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sabato 23 maggio 2015

Parcellizzazioni della realtà acustica: i Monkey Plot


"Monkey Plot’s style is intimate and often unpretentious. It would seem more accurate to call it “music for small spaces” rather than the more formal-sounding “chamber music”. There is namely something straightforward and “grounded” about the band’s music. Although dramatic effect has been abandoned, their music has become neither boring nor lifeless...it would be wrong to categorise their music as belonging within the improvisational genre..." 
(Note di presentazione della Hubro per la pubblicazione di Angaende omstendigheter som ikke lar seg nedtegne )



Ci sono elementi per creare una fantomatica "memoria dell'ascolto"? Di fronte all'imbarazzante quantità di suoni organizzati in vario modo, dal più elementare suono alla più complessa delle armonie, si potrebbe costruire un vero e proprio dizionario di riffs, giri armonici di strumenti, segmenti ritmici, sequenze, combinazioni di note e via dicendo ed indirettamente formare un volume delle "fonti" stilistiche e delle originalità. 
Anche se l'affermazione potrebbe essere fraintesa, quanto all'improvvisazione si vendono le stesse necessità: ci sarà stato sicuramente un precursore che per primo avrà strofinato un archetto su un piatto e tanti altri che ne hanno tirato a lucido le potenzialità. Esiste quindi un suono che è diretta conseguenza della formazione materica dell'oggetto musicale percosso e che può essere catalogato. Nella nuova ondata dell'improvvisazione proveniente dai paesi nordici un inaspettato trio di giovani musicisti norvegesi, i Monkey Plot, incarna un'esilarante versione dell'improvvisazione che si potrebbe definire a "radice", con un distinto e significativo aspetto comunicativo: Christian Winter alla chitarra acustica, Magnus Skavhaug Nergaard al contrabbasso e Jan Martin Gismervik alle percussioni, tre musicisti dell'Accademia di Oslo, si impegnano a distribuire un suono organico, che rende evidenti le complementarietà necessarie del legno o dei metalli degli strumenti e richiamano un "rinascimento" della natura come ritorno ad una sorta di incantato potere liberatorio che si ritrae dai modelli errati delle attuali configurazioni sociali. 
Nel 2013 Frode Gjerstad gli mise a disposizione l'alloggio personale per incidere il loro primo lavoro a Stavanger. "Lov og lette vimpler" (un titolo magnifico che sta per "foglie e stelle filanti di luce") era diverso da qualsiasi cosa si fosse sentita nell'improvvisazione (con rammarico l'ho scoperto tardi): a ben vedere il trio si muoveva sull'equazione a radice, condensando flashs provocatori del passato nascosti nella memoria storica e provvedendo ad un'interazione che fa di tutto per rendere evidenti l'inefficienza di paletti tra generi musicali ritenuti diversi, anzi è quasi doveroso metterli assieme: qui la libera improvvisazione si compone delle tecniche non convenzionali ma, non casualmente, si scopre che anche una sincope batteristica jazz o una sventagliata alla chitarra possono convivere e far pensare. In particolare in Lov og lette vimpler si nota con forza un elemento piuttosto nuovo: accenni decomposti di arpeggi chitarristici (dai folksingers dell'epopea d'oro fino alle tranquille oasi di Towner) o puntellamenti al basso a sembianza di Peacock, possono diventare drivers paritari di quello che ad un certo punto può considerarsi instant composition; gli incastri sono tenui e convincenti e donano una dimensione gentile, naturalistica come succedeva nell'essenza delle oasi acustiche dei trends di John Fahey, con una differenza netta, qui si improvvisa!! Prendete un brano come Even before Napeleon e notate l'attacco che quasi incredibilmente rifila la stessa somiglianza di Through here quite often di Crosby, anche se l'effetto è veloce, minimo, imperturbabile e si incuba nello spirito improvvisativo. Quasi sette minuti di sintesi perfetta e di bruciante novità!
Il seguito di Lov og lette vimpler si chiama Angaende omstendigheter som ikke lar seg nedtegne (tradotto in italiano sta per "per tutte le circostanze che non possono essere messe su carta") è ancora più artigianale, ma soprattutto acquista in enigmaticità. Dopo che il trio ha vinto il premio Jazzintro a Moldejazz con in giuria Tord Gustavsen, si aprono anche le porte per una registrazione nell'eclettica etichetta discografica della Hubro Music (1). Viene riorganizzata la matrice improvvisativa facendo ricorso ad una struttura di brani miniatura (la maggior parte di essi non supera i 3 minuti e mezzo) in cui l'interazione si coagula intorno ad un ritmo prefissato come se gli istinti musicali si fossero congestionati di fronte ad un'espressione parca, da camera (ma in un significato molto lontano da quello convenzionalmente attribuito); strumenti che "provano", avanzamenti folk alla Buckley (fanno capolino in Undertiden), asintotiche configurazioni ritmiche (l'intro quasi marziale di Unge mennesker), l'alfabeto morse creato in Som om husene ikke vet, sono tutte manifestazioni di una visione unica, non immediata, che conduce ad una prospettiva dell'improvvisazione davvero fuori dagli schemi, fatta per assaggi. (per smascherare questa officina di gesti e suoni primi, vedi una loro esibizione qui). 

Tra gli amici di Christian, Magnus e Jan c'è anche un prospiciente poeta e musicista svedese, anche sound artist e avanguardista fluxus-style di Malmoe: Par Thorn; egli ha trovato le bellissime nomenclature dei titoli dei loro cds ed ha provato anche l'ebbrezza di una esibizione insieme a loro: Thorn (classe 1977) è già nell'alta considerazione della scrittura norvegese per via del suo stile twitter, imparentato con l'assurdo e i programmi da computer (2). In 50 esemplari in forma di cassette (nastri), un materiale di registrazione particolarmente caro al poeta-musicista svedese, si materializzano le perfomance effettuate nell'ottobre del 2014 tra Oslo e Stoccolma; in Osvensk stamming Thorn adatta in lingua norvegese versi ispirati dalla "Origine delle specie di Darwin", ma l'esibizione non fa altro che accostare i mondi musicali di Thorn con quelli del trio: recitazione, circuit bending, noise e silenzi semi-preparati si uniscono alle configurazioni acustiche dei Monkey Plot. 



Note:
(1) la copertina del cd ritrae il luogo della registrazione, ossia una piccola tenuta della famiglia di Magnus sui monti di Vegglifjell. 

(2) dal punto di vista musicale Thorn ha collaborato con improvvisatori come Keith Rowe, Charles Bernstein, Martin Kuchen, Alex Dorner, la danzatrice Takako Suzuki e il turntablist Ignaz Schick.

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