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lunedì 30 giugno 2014

Thomas Buckner/Joelle Leandre/Nicole Mitchell: Flowing stream


One of the principal purpose of Joelle Leandre is to test many of the theories in the field of sound and of the expressiveness of singing; in the ideal of improvisation, the French musician has formed a vocal language based on delocalized fragments, combined with the improvisational spirit of the moment; in that unspeakable fragmentation you can recognize flashes of opera's impetus, shamanic ceremonies, spiritual annihilation that belongs to different paths (they can be both liturgical and mantra style), an onomatopoeic nonsense and a series of discursive events (guttural voices, sighs, regurgitation, etc.). They intercept the human psyche, a free language, completely different from the conventions of the ordinary language, but capable of stirring emotions equivalent to the normal one. The support of Leandre is not only instrumental, she introduces herself in improvisation with his voice and she reinforces the idea of ​​being part of a futuristic conversation between individuals and things.
In June 2012, the French double bassist played with a trio with Thomas Buckner and with the flutist Nicole Mitchell engaged in a task much more avant than usual: "Flowing stream" remains a visionary project, namely the construction of a pamphlet which tends to combine the reliefs of the instruments (defined as animated objects) with the expressive reliefs of an hypothetical and not civilized human being (through the verbal expression). 


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E' già da tempo che Joelle Leandre intrattiene le migliori configurazioni della vocalità improvvisativa. Con Lauren Newton la contrabbassista francese ha dimostrato di poter creare un linguaggio personale che, pur nascendo da elementi provenienti dalla sperimentazione sul canto mutuata dalla musica contemporanea, ha una significativa valenza interiore, conseguenza di un chiaro e definibile pensiero. Senza inoltrarsi nelle recenti teorie di Krause o Rothenberg in merito alla creazione di un possibile alfabeto primordiale di suoni e rumori che provengono dal mondo materiale ed animale, l'idea più plausibile della Leandre è quella di verificare sul campo molte delle teorie sull'espressività dei suoni e del canto; nell'ambiente ideale dell'improvvisazione la francese è fautrice di un linguaggio vocale basato su frammenti delocalizzati nel tempo, coniugati con lo spirito improvvisativo del momento: in quella indicibile frammentazione si riconoscono lampi di slancio operistico, cerimoniali sciamanici, annichilimenti spirituali che appartengono a parrocchie diverse (possono essere sia liturgici che simil-mantra), un onomatopeico non sense discorsivo ed una serie di manifestazioni vocali (voci gutturali, sospiri, rigurgiti, etc.) che intercettano più che il mondo animale quello della psiche umana, un linguaggio libero dalle convenzioni di quello ordinario, capace di suscitare equivalenti emozioni di quello normale. Il sostegno della Leandre non è solo strumentale poichè ella stessa si introduce nell'improvvisazione con la sua voce e rafforza l'idea di essere partecipi ad una futuristica conversazione tra individui e cose.
A giugno del 2012 la contrabbassista ha presentato al Vision Festival di New York (vedi un estratto della loro esibizione qui) un progetto basato su questi principi appena enunciati: ha formato un trio con Thomas Buckner, cantante baritono avvezzo a questo tipo di esperienze canore, e con la flautista extraordinaire Nicole Mitchell impegnata in un ruolo molto più avant del previsto. Il flauto, d'altronde, è un altro punto fermo di questa nouvelle vague dell'improvvisazione canora: sia la Leandre che Buckner si sono circondati nel recente passato di flautisti per relazionarsi con uno strumento che se suonato con tecniche non convenzionali mostra timbri e risonanze particolarmente affascinanti; è un'arte canora che impegna tecnicamente i cantanti in maniera spasmodica, ma tale ricerca è anche un modo per dimostrare la sua valenza accademica. 
"Flowing stream" è la registrazione fatta a New York nello scorso dicembre in cui si materializza questa incredibile esperienza, in cui probabilmente è stato essenziale un lavoro di taglio e riordino per presentare le parti migliori e divergenti del progetto del trio: confermando tutta la visionarietà della costruzione di un pamphlet che tende ad unire i rilievi degli strumenti (intesi come oggetti animati) con il rilievo espressivo di un ipotetico essere umano non "civilizzato", "Flowing stream" passa attraverso i concetti più alti di quello che si definisce arte e soprattutto è una dimostrazione di come l'improvvisazione possa essere un modo per scoprire che le nostre origini sono impianti precostituiti che lasciano spazio a qualsiasi forma di integrazione naturale.

domenica 29 giugno 2014

Leonardi/Pastor/Blumer/Geisser: Conversations about Thomas Chapin




Stefano Leonardi, an Italian young flutist, is a spokesman for the Chapin's artistic rediscovery. He organized a quartet of Italian and Swiss musicians (Fridolin Blumer on bass, Heinz Geisser on drums and Stefano Pastor on violin) for an emblematic and programmatic set of improvisations dedicated to American saxophonist.
The improvisations of "Conversations about Thomas Chapin" lead us to some oasis of well-being that have nothing of extrasensory (at least in the scientific sense), but rather they are fervent demonstrations of music to listen to, which reveal the mirage of Chapin, which is to combine melodies and pragmatism, freedom of expression and aesthetics of sound.

