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domenica 12 luglio 2015

Le linee flessibili di Alvin Lucier

La mappatura della musica segue spesso le sue possibilità tecnologiche: è evidente che l'uso degli oscillatori o dei generatori di onde sonore siano stati soppiantati in termini di interesse e popolarità dalla digitalizzazione delle apparecchiature musicali. Molti musicisti/compositori di retroguardia non si sono piegati alle regole moderne del computer, non ritenendolo un degno successore delle loro idee. Tra i tanti è innegabile che anche un mostro sacro dell'elettronica come Alvin Lucier abbia continuato a boicottare il computer (usato solo per necessità tecnica per le esibizioni) mantenendo un'impostazione validamente aggiornata in quella che con molta semplicità si potrebbe definire "old electronics". Tuttavia il caso di Lucier mette in evidenza come la frattura generazionale sia stata accompagnata anche da uno scadimento qualitativo delle opere relative: di Lucier è impossibile non ricordare i diversi contributi apportati alle tecniche di registrazione, al settore delle risonanze acustiche, nonché a quella bella usanza che negli anni sessanta coinvolgeva l'interesse degli uomini verso lo studio del cosmo e dei suoi fenomeni, visti naturalmente sotto l'aspetto sonoro: scoprire ed analizzare il suono degli agenti atmosferici o, come nel caso di Lucier, dei suoni inaudibili della ionosfera e delle membra aurali; tuttavia negli ultimi vent'anni il contesto di questo tipo di elettronica si è spostato tutto sul versante delle interazioni con gli strumenti musicali; le interferenze acustiche laconicamente ingabbiate in flauti, clarinetti, violini e tutto il resto, sono diventati il centro di attrazione delle opere di Lucier, che in più riprese ne ha dimostrato tutto il suo interesse; se già agli esordi era necessario fare una selezione delle idee messe in "circuito", oggi questa selezione va fatta per intero. Come affermato da molti critici specializzati, le interferenze di cui si parla sembrano mancare di quell'umanità utile alla loro riuscita: se Music for solo performer, I am sitting in a room, Vespers, Music on a long thin wire o Sferics dimostravano di saper coniugare idee, spirito esplorativo e suoni azzeccati, quelli di Almost New York, Twonings o di Broken line sono percorsi difficili da attraversare restando con qualche impressione duratura, anche perché nel frattempo gli episodi sul punto si sono moltiplicati; la passione per la creazione in vitro di propri suoni accuratamente idealizzati ha ceduto il passo ad una accondiscendenza a suoni ricavati dalla pratica strumentale, facendoci sorgere l'interrogativo spontaneo di cosa sia diventato quel compositore che aveva contribuito ad inventare l'elettronica del processo. Qualcuno può obiettare che c'è sempre un'esplorazione real time fatta in ambienti risonanti, ma la verità è che l'immensità delle vedute di I'm sitting in a room o Music for solo performer non sembra temere un posto in vetta.
Una risposta fattibile a quello che potrebbe svelarsi come un senile travaglio, l'ha fatta intravedere lo stesso Lucier rispondendo a delle interviste sul ruolo rivestito dall'elettronica nella composizione:
"There’s no central meaning, as you get in Beethoven, for example. Beethoven has his story and he tells it to you and you understand it. In my work, it’s more that the listener is becoming aware of how he is listening. When I play something like I Am Sitting in a Room and I can see the audience, lights bulbs are going on one by one. Oh, that’s what’s happening. Self-realization...." (da intervista con Thom Holmes, febbraio 2001).
In questo passaggio si coglie come non c'è forse da fare un discorso né sull'umanizzazione dei suoni né sulla qualità della composizione, poiché Lucier (come tanti contemporanei della musica) lo recide in tronco, spostando il problema sull'interesse che i suoni possono provocare, coinvolgendo l'attenzione dell'ascoltatore. Questa visuale corre su quella stessa linea che abolisce le fondamenta della tradizione musicale occidentale e che attribuisce alla causalità dei comportamenti un ruolo nuovo che spazza via tutto il sistema (dagli attori che lo compongono sino ai suoi sistemi di sopravvivenza). Non ci sarà nessun critico a giudicare, né tanto meno una registrazione ufficiale da tesaurizzare: ognuno soggettivamente sentirà quei suoni più o meno personali a seconda del suo grado di conoscenze, di livello emotivo e dello spazio acustico in cui si trova. Ognuno, in breve, sceglierà il suo orientamento.



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