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sabato 14 febbraio 2015

Proponendo una filosofia del ghiaccio: Terje Isungset


Uno dei campi di ricerca più affascinanti e recenti del percussionismo musicale è quello di tipo archeologico: fare ricerche sulle sonorità naturali o di oggetti antichi frutto dell'azione umana, è un ulteriore mezzo di indagine per scoprire l'anima di chi ci ha preceduto; risponde un pò al principio "fammi sentire come suoni e ti dirò chi sei". La new age music sollevò il coperchio dell'arcano, ma non si può dire certo che non ci fossero stati uomini che avessero già pensato agli archetipi del suono della nostra civiltà: esso costituiva un mezzo di infiltrazione nella vita normale di un uomo vissuto in specifiche epoche pregresse, utile per arrivare in maniera mediata alla comprensione delle loro vicende.
Negli ultimi trent'anni si è premuto il piede sull'acceleratore della scoperta e della risposta comportamentale, soprattutto, quando si è cominciato ad analizzare, anche dal punto di vista percettivo, quei suoni più propriamente naturali che non hanno dovuto subire nessun danno di obsolescenza: in Norvegia, ad esempio, il percussionista Terje Isungset, ha portato alla ribalta il ghiaccio; mettendo quasi subito da parte l'inflessione jazzistica, il norvegese ha cominciato a sperimentare in grande stile i suoni di lastre perfettamente intagliate, distribuite in forme diverse; la semplicità dell'approccio portata avanti dal nordico apre due campi di interesse, quello propriamente musicale ed uno indotto di tipo letterario, su cui ho riflettuto.
Riguardo al primo, già attraverso una serie nutrita di cds dedicati allo scopo con una propria label, Isungset ha mostrato di compiere fondamentalmente un'operazione di contrapposizione tra suono e anima popolare; in questa ricerca molti criticamente si saranno chiesti se le sue ricerche possano in qualche modo sconfinare nel puro esibizionismo, perché è indubbio che presentarsi in uno spettacolo con tali credenziali e strumentazione, possa costituire un vantaggio. La realtà è che Terje cerca di far rivivere uno stato subdolo dei suoni del ghiaccio e mostrare che il legame con il territorio è molto più forte di quello che si pensa. Quella storia che scaturisce dai suoni è tutta lì, ha solo bisogno di essere esternata. Terje ha spaziato dal duo all'orchestra con la sua strumentazione di ghiaccio, sebbene non ha quasi mai abbandonato l'accompagnamento vocale, soprattutto femminile (partners in tal senso sono state: Sidsel Endresen, Sylvia Moi, Sara Marielle Gaup, Lena Nymark, Sidsel Walstad, Mari Kvien Brunvoll), impostato in cantilene tipiche utili per compiere quel necessario trasporto geografico. In chiave maschile l'accompagnamento vocale e strumentale più ricercato è stato quello con Arve Henriksen, già instaurato ai tempi di "Iceman" nel 2002, cd con cui Isungset esordì nella materia dei ghiacci; dopo averlo coinvolto nell'esperienza degli "Ice Concerts", Isungset presenta discograficamente un progetto che costituisce un ulteriore approfondimento delle sue sperimentazioni: si tratta di "World of glass" (vedi qui un estratto video tratto dall'esibizione di Tallinn nel 2011), lavoro in cui si sono mobilitati 15 specialisti estoni del settore, per produrre un arsenale di strumenti costruiti con il ghiaccio: ancor più che negli Ice Concerts, Isungset vuol migliorare la resa dei suoi abituali viaggi, tentando di organizzare il ghiaccio per crearci non solo suoni ma anche melodie sempre più raffinate.
Questa mistura tra folk, natura e dualismo musicale, scova il secondo campo di indagine della musica, che io vedo nei collegamenti colti con le altre arti: non si tratta solo di instaurare relazioni con installazioni video appropriate o di trovare impareggiabili luoghi, prescelti per rendere più incantate le esibizioni; c'è anche un implicito sottofondo poetico e letterario che ragguaglia tutta la musica del mondo nordico attuale. Luca Vitali, nel suo "Suono del Nord", cita brevemente come fonte di ispirazione naturalistica Olav H. Hauge, che certamente si pone come riferimento letterario generico di molti musicisti dell'ambiente, ma un episodio specificatamente dedicato all'argomento nel passato è stato "The ice palace", la novella di Tarjei Vesaas, in cui tiene banco la storia misteriosa di due ragazzine e dei loro segreti non svelati; una delle due muore di ipotermia proprio in un fantomatico castello di ghiaccio per essersi incolpevolmente smarrita nei labirinti dello stesso; è un romanzo che incrocia temi piuttosto trattati nella letteratura norvegese, con una doppia valenza; da una parte la cornice naturale, un'arma a doppio taglio (fascino e pericolosità), dall'altra la relazione con il mistero e la morte. 
Le risposte musicali in contrapposizione volute dal percussionista norvegese (due o più musicisti fino ad un'orchestra di minori dimensioni) non sono estranee nemmeno ad un modo di relazionarsi della società moderna: tra coloro che si sono interrogati sulla validità della comunicazione sociale odierna, lo scrittore e drammaturgo Jon Fosse sembra essere colui che ha dato più risposte al riguardo; Fosse si intromette nello spazio fisico del dialogo, introducendo dei silenzi propedeutici (memori delle situazioni di Samuel Beckett), che quasi detronizzano il dialogo stesso, che rimane povero, non viene corroborato, poiché bastano poche parole per intendersi. 
I suoni melliflui di Isungset introducono uno scenario alternativo, che è l'antitesi della frenetica e spesso aberrante comunicazione attuata dalla nostra società; è l'espressione del sintetico che rivela immediatamente un'idea o un sentimento. 



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