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Gli anni novanta nel jazz hanno subito nel genere, per la prima volta nella storia, il problema dell'originalità. Tutti i musicisti, anche quelli impegnati nello sviluppo di forme altamente professionali di jazz del futuro, a livello strumentale riproponevano dal punto di vista dello stile, formule edulcorate degli stilisti del jazz. Quello che invece rimaneva divergente era l'espressione, un concetto difficile per tutti da scoprire, ma che faceva parte inesorabilmente del carattere di un musicista (a patto che egli lo sapesse trasferire nella musica) e soprattutto di un nuovo tipo di originalità, quella concettuale, della progettualità: Thomas Chapin faceva parte di questo gruppo. Dimenticato dalla stragrande maggioranza dei cultori della materia, un pò per la morte prematura, un pò per la mancata profondità commerciale da lui avuta in carriera, Chapin era uno splendido musicista ai fiati (in cui privilegiava il sax alto e il flauto basso) con una enorme carica di comunicatività. Se Coltrane e Lovano potevano considerarsi i suoi ispiratori al sax, mentre Dolphy e l'Oriente lo erano per il flauto, questo jazzista è soprattutto negli addetti ai lavori che ha lasciato il segno. Discograficamente parlando, Chapin registrò con varie formazioni, anche di avanguardia, ma gli appassionati lo hanno forse focalizzato nel trio con Pavone e Sarin perdurato per tutti i novanta, che diede luogo a parecchie registrazioni di valore (Sky piece può essere considerato un validissimo compendio). 
Stefano Leonardi, un giovane flautista italiano, si è fatto portavoce della riscoperta artistica di Chapin. Organizzando un quartetto di matrice italo svizzera, con Fridolin Blumer al contrabbasso e Heinz Geisser alla batteria, ha richiesto la partecipazione del violinista Stefano Pastor per un emblematico e programmatico cd di improvvisazioni dedicate al sassofonista americano (Conversations about Thomas Chapin). Prendendo spunto da melodie o sketches ritmici impressi nelle improvvisazioni di Chapin, Leonardi omaggia e ricuce addosso alla comunità musicale la personalità del sassofonista, evidenziando le specificità e i probabili punto di sviluppo, un'eredità a disposizione di tutti i musicisti; esempio? Ascoltate i primi minuti di Let the Creative force take over che intona echi di Alphaville (un pezzo in cui l'arguzia consisteva nel ricordo dell'Ornithology di Parker rivista in versione evoluta) con il quartetto che prevarica gli idiomi dando vita ad una suite che privilegia una propria battuta e proprie modulazioni sonore.
Le improvvisazioni di Conversations about Thomas Chapin vi conducono in quelle oasi di benessere che non hanno nulla di extrasensoriale (almeno in senso scientifico), ma sono piuttosto fervide manifestazioni di musica che vogliono essere solo ascoltate, che rivelano il miraggio di Chapin, ossia quello di far convivere melodie e pragmatismo, libertà di espressione ed estetica del suono. A tutti gli effetti un approfondimento del free jazz partendo dalla storia.


sabato 28 giugno 2014

Bruno Sanfilippo: ClarOscuro

Riprendendo un paio di concetti che avevo espresso riguardo il modern classical e il pianoforte di Bruno Sanfilippo, dicevo ".....sono pochi i pianisti che riescono a dare "peso" allo strumento, scavando nelle sue profondità armoniche, nella capacità di creare mirabili risonanze (anche di contrasto a tocchi di elettronica estemporanea) e soprattutto nella capacità di creare soluzioni....." (da Bruno Sanfilippo e le textures pianistiche)
ClarOscuro, il nuovo episodio discografico dell'argentino di stanza in Spagna, soddisfa ancora quel principio: nove brani configurati tra piano in solitudine (un Grand piano risonante) e trio con archi (un violoncello Manuel Del Fresno e un violino Pere Bardagi) che pullulano di sensibilità e di intima introspezione e che si collocano nel meglio di quella prospettiva incantata che ha ridato lustro al vecchio romanticismo, in un intervallo inteso storicamente in un senso più ampio del dovuto e che tocca l'amabile, metafisico ambiente di Satie per arrivare all'ideologico costruttore di strutture sonore, Harold Budd, che, grazie a dosi atipiche di minimalismo musicale, ha creato le premesse per una diffusione modulare di quei suoni.
E' da qualche tempo che molti obiettano l'appagamento del genere, e forse non gli si può dar torto quando si cerca di enucleare fattori essenziali per un'autenticità conclamata degli artisti (che va comunque visitata caso per caso), ma personalmente ritengo che esempi post-moderni come quello di Bruno provochino sensazioni in grado (attraverso quella tonalità incantata) di evocare quello che la nostra memoria ha con il tempo sbiadito, recuperare l'anima di una nostra esperienza di vita; è come rivedere, attraverso la musica, una persona cara o un genitore scomparso, un recupero che difficilmente toglieremo mai dalle nostre vite. In ClarOscuro le oasi del ricordo e della tattilità sensoria acquisiscono materialità nelle splendide configurazioni pianistiche di Absenta, i due Aquarelle sur papier e sur toile, nella lunga The movement of grass o nella forza d'urto psicologica di Day by day; mentre It happens on the ship è l'archetipo più riuscito nella normalizzazione degli episodi dedicati agli interventi degli archi.


