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domenica 3 maggio 2015

Poche note sul jazz italiano: politica economica della musica e articolate redenzioni

Già con un palmares fatto di collaborazioni importanti, Carlo Alberto Canevali è un batterista dedito alla purezza della rappresentazione nella libera improvvisazione: obiettivo creare un marchio (attraverso le produzioni personali dell'etichetta indipendente nBn) con proprie idee, condivise da altri musicisti. Sembra che da tempo Canevali abbia trovato un valido gancio in Australia, dove ha conosciuto l'emergente scena improvvisativa di Melbourne, instaurando molti rapporti di collaborazione con giovani improvvisatori di talento.
Tra questi Canevali ha creato un connubio in primis con il pluristrumentista (sax tenore e soprano, flauto, clarinetto basso) australiano Tony Hicks, un interessante improvvisatore che ha raccolto la sua ricerca sull'identità di un linguaggio improvvisativo, basato su scale non ordinarie; Hicks ha documentato le sue esperienze personali in una tesi universitaria (vedi qui), in cui dimostra che l'inutilità avanzata da molti sassofonisti di suonare con scale aventi quarti di tono, può essere utile per altri scopi: perfetta per le ornamentazioni mitteleuropee e le influenze arabe, Hicks propone una scala a 24 toni con pieno uso della tonalità estesa.
La documentazione di questa attività viene risolta registrando 3 sets privati effettuati al mattino di un giorno prescelto di un lunedì: si tratta di progetti chiamati "Monday Morning", accompagnati dalla data in cui essi sono stati suonati e registrati. Molte delle teorie seguite provengono dalla sperimentazione fornita aderendo alla composizione in codice di Jacques Attali: nel suo libro del 1985, "Noise: the political economy of Music", nel spiegare come i rumori potessero essere indice di un'elaborazione del linguaggio moderno, lo stesso proiettava eguali considerazioni nel mondo musicale non convenzionale, per dimostrare come esista un panorama sonoro che sfugge alla mercificazione dei prodotti musicali e può essere utile per impostare un diverso sistema di relazioni sociali.
I tre Monday Morning (liberamente disponibili per l'ascolto su bandcamp) si erigono sulle esperienze provate da Canevali e Hicks, mettendo in mostra una proficua serie di approfondimenti sulla microtonalità, sui vantaggi ottenibili dall'uso di particolari tecniche di estensione e non rifiuta di concentrare l'interesse anche verso colonizzazioni sonore che richiamano lampi del jazz dei sessanta/settanta, quando i suoni evocavano spiriti e villaggi di incerta classificazione (qui le tecniche usate portano per simbiosi alla musica indigena australiana, specie quando Hicks suona il flauto, sebbene tale approfondimento sia stato oggetto di una trattazione molto più specifica nell'esperienza che Hicks ha avuto nella formazione di Paul Grabowsky). In Monday Morning 09.03.2015, l'invito al workshop improvvisativo è rivolto anche al pianista Dan Sheehan. 
La bellezza di questi autonomi pezzi di improvvisazione astratta sta nel fatto che essi pur essendo decostruzioni, rivelano un inaspettata capacità di sintonizzazione dei suoni, sia in termini melodici che ritmici: su quest'ultimo fronte il lavoro di Canevali è notevole, poiché aldilà di un mero giro di assonanze con i modelli percussivi del passato, esiste una capacità di caratterizzare la propria creazione improvvisativa, funzione delle relazioni e delle soluzioni trovate per la propria espressione e quella dei partecipanti, e valide in ogni momento. 

Il miglior progetto del sassofonista Francesco Chiapperini si chiama Extemporary Vision Ensemble, un gruppo di 9 musicisti residenti a Milano* uniti per un tributo a Massimo Urbani: "Our redemption", tratto da una loro esibizione dal vivofonde diverse risorse: da una parte troviamo un iter musicale che si avvicina a quell'eccitazione di gruppo conosciuta nelle formazioni free form presentante per la prima volta da John Coltrane in Ascension, in cui un formidabile returning sound tra i musicisti permetteva la confluenza immediata di un livello adeguato di energia, una delle caratteristiche principali proprio della musica di Urbani; dall'altra vi sono aperture di altra natura (boppistiche, rock, camerali, etc.) che sono il frutto dell'improvvisazione dettata dalle capacità dei partecipanti e del momento ispirativo di ogni singolo: ne risulta un suono vario, una sorta di jam totale e permanente, in cui si bada alla coesione e all'assolo. La conseguenza è un ammiccante esibizione che si concede allo spettacolo, ma mostra anche tutto il suo intrinseco valore: Unconventional Lines, il brano che apre la raccolta, mostra beate convergenze di suono tra l'impatto dinamico della band e le proiezioni dei singoli musicisti; Chiapperini e Catagnoli tirano fuori assoli incandescenti (c'è molto dello slancio delle bands di Cavallanti) mentre Chiapperini al flauto inventa un consuntivo tra Lateef e Ian Anderson; Quatrana condivide la modalità al piano con preparazioni, Manera fa impazzire il suo violino, Pissavini crea la stasi temporanea attraverso il suo cello. L'equa distribuzione continua ascoltando le evoluzioni tra il gruppo e il tenore di Elia in Remembering Max, il compassato basso di Rottoli in Barbarian Growls, lo schiopettìo della coppia violino/cello (Manera/Pissavini) in Ascending down the Hell, dove il brano apre con un formidabile attacco ritmico. Un'operazione-tributo non certamente intellettuale, ma incentrata sulla forza, sulla musicalità non banale, e con la volontà di omaggiare, attraverso la propria visuale, un artista che il popolo del jazz non ha assolutamente dimenticato.


Nota:
*i musicisti sono, oltre a Chiapperini (sax alto, flauto), Andrea Jimmy Catagnoli: alto sax; Gianluca Elia: soprano and tenor sax; Eloisa Manera: violin; Simone Quatrana: piano; Luca Pissavini: cello; Marco Rottoli: double bass; Filippo Sala: drums; Filippo Monico: drums and percussions.


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