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sabato 17 gennaio 2015

Divaricazioni di voci e strumenti: Peter Ablinger

Sebbene siano pochi i tentativi di ricostruire in modo assennato le vicende storiche in merito alla composizione elettroacustica degli ultimi decenni, non vi è dubbio che un posto più equilibrato rispetto alla considerazione critica lo debba rivestire anche quel filone austro-germanico che ha prospettato nuove evoluzioni della materia; il compositore austriaco Peter Ablinger può considerarsi come un degno rappresentante di quell'ulteriore avvicinamento che ha interessato la strumentazione classica rispetto alla veloce e continua fornitura di idee, mezzi e tecniche provenienti dai campi dell'elettronica, del field recordings e dello sfruttamento della spazialità. 
Le sue opere sono state oggetto di registrazione, solo quando l'austriaco ha potuto finalmente ricevere una piena credibilità: le intelligenti (ma dimenticate) operazioni in finir di secolo costruite sul piano o alla chitarra elettrica (da una parte le Grissailes 1-100 per piano triplo e le 127 parti di chitarra elettrica e rumore affidate a Seth Josel) erano un aspetto creativo che sembrava prospettare una certa diversità dall'attività orchestrale. Mentre per le operazioni di piano e chitarra ad Ablinger si poteva attribuire una paternità di abbinamento a "coppie" (ossia l'unione di frammenti atonali con il noise ambientale), a quelle orchestrali di solito Ablinger seguiva a una tecnica a fasi continue, frutto di un procedimento polimetrico che impediva all'ascoltare di poter separare i diversi momenti della musica nel suo complesso: un processo di fusione mentale che gli serviva per approfondire le relazioni elettroacustiche: Quadraturen IV viaggiava già nei territori concorrenti della simulazione degli ambienti.
Stabilitosi proficuamente a Berlino, Ablinger sta da tempo insistendo su un ampio progetto di pezzi di pianoforte che cerca di emulare le totali inflessioni delle voci di personalità della nostra storia recente (1), dove le voci stesse vengono tratte da interviste, discorsi o letture che gli stessi resero in maniera ufficiale nel corso della loro vita. Questo progetto, che musicalmente ha già avuto due ampi assaggi nelle mani di Nicolas Hodges e Mark Knoop nel titolo di "Voices and piano" (al momento Ablinger ha raccolto 50 voci, ma sembra che il catalogo debba aumentare) è il tentativo di creare una nuova modalità di song-cycle senza canto, in cui al pianista viene commissionato di "aderire" alla voce registrata ed analizzata in modo spettrale. In questo tentativo, che è figlio degli sviluppi di "Indeterminacy" di Cage e del livello confidenziale e subdolo del Perfect Lives di Robert Ashley senza l'apparato multimediale (ma quest'ultimo potrebbe anche apparire in seguito), Ablinger dimostra tutta la sua originalità, perché non c'è modo migliore per celebrare la memoria se non andandola a stimolare con un flusso percettivo che ha le stimmate di chi l'ha creato. Forse oggi l'unico problema resta solo la scelta del mezzo strumentale di simulazione che oggettivamente può risaltare l'abbinamento e soprattutto la capacità di porsi attivamente nel tipo di ascolto che premedita una certa preparazione.
In parallelo alle vicende di "Voices and piano", Ablinger ha anche iniziato una serie di "Augmented studies" per vari strumenti in cui sperimentare il concetto di ridondanza, così come da lui sottolineato:"....All pieces within the series 'Augmented Studies' may be seen as a continuation of my exploration into redundancy. Most of the series (though not all) takes, as its starting point, the redundancy of maximally simple material, or, carry on the redundancy/rigour of method/algorithm as a structural vehicle to finally arrive at its opposite - density and complexity. True to all pieces in the series, however, seems to be the intent of focus - the tension between redundancy of material and complexity of experience...." .
L'ultima registrazione di Ablinger, recentemente pubblicata dalla World Edition, è dedicata a questa serie ed in particolare al flauto e alla possibilità di amplificarne il rendimento: gli "Augmented studies" in questione riportano 4 composizioni con il flautista Erik Drescher protagonista, in cui i risultati finali sono il frutto di vari eventi accrescitivi: un'estensione materiale di flauti temperati (in "Ohne Titel/ 3 Floten I-III), di una sovraesposizione tramite algoritmo (i 16 flauti di Hypothesen Uber das Mondlicht), di un'espansione spaziale ottenuta attraverso glissando-slide (la fonografia stereo per 3 flauti improvvisata nella chiesa di SS. Giovanni e Paolo di Venezia) o le combinazioni sostenute in drone da due gruppi in rimembranza della densità degli schizzi della compositrice Chiyoko Szlavnics, i Moiréstudie (2): lungi dal rappresentare un'operazione di mera ingegneria sonora, "Augmented studies" dimostra che la bellezza degli esperimenti può anche portare ad evocazioni diverse da quelle studiate: se il senso dell'arcano e del tempo in lento dissolvimento è sostanza avvertita nella vuota chiesa veneziana, Hypothesen Uber das Mondlicht funziona forse più come simulazione da caduta di stelle che come riflesso della luna sul mare; così come il mistero della fitta rete del viaggio sonoro senza fine, provocato dai Moiréstudie (negli intenti musicali vicini alle operazioni di Phil Niblock) è sicuramente operazione più riuscita e senza rischi rispetto alla microtonalità austera di Ohne Titel/3 Floten I-III



Nota: 
(1) Le voci sono quelle di Marina Abramovic, Amáunalik, Guillaume Apollinaire, Carmen Baliero, Bonnie Barnett, Jorge Luis Borges, Bertolt Brecht, Jacques Brel, Rolf Dieter Brinkmann, Angela Davis, Heimito von Doderer, Marcel Duchamp, Hans Eisler, Forough Farrokhzad, Morton Feldman, Renate Fuczik, Alberto Giacometti, Setzuko Hara, Roman Haubenstock-Ramati, Josef Matthias Hauer, Mila Haugová, Martin Heidegger, Billie Holiday, Alvin Lucier, Anna Magnani, Mao Tse-tung, Miro Marcus, Agnes Martin, Humberto Maturana, Agnes Gonxha Bojaxiu (Mother Theresa), Roman Opalka, Kati Outinen, Pier Paolo Pasolini, Ezra Pound, Ilya Prigogine, Jean-Paul Sartre, Arnold Schoenberg, Libgart Schwarz, Hanna Schygulla, Nina Simone, Gjendine Slålien, Gertrude Stein, Cecil Taylor, Valentina Tereshkova, Lech Walesa, Orson Welles.

(2) l'effetto moiré è una figura creata attraverso la sovrapposizione di due griglie uguali di segmenti con diversa angolatura o griglie parallele con maglie distribuite in modo diverso.


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