venerdì 27 giugno 2014

Jeff Cosgrove/Matthew Shipp/William Parker: Alternating current

Paul Motian introdusse nel jazz nuovi concetti sulla variabilità ritmica: tocco, multiformità delle variazioni estratte in piena libertà, intimità e simbolismo del gesto musicale, divennero fattori caratteristici di un modo di interagire della batteria e delle percussioni che si emancipava definitivamente dalle evoluzioni del bop o hard bop e cominciava a guardare nelle terre di nessuno, terre incontaminate in cui scaricare in maniera totalmente diversa e non vincolante, creatività, stimoli interattivi e visioni basate sul potere dei suoni; negli anni in cui Motian cominciò a proporre questo nuovo approccio percussivo (nel 1973 Paul incise lo splendido manifesto di Conception Vessel) i batteristi cercavano strade alternative e con esiti diversi, ma risultavano spesso settoriali: se negli Stati Uniti i batteristi free si impegnavano nel cementare alcuni aspetti ritmici (i fuochi accesi di Elvin Jones o le scintille di Milford Graves), in Europa si era di fronte all'anarchia percussiva vorticosamente raggiunta da artisti come Han Bennink; il "ricamo" di Motian era qualcosa di impareggiabile e doppiamente considerato perchè nella realtà si adattava bene a più pubblici: raffinato, con un intrinseco contenuto evocativo, quella sorta di art style percussivo ha impressionato larghe schiere di improvvisatori delle generazioni successive.
L'ammirazione di Jeff Cosgrove però è qualcosa che va oltre il mero ripescaggio: Andrew Cyrille, un altro gigante della batteria, si è adoperato per unire Cosgrove con due stelle del jazz moderno: Matthew Shipp al piano e William Parker al contrabbasso in un trio in cui i riferimenti stilistici non hanno certamente i sigilli specifici di Cyrille, così come propongono il percussionista di Philadelphia guardando allo spirito;  l'ampia dedica a Motian è solo un viatico per non dimenticare che egli apriva, grazie al suo modo di suonare, delle "discussioni", dei libri aperti in cui i compartecipanti trovavano un'esatta definizione delle loro prerogative espressive: si muovevano liberamente su un tappeto percussivo incredibilmente adatto alle loro improvvisazioni del momento; è questa una delle grandi innovazioni di Motian a cui Cosgrove ha dato una sua rilettura imbastendo il trio succitato; in "Alternating current" sarebbe pleonastico solo trovare un trio di eccezione che inchioda l'ascoltatore per la bellezza delle forme e l'imponenza delle strutture musicali; quello che affascina ancor più è la magia sottesa delle intersezioni create dei tre musicisti, una registrazione da vedere alla stregua di un live set che travalica il semplice omaggio e conduce nel mondo dei tre musicanti: con sorpresa si scopre uno Shipp e un Parker più canonici e normalizzati del solito, ma perfetti nel transfer evocativo (i due non avevano mai rifatto Motian) e un Cosgrove che guida letteralmente le danze. E' a quest'ultimo, all'idea di costruire personali obbliquità anche in forme prolungate (Bridges of tomorrow dura 39 minuti circa), alla sua spontaneità e alla sincera esposizione di un "mondo", che si deve misurare il valore di questo progetto.  

giovedì 26 giugno 2014

Compositori e composizioni delle nuove generazioni italiane (seconda parte)


Cesare Saldicco (Roma 1976), compositore acustico ed elettroacustico e fervido didatta, si impone per l'originalità delle sue costruzioni sonore: potere sublimatorio ai massimi, vivide esplicazioni delle realtà materiali ed immateriali, Saldicco gioca su un sordido movimento dei suoni con echi ed ondulazioni. Nel campo più propriamente acustico, la dimensione orchestrale è capace di suscitare un mondo animato di situazioni e oggetti che si offre nello sviluppo dei temi.
-Conchiglie alla notte, per orchestra
-Life, per ensemble
-Naissances latentes per violoncello amplificato, suoni preregistrati e live electronics
-Spire I, per clarinetto basso
-Sperichal beings, per pianoforte a 4 mani ed elettronica

Daniela Terranova (Udine 1977), compositrice e musicologa, è una straordinaria risorsa italiana: con una fertilità creativa che potrebbe essere scambiata per quella di una compositrice del nord Europa, la Terranova lancia affascinanti e lugubri strali, che si accompagnano ad una tessitura misteriosa, che di tanto in tanto punteggia con chiarezza i suoi concetti nascosti; sotto l'insegnamento di quello che la prima fase del contemporaneo ha insegnato, Daniela è una perfetta rinegoziatrice di quell'espressione musicale che si forma negli angoli bui della vita, che guarda con ammirazione e timore al cosmo e che per far questo non ha bisogno di complessità.

Marco Momi (Perugia 1978), sta portando avanti un rivoluzionario vocabolario d'ascolto: mentre siamo stati abituati a siglare le nostre emozioni con proiezioni mentali di tipo deduttivo, Momi cerca di creare un cortocircuito facendoci percepire i temi attraverso logiche per sottrazione; nessuna ricostruzione, solo scoperte del sentire. Il ciclo di Iconica rappresenta alla perfezione questi principi pedagogici. Ma Momi è anche uno splendido intellettuale della musica odierna, qualità che viene sostenuta non solo dalla composizione ma anche attraverso scritti sul blog nuthing di cui è co-fondatore.
-Almost pure, Stradivarius


Pasquale Corrado (Melfi 1979), è un condensatore moderno della scrittura d'avanguardia. Ritmicamente ricercata, la creatività di Corrado è qualcosa che vuole riprodurre la tensione della vita odierna iniettando le pulsazioni che essa offre nel vocabolario formale della musica scritta. "Grain" o anche "Sovrainciso" presentato alla Biennale di Venezia nel 2011, sono chiare evidenze di scrittura in cui ritrovare le orme indelebili e subdole di un bip di chiusura di un pc o di un touch o cose ancora più complicate come la riorganizzazione granulare dei suoni o del silenzio bianco: musica che è molto vicina agli esiti della "concrete music", che è in grado di trasferire immagini quanto più perfette dei temi, ma che allo stesso tempo contiene evoluzioni personali che rendano realmente interessante il carico comunicazionale. Cose che certamente non potrebbero accadere con la tonalità.
Grain, per 15 strumenti
Sovrainciso, per 13 musicisti
Spray, for recorded ensemble and live electronics


