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sabato 19 settembre 2015

Christian Wolff's solo piano


Negli ultimi anni a dare un'ulteriore scrollata di popolarità alla musica contemporanea di New York di Cage e soci, ci ha pensato il pianista Philip Thomas, soprattutto nei confronti del suo maestro, Christian Wolff: specializzato in musica sperimentale e guida del gruppo Apartment House (una formazione che ha riscosso molto interesse per le sue commissioni e i suoi concerti nel mondo), Thomas ha da poco pubblicato un triplo cd che racchiude gran parte della produzione pianistica di Wolff. Registrato per la belga Sub Rosa, ripropone una delle idee pianistiche più influenti della musica moderna (post anni cinquanta) di cui molti compositori ed improvvisatori, consciamente o non, se ne sono serviti per forgiare la loro espressione artistica; in verità tutti gli storici o i biografi dell'attività musicale di Wolff dividono il suo periodo pianistico in tre parti: il primo, ontologicamente nato nel pulviscolo teorico sollevato da Cage, in cui l'artista americano presentava una decostruzione musicale basata su una serie di novità compositive: piano preparato, utilizzo di una serie di note private del loro carattere armonico, interruzioni frequenti, pause propedeutiche figlie del caso, partiture grafiche del tutto innovative (non solo lasciate all'arbitrio dell'esecutore, ma addirittura spogliate completamente delle note per far posto ad una semplice diteggiatura), sovrapposizioni di patterns e di eventi. Tutti elementi che istruivano sulla capacità scheletrica di quello che si poteva raggiungere stravolgendo la funzione ritmica, facendola diventare complessa; in particolare For pianist del '59 è un travolgente marchio distintivo.
Il secondo periodo viene approssimativamente fatto corrispondere all'attrazione sulle vicende politiche e sul soggetto femminile che Wolff ebbe modo di trattare nelle sue, invero, poche composizioni al piano solo dal '72 al '83: è la parte che manca nella raccolta di Thomas, e che è quella che è stata meno considerata a torto per una serie di motivi: sebbene l'ermetismo delle strutture si fosse già aperto nel '57 con For piano with preparations, Wolff in questa fase è attratto dalla canzone popolare, dall'immobilità dei temi di Satie e dalle aperture armoniche del jazz, ma sinceramente di composizioni come i Preludes, Bread and Roses o Hay una mujer desaparecida tutto si può dire tranne che non siano attraenti; Wolff era in una una fase di esplorazione che lo riavvicinava a quell'influenza primaria di tutto il movimento americano (che poi è stata anche di quello europeo), ossia il melodico rebus di Webern che condivideva un'area di fortissima deframmentazione. 
La terza fase è quella che comincia con Pianist Pieces nel 2001: il tono generale è sempre votato alla discontinuità dei temi, ma Wolff cerca di rendere più musicali le strutture ritmiche; l'esempio maggiore viene fornito nella lunga suite di Long Piano (Peace March II), che continua ad inventare notazioni (il pezzo prende per intero il secondo cd di Thomas). E' un impronta verticale e seriale che spesso si impone di fianco alla frammentazione, ma c'è sempre comunque un aggancio storico che da Webern risale ancora più su temporalmente; un ascolto attento restituisce tracce di Chopin negli Small Preludes o nei Nocturnes. Questo periodo pianistico è completamente tracciato nel terzo cd.
"Pianist Pieces" dunque pone un problema di valutazione e di collocazione discografica: se il primo periodo al piano solo di Wolff ha avuto già illustri predecessori che lo hanno affrontato (su tutti John Tilbury nel 2002 per la Matchless e Steffen Schleiermacher nel 2008 per la Hat Art), del periodo mediano è bene indicare l'unico materiale disponibile al momento, Bread and roses della pianista Sally Pinkas (per Mode R.); riguardo al terzo una sola fonte di paragone può rinvenirsi per la Long Piano (Peace March 11) nella registrazione di Thomas Schultz per la New World R. nel 2009. Risulta evidente come la raccolta di Thomas esibisca tutto il resto della terza ed attuale fase.
Sia John Cage che Morton Feldman avevano da sempre dichiarato di avere un debito musicale nei confronti di Christian Wolff e data la tempistica delle composizioni del gruppo, resta ferma l'idea che Wolff abbia condiviso le scoperte di Cage, sebbene tutti attribuiscono la paternità di tecniche e concetti a quest'ultimo; Feldman, in particolare, aveva una venerazione per Wolff, ritenendolo il perfetto veicolo della sua coscienza musicale.



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