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domenica 2 agosto 2015

I Non-Tonal Technical Studies di Tonino Miano


L’Armonia basata sulla scala diatonica genera sostanzialmente tre tipi di armonia:
- Armonia tonale
- Armonia modale
- Armonia cromatica
Tutte prevedono l’esistenza del “centro tonale”. In particolare nella armonia tonale tale centro è definito “tonalità”, nella armonia modale è definito “modo prevalente”, nella armonia cromatica è definito “ancora tonale”. Le differenze sono notevoli perché sono profondamente diversi i meccanismi che generano questi centri tonai nei vari tipi di Armonia.
Schonberg affermava: ("Manuale d'armonia", pubblicato a Vienna nel 1921 )
“...Atonale potrebbe significare soltanto: qualcosa che non corrisponde affatto all'essenza del suono...". Già la parola tonale viene usata in modo non giusto, se la s'intende in un senso esclusivo e non inclusivo. Solo questo può essere valido: tutto ciò che risulta da una serie di suoni, sia attraverso il mezzo di riferimento diretto ad un solo suono fondamentale oppure mediante connessioni più complicate, forma la tonalità.
Il termine dato dall’autore Tonino Miano al suo testo: “Non-Tonal technical studies” esprime a mio avviso quella che è la differenza tra la musica non-tonale e quella atonale. Ritengo che la armonia atonale sia priva di connessioni armoniche di qualsiasi genere, invece l’armonia non-tonale conserva un qualsivoglia meccanismo di connessione armonica. Tale meccanismo è soggettivo e non rientra nei meccanismi di pubblico dominio che generano le connessioni armoniche della musica tonale, modale e cromatica. L’elemento soggettivo diventa gradualmente più importante man mano che procediamo dalla armonia tonale a quella modale e poi a quella cromatica e questo coincide con il processo inverso che nella stessa progressione vede ridursi le regole gerarchiche basate su meccanismi di connessione armonica di pubblico dominio. Il discorso portato un po’ all’estremo è che nelle armonie basate sulle regole di pubblico dominio l’intervento del musicista ha un carattere prevalentemente esecutivo, mentre nelle armonie che posseggono meno regole prevale il carattere stilistico del musicista anche perché è l’unica cosa che rimane.
Questi concetti hanno due estremi, da un lato l’armonia tonale con la tonalità e le sue regole gerarchiche, dall’altro l’armonia non-tonale dove l’unica regola è il carattere armonico del musicista.
Le connessioni armoniche nella armonia non-tonali sono personali. 
Il problema è stabilire se esistono o non queste connessioni perché se esse non esistono non possiamo parlare di Musica, se esse esistono possiamo parlare di musica.
Ho guardato con profondo interesse il lavoro di Miano cercando di capire se nei suoi studi tecnici non-tonali esiste un carattere armonico soggettivo oppure ci troviamo esclusivamente di fronte a studi tecnici tipo arpeggi, scale ecc.
Ho trovato questo carattere armonico, questa vita che rende il lavoro di Miano non una fredda stesura di note finalizzata ad un risultato tecnico.
Al di là della importanza di quello che è lo sviluppo della capacità tecnica e che il lavoro di Miano assolve egregiamente, questo testo ci permette di individuare un’anima musicale anche dove è molto difficile trovarla.
In questo senso il lavoro dell’Autore va oltre l’insegnamento tecnico in quanto ci lancia fra le righe un vigoroso messaggio compositivo che è “conditio sine qua non” per l’approccio alla armonia non-tonale.


                                                                                                              Giuseppe Perna


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