Federico Gardella (Milano 1979), i flashbacks del compositore hanno molte similitudini con lo stato di riflessione e il pragmatismo orientale: stati di intensa ponderazione e pause cumulative non hanno comunque il compito di rendere la scrittura di Gardella gradevole ad un pubblico di ascendenza mistica (Gardella è uno dei compositori preferiti di Hosokawa) ma piuttosto quella di creare, attraverso l'intensità della riflessione tradotta in musica, uno spazio in cui "vivere" le situazioni prospettate dalla partitura; e l'originalità sta proprio nell'utilizzo raffinato di soluzioni strumentali a cui Gardella ricorre.
-Livre d'arabesques, Stradivarius


Francesca Verunelli (Pietrasanta 1979), con una lunga teoria si indirizza alla musica come forma temporale; scrittura, strumenti e parti electronics devono convergere di fronte al tempo e stringersi la mano. Riuscire ad inquadrare il tempo e a renderlo consistente è la sua grande scommessa, che al momento si concretizza in una empasse idiomatica che sa di tensione e di superfici misteriose da rivelare.
-Play, for ensemble and electronics
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Simone Santi Gubini (Marino 1980), operante a Graz, è una delle migliori espressioni di quello che in musica si denota con "rilievo";  il linguaggio compositivo è sempre più immerso in quella ricerca futuristica della materialità grezza dei suoni. Simone ha dimostrato che la potenza dei clusters e il loro uso psicologico in funzione descrittiva e temporale è una nuova chiave di lettura della musica contemporanea. C'è sempre un filo conduttore in ciò che unisce la potenza pianistica di "Ausgiessung", la magnifica introduzione di Schmelzpunkt (tra clusters eclettici e una combinazione "fisica" di clarinetto basso e flauto), e la combinazione non frequente di flauto, fagotto, violoncello e contrabbasso di "Quatour Encore": attraverso la musica la materia si fa viva.
Un vanto: quello di poterlo ospitare sulle pagine di Percorsi Musicali.
-Ausgiessung, for solo piano
-Schmelzpunkt, for flute, bass clarinet and piano
-Quatuor encore, for flute, bassoon, cello and contrabass

Giovanni Bertelli (Verona 1980), è uno dei pochi compositori in cui avvertire il respiro ironico della contemporanea: una scrittura che si muove di soppiatto, edulcorata e sprezzante al tempo stesso, pienamente rappresentata da composizioni come "Libro d'estate" o "Autoritratto in tre passaggi"; senza minimamente appartenere a coloro che del comico e dell'ironia ne hanno fatto uno stile (vedi per esempio un Gander), Bertelli invece condensa l'ilarità di cattivo gusto e la serietà in qualcosa che riconoscereste subito in poche battute. Al riguardo lo stesso Bertelli su un suo blog ha compilato una sorta di "manifesto" (vedi qui) del compositore odierno, che offre una panoramica sulle sue qualità musicali e non, rimettendole entrambe in discussione, anche se la sua musica parla ancora meglio delle parole.
-Libro d'estate, for viola and ensemble
-Libro d'aprile, for string quartet and electronics
-Libro d'inverno, per solo flauto


Eric Maestri (Nancy 1980) è una particolare configurazione dell'immobilità temporale di Feldman; strumenti suonati con un tocco mistico, lunghe note sostenute alternate a silenzi composti che sembrano pause del catarsi, con lo scopo di ingabbiare il tempo. Una dimensione psicologica del tempo deputata a cogliere luci ed ombre attraverso un percorso di sonicità prolungata; nel profondo quella splendida contrapposizione di patterns musicali e silenzi rivela un disperato tentativo di rappresentare con dignità la decadenza. A coloro che pensano che quella di Maestri sia una musica di "rinuncia", il compositore ha ben risposto che la dialettica dei suoi pezzi è la conseguenza di un lavoro di ricerca intrinseca, di scavo sui suoni, ..."di un lavoro in continuo sull'indefinito che si definisce, il disordine che per magia e semplice forza si fa ordine, provvisorio e indefinito...". Nell'ottica delle soniche sperimentazioni del compositore Francisco Huguet, Maestri ha composto per ensemble che gira attorno ad uno "strumento" elettronico costruito per lui da Léo Maurel, il cythar speaker, un'apparecchiatura modulare in grado di proiettare il suono in maniera sferica riconoscendone la provenienza dai musicisti (vedi qui).
-Pieghe, for string quartet
-Endearead, for 2 pianos and 2 percussionists
-Endearead II, for  soprano, mezzo and cymbalom 
-Ess..., for flute and trombone
-Ritratto vivente, for violin and electronics


Giuliano Bracci (Roma 1980), residente a Den Haag, è a caccia di odori da mettere in musica. Le sue capacità descrittive sono messe da parte per dar posto ad una scrittura sobria, che in alcuni momenti ricorda nello spirito le oasi religiose del mondo nordico, in cui tutti i suoni sono scelti per cristalizzare il ricordo di un'esperienza. La scrittura è delicatamente contemporanea, poetica e tende a cogliere tutti gli aspetti che possono donare benessere in un quadro di oggettivazione apparentemente evanescente ma con il requisito del sogno. 
-Da uno spazio bianco, per orchestra
-Mattino, for ensemble


Carlo Ciceri (La Spezia 1980), residente a Lugano, particolarmente addentrato nella musica per archi, dopo un interesse di ricerca nella musica barocca riadattata con la multimedialità (creando anche un collettivo specifico per opere di teatro multimediale con strumenti barocchi amplificati), nelle ultime composizioni sta evidenziando tutto il suo carico espressivo a favore di un originale composto alchemico fatto di scariche di asperità e di acidità latente, ottenute con una virtuosa scrittura sulle corde e con una sapiente impostazione dell'elettronica e delle amplificazioni.
-La discesa, for 2 voices and 11 musicians
-Aspra, for amplified ensemble
-Cruda, for electric string trio and electronics


