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sabato 25 luglio 2015

Roger Reynolds e l'immaginazione uditiva

Uno dei problemi spesso più indagati dai compositori è stato quello di una sagace drammaturgia della musica; tenuto conto delle variazioni intervenute nella musica del dopo guerra, tra i compositori statunitensi che ne hanno sviluppato un personale e coerente idioma, Roger Reynolds (1934) trova un posto determinante per diverse intuizioni profuse nella modernità musicale: Reynolds è stato artefice di quel rinnovamento che ha interessato i nuovi percorsi della teatralità contemporanea, provocando una particolare frizione a metodi e consuetudini di composizione attraverso un subdolo utilizzo dell'elettronica disponibile e della vocalità. Segnato da una evidente preparazione seriale, Reynolds per le sue escursioni drammaturgiche ha usato i mezzi della percezione sonora: egli si è curato di dar voce musicale ad una letteratura dell'oscurità che era presente nelle opere della mitologia greca (i più gettonati sono stati Eschilo ed Euripide) e di tanti autori imparentati con il dramma o la finzione (la lista è lunga ma Beckett e Borges sembrano coloro tra i più accreditati del successo del compositore statunitense); ne presentò una versione orribile dal punto di vista della godibilità immediata dell'apparato suoni/voci, ma in grado di penetrare efficacemente nelle principali domande incompiute della nostra esistenza. Attraverso il carattere indotto sui suoni (opportunamente aumentato delle spazialità acustiche) e sulle dinamiche verbali (con tenori che scandiscono una disumana condizione) è possibile giungere ad un editing della nostra memoria, alla concretizzazione di immagini real-time favorite dalla ricezione in entrata dell'organo uditivo. 
L'esperienza fondamentale delle Voicespace è stata poi trasferita in tutte le attività compositive, privilegiando le forme classiche della musica: con cognizione facile da verificare, le composizioni orchestrali di Reynolds (dalle due sinfonie a Whispers out of time) restano ancora oggi dei capolavori misconosciuti dell'americano in cui la naturale inclinazione alla materia seriale viene attratta da effetti di elettronica mai invasivi che hanno solo il compito di contribuire allo scopo illusorio della musica; ciò che unisce tutta la produzione compositiva di Reynolds è proprio quell'unico catarsi delle situazioni, quell'immedesimazione aurale che scopre verità sotto forma di pensieri, intuizioni, immagini. E, in una panoramica cosmopolita dell'evento neurologico musicale, l'opera di Reynolds non poteva nemmeno diseredare le differenti tematiche provenienti dall'Oriente, omogeneizzando musica ed arte nel naturale e prolisso scudo occidentale divenuto nel frattempo senza forme riconoscibili. Al riguardo il suo essenziale libro Mind Models pubblicato nel 1975 è ancora molto attuale, nell'aver stabilito con precisione l'operato dei compositori contemporanei ed aver aperto delle soluzioni interpretative alternative alla comprensione dei contenuti musicali.
Nella sistemazione della composizione effettuata per il violoncello, atto di stima nei confronti del cellista Alexis Decharmes, quel trait de union tra suoni e visuali risulta per molti versi sbiadito, lasciandoci quasi indifferenti se non fosse per A crimson path: la differenza con la fulgida rappresentazione del suo patrimonio originario sta nei risultati non specifici dei dettagli. Le capacità di questi ultimi, invece, riappaiono nitide quando il testimone viene passato al violino di Nicolas Miribel e agli effetti di elettronica di Frédéric Voisin in Process and Passion: si ripropone quella magnifica intersezione tra arti diverse e riemerge capitolino l'inconfondibile stile di Reynolds, quel pensoso divenire che proviene dalla copertina di The Paris pieces, un uomo dallo sguardo serio, profondo e sbilanciato nel futuro.


Discografia consigliata:

-Voicespace, Lovely 1982
-Electroacustic music, New World Rec., 1993
-The Paris Pieces, Neuma 1996
-Whispers out of time, Mode 2007
-Epigram and evolution: Complete piano works, Mode 2009

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