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venerdì 12 giugno 2015

Pierluigi Billone

Uno dei principali obiettivi dei compositori impegnati senza remore nella scoperta di nuovi mondi del suono è quello di aprire delle prospettive che siano in grado di creare quello che nel linguaggio contemporaneo viene chiamata capacità di relazione. Non è un esclusivo compito appannaggio degli ambienti classici, è piuttosto qualcosa che si ritrova in determinati stati della musica, anche in generi musicali paralleli che condividono lo stesso percorso: l'esplorazione del suono e delle sue affinità con un oggettiva realtà di relazioni si può trovare in maniera casuale nelle più eccitanti scorribande degli improvvisatori liberi o free jazz, nelle sperimentazioni acustiche di molta musica elettronica, nonché persino nella musica dei nostri antenati più votati al fervore ritualistico: su queste basi si poggia l'impianto stilistico della scrittura di uno dei più bravi compositori italiani di sempre, che in Italia non ha trovato certo terreno fertile per presentare un pensiero profondo, articolato e soprattutto diverso. 
Pierluigi Billone, residente a Vienna già da molto tempo, pur avendo avuto un imprescindibile insegnamento nel dilagante oceano di riflessioni sonore di Lachenmann e Sciarrino, ne ha prodotto delle varianti solo a lui ascrivibili; nel 1992 Billone agli inizi della sua carriera scrisse un pezzo magnifico come AN NA, per un magnetico ensemble atipico composto da clarinetti (anche contrabbasso), percussioni, chitarra elettrica, viola, violoncelli, contrabbassi ed amplificazione, in cui emergeva un autore che non puntava solo i piedi nella ricerca di suoni, ma costruiva una specificazione di essi; il trapasso subliminale avviene pensando a qualcosa che somiglia ad una grande tempesta in arrivo, ad uno sciame di energia strumentale ad alta densità che è lugubre ed affascinante al tempo stesso. Sul versante del contagio corporale attuabile con una indispensabile coinvolgimento dei musicisti che vivono in presa diretta l'esperienza strumentale, va detto che Billone ha operato nella musica uno dei più significativi tentativi di mettere assieme una teoria del "trasporto" fisico determinato dai suoni, al pari di quello fornito da un conduttore di calore, rievocando attraverso libere sperimentazioni, il transfer o l'invasione che una percussione o una chitarra elettrica può generare nella concretezza dei gesti sonori: ma non è solo il raggiungimento di una prerogativa edonistica del musicista, con Billone si ha la sensazione di essere nella stessa prospettiva effusiva di un attore di un ancestrale rito sciamanico o di un artigiano che preme i suoi arnesi nella sua bottega. Gli enigmi delle titolazioni sono base di partenza e viaggio sonoro, poiché valorizzano il corpo e le sue parti espressive come veicoli per accedere a delle vibrazioni, a volte udibili altre volte nascoste.
Realmente non capisco il motivo per cui a livello discografico non c'è ancora un adeguato interesse per il compositore italiano: sarebbe ora di dedicargli uno spazio consono e ragionato, dal momento che le operazioni effettuate sinora (tre composizioni per la Stradivarius, una per la Kairos e altri spargimenti non monografici) sembrano rivelare parte della sua complessità. Sono dunque canali esterni multimediali che impongono una figura dedita in maniera attiva allo studio organico ed integrato di alcuni strumenti fatto con le potenzialità acustiche degli stessi visti come collettori di energia: la vocalità in AP SU (al limite del registro basso e dell'annullamento razionale), il contrabbasso grave di Utu An.Ki Lu, la viola in Iti Ke Mi (una rarità quasi estenuante per durata sullo strumento), la chitarra elettrica di Sgorgo Y che potrebbe far da contraltare alla Trash Tv trance di Romitelli, il fagotto nel ciclo dei Legno, le aggressioni stile Brotzmann in 1+1 = 1 con i clarinetti bassi, il trombone lacerato in Bocca.Kosmoi, nonché il suo recente Ebe und anders commissionato dalla Klangforum, ci suggeriscono che non si è smarrita di un centimetro l'idea di rivelare quello che Billone chiama spazio ignoto dei suoni: si può discutere sulla natura del concetto di ignoto (Billone rifiuta un indirizzo avanguardistico alla Cage), ma poco si può obiettare sul fatto che la musica del compositore italiano contiene una personalità plastica che lo rende unico, così come unici sono i risultati raggiunti con Mani.De Leonardis o Mani.Mono, pezzi che hanno creato un precedente altolocato per aggeggi percussivi come lo springdrum o un set di sospensioni d'auto.




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