Maurilio Cacciatore (Taranto 1981), residente a Karlsruhe, è compositore sensibile che svela i suoi lati migliori in quel modulo di storicizzazione di alcune sue composizioni che impongono una dimensione del ricordo, quello che lo stesso chiama "spazio apparente"; bastano suoni ben congegnati (di qualsiasi tipo) per delineare uno scenario con invito surrettizio.
-Due anfibi, for 12 amplified voices
-Tre lacrime, for amplified soprano sax
-Concerto for midi keyboard, ensemble e live electronics
-Radio racconti appena accennati, for orchestra and electronics


Alessandro Perini (Cantù, 1983), fautore dell'"aumentazione" del piano musicale grazie alle nuove conoscenze tecnologiche: gestione degli ambienti video, interattività, rapporti della musica elettroacustica con i sistemi video; ma sempre partendo da una base di importanza ontologica dello strumento. Perrini afferma giustamente che i rischi di un video, specie se con effetti, tendono a riprodurre un risultato veloce, immediato, che spesso non è frutto della consapevolezza del fruitore. Ecco perché è necessario con competenza equilibrare i rapporti, una mediazione che Perini sa esibire con molta efficacia, gettando ponti con altri generi musicali.
-La escritura del dios,  for electric/Midi guitar, live electronics and interactive video
-Pubblico D, electroacustic music
-Lumina, for five instruments
-Hocus focus, for trio, video and electronics


Clara Iannotta (Roma 1983), flautista in origine la Iannotta aveva invece come compositrice un eguale proficuo talento: lei si definisce coreografa del suono e ha già ricevuto riconoscimenti e commissioni importanti che adesso l'hanno portata a Berlino. Le composizioni della Iannotta vivono di una simbiosi musicale tutta personale: organici che sembrano senza forza, che danno sensazioni di un mondo silenziosamente iperbolare, dove ogni nota ha un compito ben preciso, sussulta per l'insieme; con vanità quasi istrionica l'impianto ritmico, apparentemente senza rotta, ci consegna ad un dialogo surreale delle voci inascoltate degli strumenti.
-A failed entartainment, for string quartet
-D'àpres, for ensemble of 7 musicians
-Al di là del bianco, for bass clarinet and string trio


Daniele Ghisi (Trescore Balneario 1984), compositore e matematico, si impone nelle sfaccettature della vocalità ripescando le rughe della teatralità colta: testi letterari, recitazione, bisbigli e canto operistico per poi approdare alla danza libera, alle coreografie e ai video e alle installazioni per creare un metalinguaggio. E' una scrittura densa, che viene fuori con grande facilità, che sta maturando e diventando sempre più valida così come confermato dall'esperimento di Nostre, ossia le messe di Machaut a contatto con le presunte estemporaneità dell'elettronica.
Nelle ultime composizioni particolarmente curata sta diventando quella parte del compositore che è rivolta verso l'elettroacustica e l'impiantistica video/scenografica: alla Biennale di Venezia del 2013 Ghisi assieme a Maestri ha presentato "Visioni", un immaginario spettacolo di cinquanta minuti dove impulsi di suoni acusmatici provenienti da 23 altoparlanti avvolgono le perfomances dei musicisti.
-Nostre, for 8 voices and electronics
-Visioni, for ensemble and 23 loudspeakers

Vittorio Montalti (Roma 1984), è per molti una nuova frontiera creativa di quello che potrebbe essere l'opera: assieme a compositori come Grimaldi, Montalti è il candidato ideale per un rinnovamento di quello che da tempo si trascina in modo stanco nelle sale musicali; Montalti si è messo in luce con L'arte e la maniera di affrontare il proprio datore di lavoro per chiedergli un aumento, un'opera basata su un testo di Perec in cui, prendendo in prestito le parole del compositore, l'idea si sviluppa come diagramma di flusso, ossia il protagonista intavola una sorta di ragionamenti/eventi a catena, dove il tutto si accompagna a proiezioni, teatralità e musica che puntella e non si prende ulteriori responsabilità.
-L'arte e la maniera, (estratto), opera per 3 voci, ensemble and electronics


domenica 22 giugno 2014

Compositori e composizioni delle nuove generazioni italiane (prima parte)


