Translate

sabato 11 aprile 2015

Chihei Hatakeyama


Quando Chihei Hatakeyama, sound artist giapponese dell'hinterland di Tokyo, esordì con Minima Moralia nel 2006 su Kranky, la sensazione fu quella di aver posto fine a ciò che una volta era considerata una sorpresa nell'ambito dell'ambient music: la "scienza" del drone, così come concepita da Eno, stava spingendo da tempo su operazioni concentrate sulla purezza e la psicologia del suono sostenuto, un evento che aveva bisogno di essere curato in sede di produzione attraverso la tecnologia. La principale conseguenza di questa ricerca era che gran parte dei lavori effettuati nel giro dell'ambient music avevano perso fascino, poiché logicamente non in grado di catalizzare nuove combinazioni sonore; l'inflazione di musica e musicisti impegnati in quel compito si disperdeva in mille produzioni simili.
Minima Moralia, pur venendo stilisticamente da quella infinita pletora di musicisti devoti alle caratteristiche del minimalismo dei bordoni sostenuto da Eno, mostrava di fianco un'idea ulteriore: l'inserimento di anomali e talora impercettibili situazioni sonore giustapposte al drone stesso, permetteva di assaporare una varietà più ampia di suoni, di raggiungere una sorta di tavolozza con plurime possibilità di colorazione (vennero usati anche strumenti acustici in interposizione senza processi). In breve, si ritornava ad un minimo di trama sonora. Questo aiutava anche a migliorare la capacità subliminale dei temi musicali. Dopo quell'essenziale lavoro, ed uscito prematuramente dalla Kranky, Hatakeyama si ripetette parzialmente con la stessa idea in Dedication, per poi intraprendere una esperienza profonda con il drone, sebbene sempre più diminuendo quelle inserzioni acustiche (che lo rendevano differente dalle costruzioni tradizionali dell'ambient music) ed aumentando quelle tipicamente dronistiche rese con sfumature, ma senza inserimenti acustici. 
Si diceva delle migliori qualità del drone dell'Eno degli aeroporti. ossia provocare minime variazioni, che non devono destare attenzione, ma solo foderare l'ascolto. Prendete Mist, appena pubblicato dalla piccola White Paddy Mountain e notate la qualità del drone, che alla fine rassomiglia ad un motore di quelle navi-traghetto che portano sulle isole; è composito, frutto di tempo speso per trovarne una giusta combinazione, ha delle impalpabili sfumature che vanno ricomposte con fatica, ma è una culla melodica che si intravede nel suono pieno di Lone wolf in a heavy snow, e che è alla base delle intenzioni musicali odierne di Chihei (si può comporre una trilogia mettendo assieme Winter Storm e Frozen Silence). In A silver fence to prevent the entrance of horses si ascoltano dei sub-suoni che proiettano probabili situazioni, movimenti, ma il brano è in stasi estatica. Inoltre risulta importante la parte delle spezie "concrete" che danno il cambio ai tintinni di suoni processati: gli uccelli Oahu delle Hawai, la costa di Bellington e la pioggia sul monte Takao ad Hachioji costruiscono un'abbellimento poco considerato finora da Hatakeyama. Nangoku, poi, è un dolce incubo, che si avvicina alle relazioni del sonno di Rich, utilizzata anche come installazione. 
Un modo per creare colori, usando mezzi artificiali: field recordings che simulano natura e droni irriconoscibili di strumenti processati che simulano concetti, molto diversi ad esempio da quel brano presente in The River, e dedicato alla nebbia (era A house in the fog); lì c'era la necessità di rappresentare il risvolto misterioso di una casa nella foschia. Qui c'è invece una celebrazione inconsueta della nebbia, nei suoi risvolti psicologici, si porta dietro il carico di dolce alienazione delle giornate lavorative di Tokyo, un esorcismo sonoro svolto in senso positivo, mirato a cogliere le essenze ed ad isolarsi in un ambiente confortante.


Discografia consigliata:
-Minima moralia, Kranky 2006
-Dedication, Magic Book Record 2008
-The river, Hibernate 2009
-Saunter, Room 40, 2009
-Variations, Soundscaping 2010
-Mist, White Paddy M. 2015
-Frozen Silence, con Sakama Hosomi, White Paddy M.,2015


Nessun commento:

Posta un commento