Translate

lunedì 30 marzo 2015

Henry Kaiser


Quando nel 1995 la Shanachie Record ospitò i duetti chitarristici tra Derek Bailey e Henry Kaiser fu molto forte l'impressione di essere arrivati ad un punto di arrivo dello sviluppo di un certo tipo di improvvisazione applicata alla chitarra. Bisognava trovare il coraggio di affrontare altre strade complementari e Kaiser colse al volo le innumerevoli spinte che provenivano da una velocissima espansione di stili, tecniche e ragguagli tecnologici dello strumento; ma prima di mostrare tutta la sua bravura e la sua versatilità nei paralleli offerti dalla musica, Kaiser dimostrò un'intraprendenza unica nell'aggiornare le lezioni del suo maestro inglese; egli fu in grado per tutti i settanta di "dilatare" le combinazioni cacofoniche dello strumento in qualità e quantità: il suo vero esordio nel 1977, Ice death, aveva già in serbo i semi di queste rivoluzioni e se si è alla ricerca di un primo forte richiamo di intenti e risultati di queste modificazioni, penso che la dimenticata, lunga suite di Wind Crystal (condivisa con un altro gigante della distorsione chitarristica, Eugene Chadbourne), possa ben rappresentare i notevoli progressi fatti dal chitarrismo improvvisativo in soli dieci/quindici anni. Naturalmente l'occasione migliore per verificare il talento di un chitarrista è la dimensione solistica, un atto di coraggio che normalmente eleva il chitarrista dalla massa, ragion per cui non ci volle molto tempo per farne di dischi in solitudine, diversamente creativi, in cui esprimere questi nuovi potenziali: Outside pleasure e Aloha stigmatizzarono un modello avanzato ed un nuovo stile, in cui affluiva un repertorio di tecniche sconsiderate, da mostrare come campionario dell'asprezza e della provocazione strumentale. Kaiser chiuse il periodo Metalanguage con un altro dei suoi migliori lavori di sempre, It's a wonderful life, che però allargava di molto il raggio d'azione delle scelte stilistiche, mostrando un avvicinamento di moda alla musica etnica americana e a quella orientale; in quegli anni gli appassionati dell'improvvisazione libera poterono solo soddisfarsi con dischi come Invite the spirit, lavoro che lo vedeva direttamente a contatto con i cerimoniali coreani tramite un trio composto con l'arpista coreano Sang Won Park e il percussionista Noyes. 
Discograficamente parlando il periodo successivo alla Metalanguage fu una evidente rottura degli obiettivi che avevano formato l'espansione artistica di Kaiser: il contratto con l'eclettica SST fu inaugurato nel 1987 con Devil in the drain, trascinandosi con altre prove fino ai primi anni novanta: Kaiser aveva trasferito il proprio bagaglio improvvisativo nel turpiloquio delle culture rock, funk e del blues asincrono; questa tendenza, evidentemente rischiosa in termini di innovazione, rimarrà presente in maniera pressoché ricorrente nelle idee del chitarrista, la cui versatilità comincia ad essere un problema: si fa fatica a conciliare l'aggiornamento cacofonico che Kaiser vorrebbe produrre per le composizioni acide di Garcia, Zappa o Beefheart; quando Kaiser lascia la SST, si lascia coinvolgere dalla dilagante deflagrazione delle contaminazioni etniche, sviluppando nel contempo competenze e conoscenze che appartengono alla sfera della ricerca scientifica e della produzione cinematografica (accetta di far parte di una spedizione in Antartide ed è subacqueo per lo svolgimento di alcune pellicole), elementi che possono essere in qualche modo sfruttati per la musica: il problema è che non fece nulla di memorabile. Tre volumi di musica del Madagascar (A world out of time, con il chitarrista David Lindley e cantanti musicisti tradizionali) e due volumi di musica tradizionale norvegese, affiancano molte collaborazioni negli strati jazzistici, dove per le esperienze etniche sembra che il chitarrista non abbia voluto sporcarsi le mani, e per quelle improvvisative ritorna sui suoi passi caratteristici senza innovazione. Se si eccettuano alcune collaborazioni particolarmente riuscite (tra le quali non si può fare a meno di ricordare le sessions di Tomorrow knows where you live del '91 con un novizio Jim O'Rourke in cui Kaiser oggettivamente intraprende una tendenza "space", quelle delle "lezioni di chitarra" con Chadbourne e i duetti sopracitati con Bailey), l'ampiezza in termini numerici dei prodotti suonati ed incisi, comincia a fornire un disegno che esalta la molteplicità delle direzioni intraprese, ma allo stesso tempo non si focalizza in capolavori. 
L'ingresso di Kaiser nel nuovo secolo, dunque, non fa altro che mantenere questo standard, con prove alterne a cui non si riesce spesso ad attribuire una vera dimensione: gli ultimi anni sembrano voler imporre un'aggiunta nostalgica, che era stata abbandonata per oltre vent'anni della sua musica, ossia quella di ritornare con più proficuità alla dimensione solistica: lavori come Where endless meets disappering, A little stroke of light, nonché una mole di musica solistica (con tipi differenziati di chitarre ed effetti meccanici ed elettronici) potrebbero riportare all'attenzione dei media un chitarrista che ha vissuto con molta razionalità le vicende dell'improvvisazione nel suo settore: il suo ultimo solista Requia and other improvisations for guitar contiene delle splendide citazioni ad illustri mecenati della musica perfettamente insabbiati nel suo stile, sebbene nel complesso il lavoro non fornisca sempre un centro di gravità. Tuttavia, a parte queste remore soggettive, quasi mai si mette in discussione il valore del chitarrista.
Il 2015 è partito con molta carne al fuoco e nell'equilibrata routine di progetti misti che guardano un pò dovunque, lo si può ascoltare in un validissimo duetto con Scott Amendola in Leaps (della serie qui si fa improvvisazione), in un inedita collaborazione con Ray Russell (un chitarrista morbido stilisticamente in netta controtendenza a Henry) nel robusto The celestial squid, nelle spurie pastoie sperimentali con il contrabbassista Damon Smith di Relations, o nella verifica del lato "space" dell'artista con un autoprodotta raccolta di 5 cd dal vivo registrata al solstizio d'estate di Okland dal titolo Garden of memory.


Discografia consigliata:

Frith/Kaiser, With friends like these, Metalanguage 1979
Outside pleasure, Metalanguage 1980
Aloha, Metalanguage 1981
It's a wonderful life, Metalanguage 1984
Sang-wong Park/Noyes/Kaiser, Invite the spirit, Celluloid 1984
Devil in the drain, SST 1987
O'Rourke/Kaiser, Tomorrow knows where you live, Les Disques Victo, 1991
Lindley/Kaiser, i tre volumi di A world out of time, Shanachie ('92,'93,'96)
Lindley/Kaiser, The sweet sunny north vol. 1, Shanachie 1994
Bailey/Kaiser, Wireforks, Shanachie 1995
Chadbourne/Kaiser, The guitar Lesson, Les Disques Victo 1999
Centazzo/Kaiser, Infinity squared, Ictus 2006
Where endless meets disappearing, Balance Point Acoustics 2009
A little stroke of light, Not on label, 2010
Muller/Raine-Reusch/Kaiser, Kamura, Za Disc, 2012
Requia and other improvisations for guitar solo, Tzadik 2013



Nessun commento:

Posta un commento