Translate

sabato 28 febbraio 2015

Charlemagne Palestine

L'introduzione della visuale orientale nella musica minimalista non è certamente estranea al compositore Charlemagne Palestine: nonostante venga riacciuffato nei testi dell'avanguardia come già appartenente alla generazione successiva del minimalismo americano, in realtà Palestine (all'anagrafe Charles Martin) può condividere idee ed archetipi del minimalismo storico di Glass, Reich e Riley. Il motivo di questa svista probabilmente risiede nel fatto che Palestine ha cominciato la carriera (erano gli anni sessanta) seguendo i percorsi dell'elettronica di Subotnick, campo in cui tralatro avrebbe fatto egregiamente anche la sua figura; dividendosi con le manifestazioni visuali, l'artista Palestine ha introdotto alcune varianti nel minimalismo che possono essere solo a lui imputate ben prima che iniziasse il diluvio di droni e ripetizioni di qualsiasi tipo; il cambiamento effettivo è avvenuto con la tecnica dello strumming, applicata principalmente al pianoforte e poi sfruttata per percussioni, organi, clavicembali ed archi. Lo strumming consisteva in una particolare forma compro-impro, totalmente a discrezione del musicista che esegue il pezzo: il pianista si concentra su un pattern ripetuto e veloce di note musicali con il tasto del pedale armonico sempre ingranato e, in un arco lunghissimo di tempo, sceglie le micro-variazioni da applicare; si può trattare di un cambio di tempo (es. un'accelerazione del ritmo), dell'intensità sonora (es. i suoni si abbassano improvvisamente di volume) oppure nello slancio contrappuntistico (es. cambio del pattern che predica uno nuovo "stato"). In quest'impresa, pur essendoci la stessa visuale pianistica di La Monte Young, si nota che la grande differenza è che Palestine non usa just intonation o pianoforti preparati, ma solo un Bosendorfer accuratamente percosso; lo strumming nasce e si sviluppa sullo strumento e prende forza dal gioco degli sfasamenti e degli armonici. Questa tecnica sviscerata nel 1974, che è stata mirabilmente documentata in "Strumming Music", è stato il suo cavallo di battaglia per parecchio tempo ed ha costituito il principale segno riconoscitore del suo stile in mezzo all'impervia batteria di suoni ripetuti. Tuttavia mostrò anche la corda quasi subito perché non si rinnovava: in tal senso negli ultimi anni (anni in cui Palestine riprese a suonare dopo un lungo periodo di inattività), abbiamo avuto la sfortuna di ascoltare molte di queste involute composizioni, grazie a registrazioni postume che ne mettevano in evidenza i limiti; forse solo The apocalypse will blossom e il concatenato Saiten in Flammen (composto assieme al musicista e produttore tedesco Christoph Heemann) mostrarono un lato nuovo della ciambella, poiché Palestine si impose di raggiungere l'idea dell'oscurità del risultato armonico, rafforzando i patterns sulle tonalità basse ed ampliando il processo ripetitivo con il campionamento. Eccentrico sulla scena come si conviene ad un artista visuale, l'attenzione per Charlemagne non si basa solo sul fatto musicale, poiché i suoi concerti sono una strana miscela di ritualità (spesso l'americano usa anche la sua vocalità in stili che vanno dal canto ebreo alla trance) e di ambiente scenico, poiché egli ama esibirsi circondato da pupazzi di pelouche che raffigurano animali, nonché accompagnato da una buona dosi di sigari e bicchieri di cognac. Tuttavia la sua musica rimane un magnete per l'ascoltatore.
Nelle collaborazioni l'impressione generale è che lo sviluppo tecnico di Palestine dia molto spazio democratico al partner, poiché è evidente che, pur essendo l'incrocio una naturale conseguenza del ponte lanciato tra la sua musica e quella partecipata, la forza dello strumming sia notevolmente smorzata, così come successo nella lunga An Aural Symbiotic Mystery con Tony Conrad. Riguardo a quelle effettuate con il chitarrista Rhys Chatam, non ne avevamo ancora assaporato il valore e la serietà in una registrazione ufficiale: ci ha pensato la Sub Rosa con "Youuu+Mee=Weee", 3 lunghi brani di circa un'ora ciascuno, che mettono in comune l'afflato massimalista da sempre indagato dal chitarrista con le invenzioni di Palestine. Si ritorna, dunque, a respirare quella sensazione di spazio infinito, di un colossale marchingegno che pompa suoni in fasi distinte, tra pianoforte, trombe, chitarre, voce ed organi che, debitamente processati, svolgono la funzione voluta, in una prolungata estasi sonora.


Discografia consigliata:

-In Mid-air, Alga Marghen (sono le migliori registrazioni di musica elettronica di Palestine agli esordi nei sessanta)
-Continous Sound Forms, Alga Marghen (con Duo Strumming for two harpsicords e una pioneristica Piano Drone del '70)
-Strumming Music for piano, harpsichord and string ensemble, 3 cds, Sub Rosa
-Schlingen-Blangen, solo perfomance for organ, New World Records
-The Apocalypse will blossom, Yesmissolga
-Saiten in Flammen, Streamline (with Christoph Heemann)



Nessun commento:

Posta un commento