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domenica 15 febbraio 2015

Derive della vocalità contemporanea: l'improvvisazione vocale di Jean Michel Van Schouwburg

Uno tra gli eventi meno conosciuti e considerati della vocalità contemporanea è stato il cortocircuito dato da Salvatore Sciarrino alle tecniche estensive con la sua opera Lohengrin nel 1982: in questo riadattamento wagneriano, Sciarrino fece rientrare dalla porta di servizio tutti quei suoni emessi dalla voce umana, non accettati psicologicamente nell'uso musicale e non codificati dalla pratica accademica. Si trattava di emissioni derivanti da una specifica gestualità del viso, sottoposti ad amplificazione: si creò così un idioma per la saliva, il rantolo, il singhiozzo, il gemito, il gorgoglio, etc., che vennero messi di fianco ad un'idea originale, quella di sostituire teoricamente passi dell'opera altrimenti esprimibili. Wagner veniva completamente decostruito, facendo scattare in molti giornalisti la necessaria domanda su che cosa avrebbe pensato il compositore tedesco di fronte a siffatte variazioni. Sciarrino aveva completato quel cerchio dedito alla "spazzatura" vocale iniziato con i teorici newyorchesi e approfondito dal teatro moderno interdisciplinare. 
Di lì a poco quell'intuizione dell'italiano venne ripresa nella libera improvvisazione, ma attribuendogli un diverso approccio, in tema con la filosofia storica dell'improvvisazione libera: grazie all'opera di alcuni, sparuti cantanti definiti "alternativi" (da Phil Minton a Jaap Blook, da David Moss a Paul Dutton) si crearono delle vere e proprie art performances, costruite su un crogiolo di comportamenti improvvisativi relativi, che ampliavano il campionario delle emissioni, inquadrandole come espressione della più ampia libertà d'espressione ma gli facevano perdere anche la capacità simbiotica indicata da Sciarrino. Inutile dire che tale "branca" dell'improvvisazione vocale fu subito dibattuta, odiata od amata, probabilmente per la difficoltà di penetrare in una coercizione della vocalità umana a cui psicologicamente gli uomini non sanno attribuire un ruolo musicale. Anche qui un problema di educazione all'ascolto.
Il cantante belga Jean Michel Van Schouwburg è stato tra quelli che più ha coltivato questa vocalità alternativa: lo stesso si fregia di aver introdotto una nuova tipologia di improvvisazione vocale, la phonoetry, che potrebbe stare come contrazione tra phonology e poetry; è una specificazione che vuole rimarcare il ruolo sonoro della gestualità facciale e delle sue emissioni, che sposa un percorso descrittivo, direi anche narrativo, che soggiace a quelle emissioni; potrebbe essere la rappresentazione di un monologo teatrale, così come di un dialogo tra esseri inanimati. E' un messaggio subdolo da decifrare, per cui è importante che si possa riconoscere in qualche modo durante l'evento dell'esibizione. Grazie ad alcune peculiarità del suo canto, Van Schouwburg può considerarsi un modello, sebbene nelle nuove generazioni dell'improvvisazione si faccia fatica a trovare cantanti che siano disposti a perpetuare il suo pensiero, che sicuramente è espandibile anche alla luce della tecnologia; difatti, le collaborazioni di Van Schowburg con il compositore/musicista elettroacustico Lawrence Casserley (MouthWind), in cui la vocalità viene arricchita da effetti imbastiti con un software dedicato, dimostra che si potrebbe guardare anche ad un futuro più coraggioso rispetto a quello pensato.
Le ultime esperienze del cantante belga (che nel frattempo scrive anche di musica tramite un suo blog), sono state spese assieme al violinista Matthias Boss e al percussionista Marcello Magliocchi in un progetto in trio chiamato Trio 876; per la francese Improvising Beings esce quindi un documento sonoro collegato, che mette in evidenza, tra le altre cose, i suoi rapporti molto proficui con l'Italia e il suo mondo improvvisativo: il trio si arrichisce del bassista Roberto del Piano e occasionalmente al piano preparato di Massimo Falascone, ma la visione improvvisativa di Van Schouwburg non si sposta di un millimetro. Gli apporti dei musicisti (Boss, Magliocchi, Del Piano e occasionalmente Falascone) mi sembrano misurati, tesi ad avallare la verve canora del belga e l'aspettativa era, forse per me, puntata su una loro maggiore presenza strumentale. Tuttavia se vi siete innamorati di Sureau (il trio con Jean Demey e Kris Vanderstraten), o dei duetti con la pianista Marjolaine Charbin, non sarete delusi per niente da questo Trio 876+.

5 commenti:

  1. https://www.flickr.com/photos/patlugo2011_impro-music/8064233902/in/set-72157631715502031

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  2. https://www.flickr.com/photos/patlugo2011_impro-music/8064234466/in/set-72157631715502031

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  3. https://www.flickr.com/photos/patlugo2011_impro-music/8064237941/in/set-72157631715502031

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  4. https://www.flickr.com/photos/patlugo2011_impro-music/8064240990/in/set-72157631715502031

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  5. https://www.flickr.com/photos/patlugo2011_impro-music/6265919683/in/set-72157627819584663

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