Alcuni degli aspetti su cui oggi si insiste a favore di un ritorno di interesse popolare verso la musica colta sono quelli che riguardano la promozione di eventi e l'educazione impartita sin dagli anni scolastici dell'infanzia. In Italia le due cose sono state fatte veramente male: per quanto concerne il primo la stragrande maggioranza delle direzioni artistiche non solo si è inviluppata in un cammino di costante ritorno al passato tramite il favore accordato alla "vecchia musica" che trova ancora un pubblico, ma soprattutto le poche entità realmente speculative (Biennale Venezia, Milano Musica, Traiettorie, Emufest e poche altre) non possono essere in grado di cambiare un processo irreversibile in cui la composizione degli italiani viene svolta all'estero e solo successivamente e per brevi periodi di tempo importata nel nostro paese.
Quanto all'educazione scolastica, nel nostro paese di scuole preparatorie importanti non mancano, ma il grosso passo da fare è quello di implementare nel ricambio generazionale dell'insegnamento delle arti, personale che sia in grado di suscitare l'interesse giusto nei bambini/ragazzi e soprattutto si impegni a far capire nei programmi che da tempo la musica sta utilizzando altre chiavi di accesso parallele al "sentimento", che segnali la ricerca di un giusto equilibrio in cui accanto alla storia debba figurare quella fitta e per certi versi ancora esplorabile giungla di relazioni che scoperchia la creatività degli individui (e della loro musica) ad un livello subliminale. Sia che si tratti di composizione strumentale, elettronica o elettroacustica la capacità della musica colta di rappresentare fatti, sensazioni od oggetti in via mediata, oggi per poter "arrivare" deve seguire il traghettamento mentale.
La classe dei giovani compositori italiani è sicuramente quella categoria tra le più preziose ed incomprese del mondo musicale odierno: la redazione di un'articolo su questo argomento scaturisce dalla mia sincera volontà di fornire maggiore trasparenza ed informazioni su personalità della musica eccellenti e che, per la maggior parte di essi e per le ragioni prima citate, hanno dovuto applicare quotidianamente le loro competenze in altri paesi. Naturalmente dovevo necessariamente coprire l'analisi tagliando un intervallo consono al termine "gioventù", ma non me ne vogliano quelli che sono all'esterno di esso, poiché altrimenti avrei dovuto scrivere un libro e non un semplice articolo; per ragioni di concretezza stilistica mi è sembrato logico rinvenire l'estremo superiore nei nati dopo il 1970 e chiudere l'inferiore con quelli nati fino alla fine del 1984. Se mi passate il termine potrei chiamarla "gioventù matura". Inoltre mi è sembrata consona una trattazione cronologica, in quanto i giovani compositori citati possiedono caratteristiche che solo a livello generale possono riconciliarsi. Nello specifico, coloro che ho preso in considerazione, penso posseggano qualità artistiche tali da renderli unici in qualsiasi contesto. Per ogni compositore, ho indicato una registrazione (quando esiste) oppure dei pezzi rappresentativi che si possono ascoltare su soundcloud o youtube grazie alla generosità dei loro autori.

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Valerio Sannicandro (Bisceglie 1971), da tempo operante in Germania, ha indirizzato le sue scelte verso la dimensione orchestrale e il campo della spazializzazione, sebbene non siano certamente le sue uniche dimensioni. Andando contro una parte della critica specializzata, non riesco a dubitare dell'eccellente qualità orchestrale delle sue composizioni, che non sempre passa attraverso uno stato di complessità delle partiture. Sannicandro è innamorato degli "strati", che sa riprodurre benissimo, e di un tipo di cultura musicale che riorganizza temi letterari o poetici.
Tra le composizioni più famose ed interessanti c'è "Ius Lucis" che è stata immortalata in un disco della Wergo, con la conduzione di Pierre-Andrè Valade, rappresenta una di quelle innovazioni che ha a che fare non solo con lo spazio fisico ma anche con la sua interattività, motivo conduttore piuttosto frequentato da molti compositori oggi per il tramite dell'approfondimento con le arti visuali. In un'ambiente musicale totalmente straniante, si condividono due ensembles in due stanze diverse collegate da un terminale che agisce da mediatore: una sorta di composizione allo specchio dove il pubblico vive le perfomances a due livelli per ottenere un personalissimo quadro di assieme finale.
-Ius lucis, per 2 ensembles in due teatri e live electronics (Wergo)
-Forces motrices, per ochestra
-Trois chants Noh,  per Noh-singer and flute su testi di Hagakure
-Sonnets X, per tuba e live electronics su testo di John Donne


Jacopo Baboni Schilingi (Milano, 1971), ha messo radici in Francia ed è uno dei più stimati compositori: dopo una veloce parentesi nella musica acustica pura, Baboni Schilingi ha sfruttato tutte le sue competenze maturate all'IRCAM che l'hanno coinvolto nell'uso del computer. Ne è partita una produzione elettroacustica variegata con magnifiche intersezioni tra strumenti e risorse dell'informatica che l'hanno reso un'istituzione nel campo dell'arte musicale contemporanea influenzata dalle tecnologie digitali. E' un compositore di cui si può apprezzare l'originalità solo scavando nelle segnalazioni video del suo sito internet, che implementa la sua attività spesso con fantastici sfruttamenti di installazioni audio-video combinati all'uso dell'interattività e di immagini in movimento (soprattutto gli esperimenti generativi con Miguel Chevalier).
-De la nature du sacre, per quartetto d'archi ed elettronica
-Spazio intermisso, per hautbois ed elettronica
-Shift II, per sassofono baritono ed elettronica
Installazioni: -Terra incognita/-Le vague de pixels/-Origine du monde

Lorenzo Pagliei (Terracina, 1972) si indirizza sull'analisi delle forme temporali e sulla creazione di nuovi suoni e strumenti "musicali" ricavabili attraverso le interfacce dell'elettronica. Particolarmente affascinato dall'improvvisazione e dalla ricognizione del gesto musicale, Pagliei è colui che sta coltivando il Geecos, ossia la Gesture Control Surfaces, un tattile approccio al suono che si concretizza nel modo con cui vengono toccate o sfiorate le superfici con le mani: Pagliei usa una tavola collegata ad un'interfaccia informatica, che ne restituisce l'approccio manuale e distribuisce le sue variabilità a seconda del "tocco": un nuovo sistema parzialmente digitalizzato che oltre a sfruttare la sensibilità del musicista, restituisce particolari risonanze e timbriche (vedi per un esempio qui)
-Uno: Courbes, per piano 
-Free floating clouds,  per orchestra da camera
-Infiniti relativi,  per orchestra
-Artefatto, per geecos

