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domenica 1 febbraio 2015

Il Post moderno e le icone femminili del pop


Nell'ambito di ciò che si può considerare periodo post-moderno, una dei più scottanti dibattiti è stato quello di individuarne un'icona rappresentativa: in materia si sono aperti confini di discussione che probabilmente ai fini pratici non hanno portato nulla di concreto, ma almeno sono stati responsabili di aver concorso a produrre un cambiamento nelle opinioni. Nel momento in cui il campo di applicazione si è ristretto alle forme di manifestazione più popolari e femminili, nella fervida successione di popstars che si sono succedute in circa quarant'anni nella musica pop da classifica, si è potuto distinguere almeno due diversi periodi in relazione ad un personaggio chiave; da una parte viene invocata la rockstar italo-americana Madonna, simbolo della prima parte di un postmoderno che in verità avrebbe bisogno di ulteriori specificazioni, mentre la figura del secondo e probabile attuale post-moderno in cui siamo inseriti è stata riservata all'islandese Bjork Guomundsdòttir (in arte solo Bjork). Quali sono le differenze? 
Conscia dell'arma del travestimento, Madonna è diventata una star influente persino negli ambienti accademici: il suo avvento, rivelatosi intorno ai primi anni ottanta con Like a Vergin, quando ancora era legata alla disco music tradizionale, portò un vento di trasgressione che scosse gli studi sulla realtà femminile: fino ad allora la musica al femminile aveva avuto rappresentanti "colte" in personaggi come Joni Mitchell o la Nyro, oppure "sofferenti" di una realtà, come la Nina Simone, ma in ogni caso quella dell'espressione femminile nella musica era la risultante di una parca manifestazione del pensiero, addirittura introversa e soprattutto era scevra da pressanti budgets commerciali. La prima vera operazione di marketing commerciale sonoro fu quella profusa in favore del "Wuthering Heights" di Kate Bush, la quale però scomparve ben presto da quel circolo vizioso in cui probabilmente non si riconosceva a fondo. Madonna, invece, divenne il veicolo perfetto per le moderne operazioni di comunicazione musicale delle etichette discografiche: impegnava molte persone con mansioni diverse, tra cui arrangiatori, produttori, disegnatori, stilisti, etc., che assumevano un ruolo determinante nella costruzione del "prodotto" musicale; inoltre la popstar americana incarnava quel continuo senso del cambiamento alle mode che doveva assumere qualsiasi icona del popolare: il trucco consisteva nell'imitare tendenze (spesso più blasonate) del pop o della dance music e trasferirle in un "personale" prodotto totalmente luccicante di nuovo.
Madonna portava a compimento quel processo di liberazione da regole, istinti sessuali e ambiguità dello showbiz che erano sommessamente partiti negli anni settanta nelle discoteche di mezzo mondo. Nella società dell'immagine e del mediatico, Madonna ha messo in crisi lo stesso femminismo e il vero concetto dell'emancipazione a causa dell'atteggiamento spinto sulla seduzione e sull'esaltazione di un modello femminile proveniente dalla strada e rivolto al successo: il ruolo sessuale, che in fondo era dominato dalla retorica della sottomissione implicita all'ambito maschile, è stata la psicosi che ha fondamentalmente caratterizzato la società post-moderna aggredita dalla cantante: si può anche cambiare ruoli, ma essenzialmente bisogna prestarsi ad un predominio: la musica riflette questi umori, spesso è salsa pubblicitaria, ma riscuote quell'appeal speculativo che è lo specchio della società. Sulla base di questa impostazione Madonna ha formato musicalmente e visivamente le sue figliocce, da Shakira a Nelly Furtado, da Britney Spears a Lady Gaga. Il capitolo ottavo del libro di Mary Cross sull'artista, "Santa e peccatrice" ed. Postmedia books, delinea un interessante confluenza di punti di vista autorevoli ed insospettabili a favore della popstar, la cui critica è quella di dover individuare un post modernismo più ampio del solito e che comprende non solo la musica, ma anche l'aspetto visivo, le produzioni video e i concerti.
