontro tra immagine mentale riflessa dai suoni e la loro scomposizione in musica; rispetto ai precedenti lavori si nota un voluto ingabbiamento delle pure capacità intrinseche dei due musicisti (da una parte la voce fanciullesca e suadente di Mari, dall'altra i lussuosi assoli di Stein) adoperate per attribuire un maggior peso alla loro controllata disposizione di fianco all'equazione con l'elettronica leggera (loops, leggeri drones, campionamenti di sorta), un contorno che è merito dell'aiuto di Jorgen Traen a synths e procedimenti, un supporto complementare e decisivo che tende ad un concetto lo-fi delle composizioni di Urheim e Brunvoll. 
In questa situazione lo sviluppo musicale segue comunque la solita cernita di elementi raccolta nelle eredità del patrimonio musicale: Garden sound riproduce un motivo onirico preso chissà da quale parte del cervello durante una fila od una pausa d'attesa, dove la Mari tende ad avvicinare in maniera personale i mondi musicali di Bjork, con un taglio del canto diviso tra innocenza e manipolazioni; Lazy philosopher, immersa in un acquatico catino di elettronica, sfodera una melodia ed un arpeggio di chitarra che sembra reincarnare il cool jazz di Tracey Thorn e Ben Watt di Eden; un ruffiano volteggio di Mari segue un tema hawaiano di Urheim alla chitarra in For Now; Trees basa tutto il suo sviluppo su una subdola combinazione di suoni al vibrafono fermi all'età del ghiaccio che entrano fieri in contatto con un flauto orgogliosamente orientalizzato e su alcuni addensamenti indovinati di elettronica ambient; un basso compiacente e alcuni campionamenti seguono l'intreccio-cantilena da giochi di cortile, che Mari sfodera in That's what I'd do, che si completa poi in Gold, brano ispirato ad una poesia di Garcia Lorca, un aggiornamento della lezione psycho-folk di Grace Slick in odore Jefferson Airplane, parametrato sulle personalità artistiche dei due musicisti; infine Are you glad. a due voci, conclude a mò di standard, mettendo assieme un oscuro motivo con un arrangiamento chitarristico da palude texana, tipico delle colonne sonore di Ry Cooder.



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