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domenica 16 agosto 2015

Erkoreka ed una rappresentazione degli spazi psicologici


Non è passato molto tempo dalla mia recensione di Trio del Aqua, in cui tracciavo il profilo del compositore Gabriel Erkoreka; nella stessa, nella parte finale, ribadivo come il compositore andasse ulteriormente approfondito nelle sue tematiche. Il mio graditissimo contatto con il compositore spagnolo ha suscitato rinnovato interesse per la sua musica ed ha agevolato la mia analisi; l'occasione mi viene data dall'ascolto del suo nuovo cd "Kaiolan", con composizioni da camera in cui è ampio lo spettro dimensionale degli strumenti utilizzati, passando dal solo alla cameralità incrociata tra archi e fiati e sostenuta dal piano. Le 8 composizioni qui presenti si muovono dunque su direzionalità artistiche alternative a quelle della monografia di Trio del Aqua, dove gli istinti etnici erano più curati; in Kaiolan si scorge probabilmente la vera anima sottostante del compositore, quella che con molta approssimazione nella descrizione, si potrebbe definire devota ad un concetto di psicologia "strisciante" del pensiero; è una sorta di rappresentazione al negativo delle situazioni, dove al compositore in fondo non interessa solo di produrre un risultato equivalente ai fenomeni o agli argomenti di cui parla, quanto di rappresentare tutto quell'inconscio o istinto precursivo che precede la loro manifestazione. Dov'è il collegamento con questi riferimenti? Innanzitutto c'è l'elemento geologico, qui rappresentato con i suoi opposti dimensionali: "Krater" è per 6 elementi e nonostante la spinta ideologica su registri dinamicamente rinforzati, alla fine da essi si sgancia per darne una dimensione più intima che debordante del cratere, con una visuale che tende a fotografare i momenti topici delle modificazioni. "Pyrite", invece per solo vibrafono, nasce nelle intenzioni di Erkoreka per cristalizzare le intersezioni biologiche che provocano il cubismo del materiale, ed è una dolce culla che tiene l'ascoltatore avvinghiato per circa 11 minuti in una sorta di incantesimo musicale dettato dalle naturali vibrazioni armoniche dello strumento. 
Poi c'è l'argomento pittorico/poetico, che qui fa mostra in due composizioni: il Goya del dipinto mangia-figli sottolineato in "Saturno", in cui la follia omicida cerca di essere scandagliata prima che essa si manifesti compiutamente e il Michelangelo dei Tre sonnetti di "Ertzak", in cui la profondità di pensiero dell'italiano è esplicitata attraverso un continuo addensarsi di chiaroscuri dell'anima, decisamente eretti in perfezione dall'impianto della partitura di flauto, clarinetto, percussione e archi. 
L'insurrezione dei pensieri dell'anima pre-azione caratterizza anche il capolavoro di questo cd: "Rondò", composizione del 2008 nata per commemorare J.C. Arriaga, compositore basco che morì a soli 20 anni e la cui maturità precoce è stata giustamente messa sotto osservazione al pari di un Mozart, ritrae una personale e contemporanea rilettura di Erkoreka fatta per documentare la bellezza degli attimi della creazione, dell'appannaggio delle idee vincenti (ci sono scampoli melodici dei quartetti di Arriaga) e si crogiola in un set formato da clarinetto basso, piano e trio d'archi, che probabilmente viaggia sul ricordo di una stanza che ha ospitato la composizione di Arriaga; è un effetto subdolo, difficile da descrivere compiutamente, che personalmente ho provato ad esempio nella fortunata visita fatta a Salisburgo nella casa di Mozart in cui in quegli spazi (così poco considerati nella loro epoca), una mente preordinata saggiava ancora senza mito il futuro ordine della musica; una dimensione psicologica, fatta di odori, di oggetti del passato (un piano epocale, delle partiture) ed intersezioni del pensiero, che accompagna la solitaria scrittura.
Dunque è il percorso tensivo, non il risultato finale quello che importa ad Erkoreka e la conferma di questo arriva da "Kaiolan", un pezzo dedicato alla scultrice Louise Bourgeois, famosa per le sue surreali opere d'arte traenti ragni protettivi; in Kaiolan compaiono al pari contrasti fortissimi che indicano una crescente preoccupazione preparatoria agli eventi, un modo musicale di catturare le "gabbie" emotive che caratterizzarono la vita della scultrice francese; nella precisazione di Erkoreka "...installations recreating architectures.(..) evoking captivity by creating psychological spaces inhabited by domestic objects and memories...".
Pleonastico ribadire come ancora una volta il lavoro dell'Ensemble Recherche, a cui sono state affidate le composizioni per la loro esecuzione, sia totalmente impeccabile, anche a prescindere da qualsiasi soggettivo contenuto emotivo della musica.



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