L'entrata in scena di Bjork cambia totalmente le carte in tavola: agli inizi degli anni novanta il rinnovamento femminile (che non escludeva certamente la volontà di essere trattato nella musica) comincia a generare un nuovo tipo di problematiche: gli episodi sempre più frequenti delle violenze sessuali e delle costrizioni familiari, inducono la scena femminile a costruire un muro "preventivo": la musica di Bjork e la sua provenienza geografica sono fattori che hanno una simbiosi quasi naturale; l'islandese, sulla scorta del peggioramento d'umore che caratterizzava la gioventù mondiale (si pensi al depressive country oppure alle nuove generazioni folk di fine secolo), crea l'idioma di una musica glaciale, intensamente diffidente sul mondo maschile, un ghiaccio interiore che con gran fatica e stupore si scioglie di fronte all'universo dell'uomo. Non secondario è il fatto che cambiano anche gli elementi musicali: dagli strumenti (malleabili) si passa all'elettronica (non malleabile); Bjork, memore della formazione ricevuta da adolescente, abbraccia delle radici ideologiche e musicali che sviluppano un amore incondizionato verso personalità della musica come Stockhausen (1) e Cage. Rispetto al primo post-moderno, l'aiuto di importanti produttori, musicisti, tecnici del suono, etc. che intervengono nella sua musica, è di tutto rispetto e risolve anche i problemi della cantante qualora ci fossero: Bjork ha sostanzialmente attraversato due fasi, dove nella prima (quella di Debut, Homogenic e Vespertine) l'apparato produttivo ha avuto un ruolo determinante per la creatività e la riuscita del lavoro, mentre nella seconda fase (quella recente da Volta a Vulnicura) tale beneficio sembra essersi alquanto parcellizzato.
Sta di fatto che la maggior parte del nuovo pop europeo si è catalizzata sulla forma inventata dalla cantante islandese e non c'è cantante che oggi non studi le modulazioni della sua voce. Di fatto l'operazione commerciale profusa da Bjork ha costituito un sensibile miglioramento della qualità del marketing postmoderno, evidenziando l'aderenza inconscia di un'intera Europa al paganesimo di una piccola nazione come l'Islanda; musicalmente l'elettronica, il jazz, gli arrangiamenti classici e la house music si sono eretti a miscela di un nuovo tessuto sociale, portando un pò più avanti la preparazione degli ascoltatori, sbilanciati dalla velocità dei cambiamenti musicali. La stessa macchina produttiva di Madonna ne carpì le potenzialità invitando Bjork a scrivere qualcosa nonostante un suo iniziale rifiuto: "Bedtime story" replicò impulsi house/techno e una trance ambientale, elementi di dubbia elaborazione che furono prodromi del coinvolgimento vero e proprio dell'americana in "Ray of light".
In "Music and Technoculture", un interessante libro di René T. Lysloff e Leslie C. Gay dedicato ai connubi tra tecnologia e cultura espressiva, gli interventi di Charity Marsh e Melissa West hanno addirittura proposto un confronto-scontro tra le due personalità artistiche, facendo leva su concetti precostituiti in Occidente: analizzando il rapporto natura/cultura, gli scrittori costituiscono due compartimenti stagni, quello della "natura" (la donna, la sua femminilità, la soggettività delle azioni senza poter esercitare un controllo sulla Terra) e della "cultura" (l'uomo, l'oggettività delle sue decisioni e il controllo terreno) con esempi a corredo: il pop e l'elettronica "calda" apparterebbero formalmente alla "natura", mentre il rock e l'elettronica "fredda" alla "cultura"; resta dunque enorme il tentativo vittorioso di portare dall'altra parte della barricata questi elementi.


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Nota (1):
"Per me, Stockhausen è stato uno dei pionieri che ha dato inizio ad una nuova radice nella musica. La radice elettronica, la cui estetica è molto precisa, ha le proprie interiorità organiche, una struttura di DNA indipendente dal resto della musica (per esempio la radice classica di Beethoven/Wagner/Mahler o la branca di Philip Glass). Quando Karlheinz ha imbrigliato l'elettricità nel suono e l'ha mostrato a tutti noi, ha scatenato un sole che brucia e arderà per molto tempo"...Fonte Wikipedia Italia.


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