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lunedì 22 giugno 2015

Dmitrij Sostakovic: Trascrivere la vita intera


E' benvenuta questa edizione italiana di uno dei più affascinanti libri sul compositore russo Dmitrij Sostakovic: Elizabeth Wilson, violoncellista inglese della classe di Rostropovich, nel 1994 ricostruì con pazienza tutta la vita del compositore attraverso la copiosa corrispondenza che Sostakovich intratteneva con amici e conoscenti. Il merito di questo volume di circa 500 pagine fu quello di costruire una trama simile a quella di un romanzo, con un ordinato e cronologico inserimento delle missive inviate dal compositore, adeguatamente sostenute da una narrativa essenziale degli eventi storici.
Il testo in italiano è stato trascritto come "D. Sostakovich: Trascrivere la vita intera. Lettere 1923-1975" e porta la traduzione di Laura Dusio e l'introduzione di Enzo Restagno che se ne è reso promotore nella cornice di Settembre Musica. Non era un lavoro semplice quello di tradurre la corrispondenza del compositore russo, poiché nell'analisi oltre ad evidenti ed ambigue terminologie della lingua vi era lo scopo di ricostruire l'anima delle parole, il loro slang utile per rappresentare fedelmente il carattere dell'artista. In gioco c'era l'esatta descrizione di una dimensione umana. A questo proposito era risaputa la difficoltà di enucleare un carattere specifico rilevato direttamente dalle lettere, dato che Sostakovich visse in quella Russia stalinista in cui la cultura elitaria veniva messa al bando con conseguenze spesso tragiche per i suoi rappresentanti; tantomeno nelle missive era consentito poter esprimere alcunché su fatti o vicissitudini. Il testo della Wilson però riesce con adeguato commento a trasmettere quello sdoppiamento che Shostakovich ha vissuto per gran parte della sua vita e lo fa grazie ad alcune corrispondenze in cui è impossibile non notare il sarcasmo e la delizia incantevole della bugia. Da una parte l'aderenza al regime gli garantiva servigi utili per la sua famiglia ed i suoi amici, dall'altra la ripugnanza verso l'imposto tendeva a formalizzarsi nella musica, la quale, muta nelle parole, non permetteva nessuna particolare ricostruzione: sotto quest'ultimo aspetto in verità il compositore in alcuni casi non riuscì nemmeno a far tacere la tendenza ribelle provocando la censura di colleghi ed organizzazioni, ma in linea generale tanto gli bastò per essere in spirito appagato verso il pubblico dei suoi ammiratori ed ascoltatori.
La prima parte delle lettere è ambientata nella gioventù del compositore e mostra i suoi enormi sacrifici per raggiungere una posizione di rilievo nei corsi e nella vita accademica russa: le lettere fanno emergere una personalità convinta dei propri mezzi, ossessionata dalla voglia di guadagno per sostenere la famiglia in difficoltà economiche. Musicalmente parlando (parliamo del periodo che va dal 1923 al 1930) Sostakovich era già una novità per la composizione russa e soprattutto per il comparto sinfonico: le prime sinfonie del russo e parte della musica scritta per balletti e rappresentazioni teatrali dimostrano come stilisticamente Sostakovich fosse una via di mezzo tra il nazionalismo romantico russo e il Petruska di Stravinsky; con rigore accademico si assisteva ad una proposta splendidamente confezionata con marcette, valzer obbliqui e accenni di temi popolari posti di fianco ad una composizione strumentale dinamicamente eccitata. A conferma di questo e sebbene l'autore ne riconobbe solo in parte i pregi, la seconda e terza sinfonia proposero alcune tra le cose più avanzate del russo, scritte in un momento in cui probabilmente aveva voglia di differenziarsi da quel formalismo a cui dovette porre rimedio subito sin dalla quarta sinfonia. 
Una considerevole parte delle lettere rinvenute provengono da una triade di amici fedelissimi di Sostakovich, amici con cui si sentiva libero di poter parlare e condividere le sue idee musicali: I.I. Sollertinskij (musicologo, critico musicale e letterario e professore al conservatorio di Leningrado), Atovm’jan Levon (arrangiatore ed editore a lui vicino anche a causa del regime) e I.D. Glikman (che fu il suo segretario personale). Con loro discuteva del successo delle sue opere senza fare nessun riferimento politico se non quello rivolto sarcasticamente in favore di Stalin, al quale inviò missive per chiedere un suo intervento in varie cause: nel discredito ricevuto per alcune sue opere, nella gratitudine per la sistemazione