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giovedì 30 luglio 2015

Peter Eotvos compositore dei movimenti cosmici


Per quei compositori che hanno portato avanti una carriera parallela con la direzione d'orchestra si è riscontrato quel sapido vantaggio di poter creare musica sfruttando la possibilità di aver sotto controllo anche l'esecuzione dei brani. Nel caso dell'ungherese Peter Eotvos (1944), le due carriere hanno quasi sempre segnalato successi ed una invidiabile coerenza di fondo degli argomenti suonati; per ciò che concerne la composizione, la maggior parte dei commenti biografici dedicati all'artista sono quasi unanimi nell'attribuire un ruolo importante all'attività espressa in favore del teatro, una pratica che invero è costante fino ai nostri giorni. Tuttavia, mi pare che parecchi aspetti che regolano la personalità del compositore siano stati sopravvalutati lasciando poco spazio ad alcuni che invece ne costituiscono la ragione dei nostri ricordi. Per il teatro o l'elettronica personalmente non vedo nulla che possa essere ritenuto decisivo, mentre il suo impegno resta ben visibile sui dettami dell'orchestra. 
Ma la specialità di Eotvos è stata quella di descrivere i "macrocosmi", affrontare musicalmente le eccitanti scoperte scientifiche per costruirne delle introverse ed affascinanti personalizzazioni di movimento; modificando i concetti di microcosmo di Bartok, Eotvos li rese disponibili per l'adattamento al fascino della scrittura aperta acusticamente al debito dello spazio, mantenendo in piedi un'unità di intenti tra scrittura contemporanea e la provenienza popolare; in quei frangenti si potrebbe dire di lui come del compositore che afferma una cosa del tipo  "...scrivo pezzi per il cosmo che vengono da una stanza della Transilvenia (suo luogo di nascita)....". 
Kosmos, una composizione per uno o due pianoforti (che di regola viene sempre ascoltata nella versione a due piani) scritta quando Eotvos aveva appena 17 anni, nasceva sul mistero delle note sorde e delle formazioni atonali di Schoenberg, in barba all'uso romantico di Holst o Langgaard ed in anticipo rispetto alla composizione specifica vissuta in picco negli anni settanta (si pensi al Tierkreis di Stockhausen, al Makrokosmos di Crumb, al Jatetok di Kurtag o al Saturne di Dufourt); era un'epoca in cui i compositori cominciavano a tradurre in musica le evoluzioni della ricerca scientifica e trovavano che l'atonalità permettesse una perfetta compenetrazione subliminale della musica negli elementi dell'Universo (l'interesse per lo sbarco sulla Luna o per le visioni telescopiche delle costellazioni non risparmiavano nemmeno i grossi calibri come Stockhausen o Cage, sebbene con proprie visuali).
Eotvos scrisse nel 1993 il suo capolavoro con Psychokosmos: quello che la materia musicale voleva realizzare a proposito di pianeti ed atomi (la Ionization di Varese è un altro antesignano del modello cosmico a livello subcellulare) subì una profonda rivoluzione in senso positivo tramite i colori orchestrali e le tecniche contemporanee. "Psychokosmos" cercò di chiudere il cerchio costruendo un prodotto che stimolasse il pensiero subliminale così come visto da una mente riflessiva ed appassionata, spostando l'ottica sulla caratterizzazione dei suoni e la realizzazione dell'assetto planetario immediatamente dopo il Big bang; l'idea ha imposto Eotvos nel gotha compositivo per via di alcuni originali ed esclusivi elementi: il primo fu certamente l'utilizzo del cimbalom, uno strumento tradizionale dei Balcani a corde tese suonato con battenti avvolti nel cotone, che caratterizzava la volontà di esprimere una provenienza certa del messaggio, ma anche le dinamiche orchestrali facevano di tutto per creare agganci tra Stravinski, Bartok e la nuova filosofia contemporanea.
Da quel momento Eotvos ha continuato ad alimentare un periodo di creatività che lo ha visto continuare su livelli artistici molto alti e qualche volta ancora imparentati con l'argomento scientifico: ne furono prova Atlantis nel '95 e Seven nel 2006, il suo primo concerto per violino, in cui la composizione si dirige al servizio della sciagura degli astronauti scomparsi nell'esplosione in volo del loro Space Shuttle.


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