Francesco Filidei (Pisa 1973), ebbe modo di mettersi in luce con partiture al piano e all'organo di tipo percussivo in una sorta di ricerca metafisica che ha affascinato le ultime generazioni di compositori, impegnati ad estrarre voce dagli interni/esterni degli strumenti. Usando spesso un frasario che ricorda la nomenclatura di forme musicali egregie del passato (toccata, notturno, suite, ballata) Filidei ha raggiunto un livello di analisi sugli strumenti (soprattutto negli impianti dei due strumenti preferiti, organo e piano) che è diretta funzionalità dell'antistoricità prodotta nel mondo musicale degli ultimi anni. Vicino alla scheletricità dei suoni di Lachenmann e Sciarrino, in episodi come "Macchina per scoppiare i pagliacci" (per 30 strumentisti) o soprattutto come "I funerali dell'anarchico Serantini" (per 6 interpreti), Filidei ha profuso una propria creatività che lascia il segno per l'immane pensiero sulla realtà dei suoni. Se l'annientamento di "Finito ogni gesto" è un manifesto magnifico e proverbiale, sembra spesso emergere anche un'altra caratteristica vagante del compositore, quella della discorsività sofferente (vedi "Ogni gesto d'amore), quasi come quegli stessi oggetti/strumenti da lui investigati avessero il bisogno di riscattare la loro materialità attraverso uno sfogo confessionale.
-I funerali dell'anarchico Serantini, per 6 interpreti
-Ballata, per organo, ensemble e live eletronics
-Finito ogni gesto, per ensemble
-Ogni gesto d'amore, violoncello ed orchestra

Emanuele Casale (Catania, 1974), da qualcuno riconosciuto come portatore di uno stile italico della contemporaneità, è compositore che erge la sua scrittura su una frammentazione dei suoni acustici e dei suoni elettronici, ove quest'ultimi compiono un'importante azione di sostegno. I suoi sono dei veri e propri "studi" sull'arte subdola della costruzione sonora moderna: come se i violini di Ferneyhough si incrociassero con l'elettronica di Nottoli; non c'è spazio né per risonanze né tanto meno per effetti spettrali, ma c'è una sorta di dialogo inanimato (ma che si anima in itinere) che fornisce un probante elemento di originalità (tra il serio e il faceto, tra l'ineludibile e lo scherzo) che è impossibile non comprendere. 
-Chamber Music, Stradivarius

Michele Del Prete (Novara, 1974), residente in Austria, è compositore di confine tra la musica contemporanea e quella misconosciuta platea di compositori impegnati nel settore dell'elettroacustica; impegnato in un duplice e difficoltoso fronte di interessi (l'elettroacustica è molto sottovalutata in Italia se rapportata all'opera o ad altre forme colte), le composizioni acusmatiche sono da tempo un fiore all'occhiello dei paesi francofoni e anglossassoni. Insegnante di Teoria della percezione e psicologia della forma all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Del Prete ha costruito una particolare formazione incrociata tra le intuizioni di Di Scipio e l'astrazione orchestrale di una Klangforum Wien; il suo stile riflette nuove configurazioni sensorie della musica, che hanno il pregio di restituire immagini catartiche e addensate nello spazio che stiamo "respirando", fatto di una inesorabile attesa, alla ricerca di nuovi drivers conduttori.
-Selva di varie intonazioni, tape music 8 canali
-Ouverture, per 12 strumenti

Daniele Bravi (Roma, 1974) utilizza quel principio mai domo delle intersezioni della musica con le altri arti (letteratura, poesia, filosofia, etc.). Su Daniele ho avuto già modo di esprimere due parole sulla raccolta monografica pubblicata poco tempo fa dalla Stradivarius (vedi qui): influenzato dai Sciarrino e Dusapin più rivolti alla teatralità, il compositore romano offre una profonda risposta a coloro che pensano che i compositori siano dei semplici espositori della realtà e non offrano nessun contenuto ideologico. Non c'è in lui solo una scrittura potente e chiaramente evocativa, ma anche una originale interiorizzazione dei temi che si riflette sulla godibilità della sua musica, un aspetto che nella musica contemporanea sembra essere elemento alieno ai più.
-Del vero e del falso, Stradivarius

Oscar Bianchi (Milano, 1975), con doppia nazionalità (italiana e svizzera), è compositore in cui si ritrovano quegli elementi di densità, di sovraesposizione e di energia della musica. Bianchi parla di forza trasformatrice dei suoni, privilegiando la funzione timbrica degli strumenti: acuti o bassi che siano, i suoni devono restare i protagonisti della composizione e la loro forza deve irrimediabilmente condurre l'ascoltatore verso la riscoperta delle vere questioni esistenziali. Non a caso alcune delle sue migliori composizioni come Matra o parzialmente Anahata Concerto, si ispirano ai sette chakra induisti, che rappresentano quei punti fisici dell'uomo da dove si origina la sua energia. Naturalmente la musica è estranea ai concetti orientali, è pura musica contemporanea strumentale (talvolta anche cantata) che segue un canovaccio delle recenti generazioni che ripropongono in chiave moderna (con tutti i suoi canoni ed alterazioni) quella forza strumentale che embrionalmente veniva partorita dalle orchestre di Stravinsky.
-Grammont selection, Musique Suisse

Andrea Agostini (Bologna, 1975), particolare compositore che opera con live electronics: alla Biennale di Venezia del 2011 si presentò con Gli atomi che s'accendevano e radiavano, una composizione per sassofono ed elettronica in cui gli ammiccamenti all'improvvisazione jazzistica e a temi popolari veniva sapientemente organizzata in un involucro di musica visto con l'ottica della contemporaneità. Agostini è abilissimo nella progettualità della sua musica poiché è capace di costruire un prodotto trasversale che però con ordine e coerenza inserisce nella struttura musicale una eco di violino in modalità barocca, un drone elettronico, un gadget o un violoncello senza sincronie; sono il risultato di una continua ricerca basata non solo sulle possibilità combinatorie offerte dagli strumenti ma anche sui probabili punti d'arrivo di un linguaggio che si fonda sull'osservazione dei tempi musicali e delle forme reiterative.
-Legno sabbia vetro cenere, for string quartet and electronics
-O-zone, for electric cello
-Gli atomi che s'accendevano e radiavano, per sax baritono ed electronics