del suo alloggio o per giustificare la sua rappresentanza negli Stati Uniti. Al riguardo va sottolineato il grande scandalo prodotto dal suo Lady Macbeth, un'opera decisamente ambigua per l'epoca, a cui lo stesso Stalin non seppe resistere per la sua carica erotica, lasciando il palco al terzo atto. La mattanza politica gli costò spesso l'isolamento artistico, l'incapacità di avere peso nelle commissioni e soprattutto, tramite un giornalismo di parte, di avere la piena comprensione del suo popolo. Tuttavia fu in grado di riabilitarsi e lo dovette fare proprio con la musica, la quale, specie dalla quarta sinfonia in poi, dava delucidazioni sullo stile ma spesso non le dava sul piano della chiarezza mirata ad un programma politico. Negli anni della guerra, Shostakovich divenne il compositore per eccellenza sul tema dei conflitti, con tre sinfonie dedicate (7°-8° e 9°) che rappresentarono il suo culmine sinfonico, permettendo una riconoscibilità artistica a lui solo ascrivibile che purtroppo venne meno dalla 11° sinfonia in poi (1).
Gli anni successivi allo Stalinismo (dal 1953 in poi) sono decisivi sia per la sua vita che per la sua musica: per quanto riguarda la prima le lettere evidenziano il dolore sommesso che Shostakovich dovette sopportare per la perdita della prima moglie Nina Vasil’evna Varzar e poco dopo per la cara madre, circostanze che lo mettono di fronte ancora ad un'amara e difficile realtà da condividere con i suoi figli e con un nuovo matrimonio fallito immediatamente; ma, come succede nei momenti difficili della vita, sono eventi che riescono a produrre una drammaticità della musica senza confini, di quelle che entra nella pelle solo ad ascoltarla; è in questo periodo che in tutta la produzione del russo viene esacerbata una intimissima relazione tra sarcasmo visionario, anime in fiamme, tristezza, dolcezza soprannaturale e venti di rinnovamento: è un patchwork nato in incubazione nelle sinfonie per la guerra che si distribuirà nei quartetti d'archi, nel suo primo concerto per violino e violoncello, nonché nel secondo concerto per piano, a cui il compositore non diede mai una valenza artistica, quantomeno dal punto di vista tecnico, ma che è la migliore espressione musicale data in tal senso soprattutto per via di quel secondo movimento adagio.
Purtroppo quello che la Wilson chiama periodo della rinascita artistica di Shostakovich e della sua riabilitazione di fronte al comunismo e all'Occidente fu messa in crisi immediatamente dalla comparsa della SLA, una malattia che all'epoca non era nemmeno diagnosticabile. In questa temporalità, se da una parte il compositore russo prese contatti con una serie di personalità artistiche del suo paese (nelle lettere si scorge la profonda amicizia con Rostropovich, la fantastica dialettica usata con Boris Tischenko e il fascino esercitato dal poeta Evtusenko), dall'altra la cattiva salute non gli permise più di essere puntuale con le scadenze e i suoi impegni; con una nuova e indispensabile moglie al suo cospetto, Irina Antonovna, Sostakovich intraprese una vita nuovamente a doppio senso, piena di soddisfazioni e patimento, intervallando periodi di discreto benessere con viaggi all'estero e prolungate degenze ospedaliere, nelle quali comunque componeva arditamente. Finché la situazione non si aggravò inesorabilmente. Dal punto di vista musicale dopo l'eclatante decima sinfonia, Shostakovich i risultati migliori li trasferì sui quartetti (2), e in almeno 3 di essi dimostrò di poter adeguatamente fornire un ponte tra il neoclassicismo della sua musica e le nuove teorie atonali di Schoenberg: tale circostanza gettò un profondo dubbio su quale forma volesse rivestire la sua musica cozzando contro i detrattori del sovietico, incapaci di dichiarare la portata innovativa; l'uso personalizzato della serie dodecafonica fa pensare a quello che il russo avrebbe potuto comporre in assenza di pressioni politiche, con la salute in piena forma, in un ambiente come quello russo dove non circolavano in maniera sistematica certe idee. 


Note:
(1) la decima sinfonia fu a ben ragione definita come la "migliore pagina sinfonica dell'autore russo", in essa gli elementi caratterizzanti della musica del russo cercavano persino di creare immagini metaforicamente parlanti, riferite al linguaggio del potere politico e alla figura di Stalin.
(2) il quartetto n. 8, dedicato alle vittime del fascismo e della guerra, è il capolavoro dei quindici composti.

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