Translate

domenica 3 maggio 2015

Poche note sul jazz italiano: evidenziare il "cambiamento"


Il tema del cambiamento posto in termini generici non ci dice assolutamente nulla; è un concetto che va specificato in funzione della tipologia richiesta: cambiamento in musica vuol dire mantenere una linea di condotta musicale per un certo periodo di tempo. Tale conduzione può avere contenuto differente ma deve esacerbare uno stato modificativo, deve evidenziare un passaggio da una situazione all'altra: senza voler entrare in un'analisi temporale strizza cervello e che naturalmente ingloba nella musica aspetti che andrebbero chiariti, un esempio tipico e moderno di metamorfosi degli umori o degli stati psicologici, ci venne fornita dalla prima corrente minimalista americana, allorché i suoi rappresentanti riuscirono a creare le ripetizioni, il phasing ed altre tecniche che riepilogavano il senso di appartenenza ad un "gruppo" di sensazioni o eventi ben delineati, suscettibili di essere riscontrati nella vita sociale ed urbana. 
La recente pubblicazione di Pop corn reflections, ultimo lavoro del Rosario Di Rosa trio per la Nau Records, è perfettamente sintonizzato sul concetto di cambiamento di stato: Di Rosa è un intelligente pianista siciliano su cui la critica jazzistica ha puntato molto, affiancando la sua figura a quella di pianisti emergenti come Puglisi, Filippini o De Bonis, ma Di Rosa non assomiglia a nessuno. Con il trio composto assieme a Paolo Dassi al contrabbasso e Riccardo Tosi alla batteria, Di Rosa ha già realizzato alcuni lavori, il cui ascolto avevo mancato, ma anche singolarmente il pianista ha idee ben precise sulle evoluzioni future del jazz, puntando sul concetto di composizione-reazione improvvisativa, un tentativo di creare variazioni alla stessa stregua delle trascrizioni di Bach o Liszt trasposte nel campo del jazz (Johnson, Monk, Evans, etc.).
In "Pop corn reflections" si alternano schizzi di modularità musicale (parenti lontani del Bartsch svizzero), frammenti edulcorati del pianismo di Evans e di quello neoclassico di Glass, tentativi minimali di serializzare alcune parti jazzistiche e un contorno di elettronica in loops che spesso rappresenta il nucleo fondante del ritmo della composizione. Il lavoro viene volutamente ridotto all'osso per cercare di trovare nuovi connubi che siano la sintesi di procedimenti storici di approccio alla musica, senza però mai disdegnare l'improvvisazione che, d'altronde, può essere considerata come un metodo storico per eccellenza.
"Pop corn reflections" riflette i nostri tempi, in cui la voglia di jazz melodico e gli istinti post-moderni sono la base essenziale su cui erigere una proposta condivisa, ma che oggi deve fare i conti anche con uno sviluppo tecnologico forse debordante rispetto agli usi e non trova canali di sfogo eccitanti per la ricerca accademica.

Una razionalizzazione del "cambiamento" pervade anche l'ultima fatica del duo Luigi Vitale (vibr) e Luca Colussi (batt., perc.), intitolata "Stile libero": questo abbinamento poco usuale per il jazz, tra vibrafono e batteria distinti per esecutore, contiene molti spunti interessanti al suo interno, con una sorta di manifesto che si può arguire in Instabilità delle acque, una composizione con vibrafono modificato e frattali percussivi (sonagli, oggetti e alla fine un tamburo) in cui si ricrea una sorta di magia nera dei suoni che può aprire nuove vie alla parte timbrica degli strumenti, e che mostra un equilibrio sonoro che evita che l'incauto uso della batteria possa pregiudicare le sonorità più morbide del vibrafono nell'economia del brano; pezzi come Paesaggi nordici, buona parte della Suite Verticale e della conclusiva Bagliori, rappresentano combinazioni che non pregiudicano le differenti dinamiche degli strumenti; Vitali usa anche una preparazione con catene e delle pedaliere che, in verità, sembrano essere usate con parsimonia. E' solo questo l'unico neo di un disco visto con l'ottica sperimentale ma suonato con i piedi per terra, che personalmente avrei ancor più gradito con qualche rischio in più nell'esperienza improvvisativa.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.