Mauro Lanza (Venezia, 1975) di stanza a Berlino e professore all'IRCAM, con molti parallelismi con Filidei (composizione per organo e piano molto importanti, celebrazione di funerali anarchici, nel caso di Lanza è Acciarito), è venuto alla ribalta in maniera decisa nel 2004 con la scrittura delle musiche del balletto di Angelin Preljocaj, Le songe de Medée, per ensemble ed elettronica. Influenzato da Grisey, lo spettralismo alieno del veneziano ha avuto modo di esplicarsi meravigliosamente in composizioni come Sol, Number Nine ed ultimamente con Ludus de Morte Regis, che si proietta in una sorta di storicismo spettrale, un'evocazione perfetta dell'avvenimento imbastita in una gemmazione di risonanze ed effetti che solo da lontano richiamano le atmosfere di Harvey. Lanza è un fervido innovatore, non solo attraverso personali algoritmi musicali o progettando strumenti (una delle sue creazioni è il gocciolatoio musicale automatico di pioggia), ma anche attraverso il ricorso alle pulsazioni degli strumenti giocattolo, una variante motivazionale che passa attraverso una sorta di cristalizzazione dell'innocenza del tempo.
-Erba nera che cresci segno nero tu vivi, for voice and electronics
-Vesperbild, for ensemble, toy instruments and electronics
-Sol, for ensemble
-Number Nine, for 18 musicians
-Predella, per organo
-Ludus de Morte Regis, for 28 singers and electronics

Silvia Colasanti (Roma, 1975) è tra le più popolari in termini di riconoscimenti e commissioni; la compositrice romana ha impostato la sua scrittura seguendo quei prismi di enigmaticità cari a Webern e a tanta musica espressionista del novecento: micro-variazioni, colorazioni, tensioni e un senso del tema particolarmente azzeccato sono le caratteristiche che già molta critica a ben vedere le ha assegnato. Sul versante orchestrale l'influenza di Berio è notevole: eterefonia, timbro orchestrale, polarità, reiterazioni, figure di ostinato, tremolo o ribattuto. Per quanto riguarda la produzione discografica il compendio di musica sinfonica e da camera (4 pezzi) pubblicato per la Dynamic può senz'altro considerarsi un punto iniziale per analizzare ed apprezzare la sua musica che resta di spessore programmatico e pragmatico.
-In-canto, Dynamic

Stefano Bulfon (Udine, 1975), vicino per scrittura a certi intrighi alla Ferneyhough e per ciò ritenuto tra i più ordinari se visto in un'ottica storica della contemporaneità, offre nelle sue composizioni invece una delle più difficili qualità del contemporaneo, ossia quella di lasciarsi trasportare dal tema in territori musicali di estrema bellezza evocativa che non appartengono certo alle pastoie di Ferneyhough. Un cardine del potere subliminale della musica moderna.
-Le temps est un fleuve sans rives, per pianoforte
-Il rovescio del sublime, per ensemble

Luca Antignani (Alatri, 1976) ha come segno di riconoscimento una personalissima scrittura a sfondo psicologico; sia nelle prove orchestrali che in quelle destinate a pochi o singoli strumenti, fa emergere il suo raffinatissimo pensiero musicale che tenta di aggiornare i concetti armonici di Schoenberg.
-Eye, video conception sul mito di Narciso
-La fontana della giovinezza, for large orchestra
-Grand Guignol , per large ensemble e electronics
-Reiten reiten reiten for guitar
-Nome non nome, per 6 voci femminili e piano

Carmine Emanuele Cella (Urbino 1976), orchestra e suoni sintetizzati. Incarna uno speciale senso del comporre, quello che evidenzia le fasi crepuscolari, le luminiscenze di un percorso; specularmente parlando la sua musica potrebbe essere l'oggetto del desiderio di un musicista ambient, soprattutto valutando gli esiti della vicinanza allo stile di un contemporaneo colto italiano; amante delle pluri-prospettive ed autore di molti scritti teorici consultabili sul suo sito internet, Cella ha dichiarato che la realtà può essere riprodotta solo in due modi: in maniera mimetica o catartica. E' tra queste due variabili che si muove il tenore della sua scrittura, descrivere realtà che appaiono in penombra o con poca luce, per simularle o addirittura prevaricarle.
-The Manhattan distance, for orchestra
-Reflets de l'ombre, for large orchestra and electronics
-Come occhi che videro deserti, for synthesized sounds

Marcello Liverani (Cagliari 1976), è compositore che si rivolge soprattutto alla scoperta di possibili sinestesie rinvenibili nei rapporti tra la natura ontologica del suono ed avvenimento, in cui prevalenza viene data alla dinamica dei movimenti che devono essere ingabbiati da una qualche forma di rappresentazione. Attivo nel gruppo di ricerca MOA, in cui si incrociano personalità compositive musicali e di altre discipline, Liverani desta stupore per la passione nei confronti delle tradizioni della sua regione, elementi che pur senza nessun riferimento specifico sembrano insinuarsi nella tessitura delle opere. La grande qualità di Liverani sta nella ricreazione di quel senso di scoperta e sorpresa che avvolgeva un certo tipo di musica del passato. Le colorazioni atonali sono il mezzo per offrire nuovi ed inattesi legami impressionistici che risultano particolarmente evoluti e pronipoti degli esperimenti sinestetici di Scriabin e Debussy.
-Fiorire nell'immenso mattino, for ensemble
-Nell'oscuro del vento, for ensemble
-Tre studi sull'ascesa e il peso, for piano
-Le figlie di Ananke

(continua)