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sabato 7 febbraio 2015

Poche note sul jazz italiano: minoranze e poetica della terra

Quella della personalità dei suoni è un concetto non solo timbrico ma che affonda le proprie velleità nella storia. Qualsiasi suono venga emesso ha un passato, che può essere visto come specchio delle attitudini di persone e comportamenti relazionali; i musicologi hanno enucleato diverse varianti di suoni collegati direttamente ad un'ascendenza regionale ed ancora oggi siamo in grado di riconoscere le particolarità che li contraddistinguono. L'etnicità di una musica può persino essere sottoposta a classificazioni, a sub-divisioni, le quali poi portano nel loro insieme ad una tendenza generale. Non ho mancato di spiegare, in queste pagine, di come sia lo shock contemporaneo che alcune frange del post-moderno abbiano cominciato a demolire l'idea della comunità, dell'osmosi tra vita e suoni che in essa si compie, per affermare o un modello di superiorità alquanto altero o per compiere un processo di standardizzazione che è frutto di una assurda politica di annientamento delle diversità atta a conquistare le anime dei popoli. In questo tema vanno ricomprese (e non sono pochi i casi) tutte quelle comunità sparse nel mondo che sono a rischio estinzione. 
Continuando nelle orbite post-ideologiche del progetto Desuonatori, il chitarrista Valerio Daniele assieme alla cantante popolare Ninfa Giannuzzi hanno pubblicato poco tempo fa un cd intitolato "Aspro", che raccoglie le istanze della gente salentina di matrice linguistica grika, un dialetto di origine greca che allo stato attuale è ormai parlato solo dalle persone più anziane e non si rinnova nelle nuove generazioni. I nove brani che lo compongono, tutti rigorosamente ripresi da melodie popolari tipiche, mostrano tematiche con un carattere ascrivibile al poema omerico vissuto dalla posizione non eroica (l'amore orgoglioso per la propria terra, la dignità e la prerogativa di una formazione di valori) e vengono suonati con arrangiamenti che, con molto rispetto, cercano un aggiornamento: accanto alle storie profonde, alle ninna nanne e ai tamburelli tipici, c'è un sobrio tentativo di introdurre una strumentazione moderna: sia Daniele che i suoi collaboratori provengono da un tessuto jazzistico e come tale, è una veste vicina a quell'idioma che viene prescelta; ma la verità è che bastano alcuni accorgimenti semplici per evitare che i luoghi percorsi dai musicisti non siano solo veicoli appannati dalla storia: quando è prescritto dalle pause tradizionali, si vuota il bagaglio morbido del jazz, si scorge una tromba impantanata alla Davis e dell'elettronica leggera che è come una spezia preziosa da gustare per l'uso. "àremu rindinèddha", un classico della tradizione grika, per come è stata incorporata nel gusto di Daniele e soci, potrebbe piacere ai nordici in quanto a raffinatezza e completezza armonica; così come "Tis Klei" incrocia uno splendido canto in debito con la crocifissione di Cristo, con effetti di acustica, tromba ed elettronica sparsa. 

C'è una chiara ascendenza arabizzata nella musica della chitarrista Anna Garano: friulana di nascita ma con padre di origine siciliana, la Garano ha compiuto uno dei migliori percorsi formativi per chi si occupa di chitarra classica e flamenco: la passione per le tradizioni musicali arabe ed indiane è stata coltivata di fianco a quella filosofica, ed è questo il motivo per cui nella sua musica c'è molta evocazione poetica. Ma non è torbida, non galleggia nelle pastoie di tanto chitarrismo votato disciplinatamente ad una pedissequa ricerca della perfezione delle forme, c'è voglia di interscambio culturale tra musiche ed arti. Adoperandosi per questo scopo la Garano ha cercato convergenze tra il suo flamenco, la musica mediorientale (in particolare quella armena ed ebraica) e la poesia francese (Verlaine e Baudelaire), con validissimi progetti discografici dedicati.
Il suo ultimo cd "Lessness" mette a frutto idee e collaborazioni nate dal suo trasferimento a New York, una tappa che è diventata d'obbligo per qualsiasi genere di chitarrista, e che nel suo caso l'ha vista collaborare con Marc Ribot, Doug Wieselman, Ned Rothenberg e con l'emigrato Marco Cappelli, nonché con una delle musiciste che più gli sta a cuore, la cantante armena Anais Tekerian, fautrice del trio Zulal, un trio a cappella che intende celebrare le melodie popolari armene che restano radicate nei vecchi villaggi (puoi ascoltare qualcosa qui).
"Lessness" (che riprende un vocabolo usato da Samuel Beckett) fa presagire un gran vantaggio: spesso la differenza tra una grande artista ed una meno grande sta nel modo con cui si toccano le corde o nei tempi con cui si arriva ad una nota: si tratta di millesimi di secondo che possono fare la differenza, farci percepire un suono in un modo totalmente diverso; io penso che la Garano abbia questa qualità, oltre alla fantasia percettiva di un ambiente poetico subdolo che fa da contorno alle melodie. Si prova molta goduria nell'ascoltare il contrasto tra chitarra acustica ed elettrica nei brani realizzati in coppia con Ribot, ma anche i Mantos Negros, la rivisitazione di Hashul di Zorn, nonchè la title track in due movimenti sono esempi di una chitarrista classica che potrebbe ambire a grandi risultati solo con un pò di coraggio in più nella spinta delle idee. 



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