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giovedì 12 febbraio 2015

Luce e natura nell'improvvisazione delle Spunk


Sotto il nome di Spunk si cela il quartetto di improvvisazione libera di quattro ragazze norvegesi assemblato da Maja Solveig Kjelstrup Ratkje, una cantante di cui già parecchia stampa ha avuto modo di occuparsi a vario titolo; la Ratkje è stata tra le pioniere meglio riuscite della scena improvvisativa nordica abbinata all'elettronica, partita a fine novanta e molta stampa specializzata, che l'ha vista esibirsi in un concerto al Sonar Festival nel 2004, dice di essere rimasta incantata dalla perfomance dell'artista. La popolarità della musicista norvegese è sorta in maniera concomitante alla nascita dell'etichetta discografica Rune Grammofon di Rune Kristoffersen nel 1998, anno in cui la cantante ha dovuto condividere la schiacciante novità che proveniva da gruppi come i Supersilent, Food o Skyphone, la cui caratterizzazione era musicalmente più forte; ma quando la musicista ha potuto distinguersi, l'ha fatto anche usando anche altri canali come è successo nel cd registrato per la Tzadik di John Zorn (River Mouth Echoes), nonché nelle contrapposizioni con cinema, teatro e danza; con il suo eletto ensemble, le altre tre musiciste, Hild Sofie Tafjord al corno francese ed elettronica (che con la danzatrice Lotta Melin formavano anche gli Agrare), Lene Grenager al violoncello e Kristin Andersen alla tromba, la Ratkje ha prospettato un'articolazione musicale al confine con il cameratismo della musica contemporanea con meno noise e più improvvisazione libera.
Aldilà di un mero giudizio dettato dal gusto, ci si chiede cosa ha impressionato musicisti come Fred Frith nell'apprezzare musicalità come quella delle Spunk, così come ci si chiede cosa ha spinto un'icona del contrabbasso improvvisativo come Joelle Leandre a collaborare con il gruppo. Di fronte a due personalità provenienti da realtà improvvisative di differente stampo, emerge un comune denominatore che sta nella valutazione del progetto, che trova alla fine risultati che appagano la fantasia e la logica improvvisativa: nel caso delle Spunk questo si è realizzato attraverso adeguate percentuali di accoppiamento tra possibilità degli strumenti (compreso la vocalità) e l'uso funzionale dell'elettronica, in una sintetica via pronta per l'accettazione di un prodotto multi-strutturato, un vero e proprio pastiche composito dell'improvvisazione.
Dal lato della fantasia la creazione ha messo in relazione configurazioni di suono di estrazione diversa: superando la concettualità morale dell'improvvisazione, vista come sola attività dell'azione non convenzionale sugli strumenti, le Spunk chiedono anche che la stessa improvvisazione si ponga in contatto con una genesi del suono di tipo organico e in possesso di una propria poetica espressiva: è una sorta di maquillage che ha varianti onomatopeiche, che scandaglia misteriosi significati da decifrare, vissuta in trance tra l'irrazionale e il fantastico, con un peso determinante sul tema. Dal lato della logica, la musica delle Spunk è uno schiaffo alle teorie di Bailey, che individuava nella libertà assoluta del musicista, il massimo istinto regolativo; è invece una libertà del tutto speculare, che ammette che note intonate possano attraversare la trance improvvisativa, o che le risonanze non debbano percorrere nessun sentiero dell'aridità, offrendo una chance al lato compositivo.
Le Spunk sono un prodotto moderno dell'improvvisazione, che attinge anche alle corrispondenze biunivoche tra musica ed altre arti: in "Light", una suite-live al Henie Onstad Art Centre di Baerum, raccolta in un dvd pubblicato nel 2011, è possibile vederle in azione, riunite in circolo, circondate alle spalle da teloni video in cui scorrono immagini del porto fluviale del sobborgo di Oslo, riprese che si immergono nel verde della natura affiancate a proiezioni registrate dei musicisti impegnati nella stessa attitudine gestuale della musica suonata in tempo reale. E' una trance in cui si presentano echi del siderale Miles Davis o del dinamismo del Peter Kowald, ha segnali antropomorfi dell'impianto fiatistico del Sylvian di Brillant Trees (Czukay, Hassell, Isham) uniti al noise e alle frequenze sintetiche dei musicisti elettronici, incrocia Lauren Newton con Laurie Anderson. La "luce" determinata dalle Spunk è l'espressione di un viaggio quasi metafisico, dove ci si lascia andare nel trovare punti di convergenza lenti e mediati che avvalorano la trance, ma è un modo assai diverso da quello usato dagli improvvisatori abituali, perché media lo sperimentalismo con la coscienza accademica, c'è una visione naturalistica che si deforma in forme contemporanee.
L'ultimo "Adventura botanica" è quanto di meglio ci si possa aspettare da un gruppo come il loro: è probabilmente il più compiuto, maturo episodio della loro discografia, che già in Kantarell aveva raggiunto un primo vertice. Si segue quel sentiero della simulazione, del programma mentale che accompagna la performance, che è una guida diretta, che porta senza nemmeno tanto sforzo nel surrealismo botanico: musicalmente è un innesto in cui in ogni parte si scorgono pezzi rielaborati della storia musicale importante del novecento: il Thema di Berio, gli oscillatori di Stockhausen, la rappresentanza gagaku, il Wyatt delle sindromi di Rock Bottom, l'Hassell del quarto mondo e naturalmente gli sfondi introversi dei Sigur Ros. In "Nymphaea Alba", le ninfee lasciano la loro materialità ed immobilità per rivelarsi in ventidue minuti splendidi, pieni di soluzioni, decisamente coreografici; così come in Trifolium Montanum si assiste ad un'estatica soluzione tutta sulle righe dell'emotività nordica: la Ratkje sfodera un incredibile e sostenuto canto che sta tra Jonsi Birgisson, Bjork e i canti sciamanici pellerossa, mentre gli altri strumenti simulano probabilmente animali che girano indisturbati nella valle: la voce del trifoglio, fiore nazionale, spiritualizzata in musica che si scontra con le forze naturali circostanti.
Dopo Vilde & Inga, quindi, un altro gran colpo arriva dalle terre norvegesi, che rende inevitabile pensare che anche l'improvvisazione libera ha raggiunto la sua modalità post-moderna.



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