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sabato 6 dicembre 2014

Oltre le periferie dell'impero: omaggio a Fausto Romitelli


Tra il 12 e il 14 dicembre c.a. Gradisca d'Isonzo sarà portavoce di un'ennesima edizione del festival "All Frontiers", una delle più interessanti manifestazioni organizzate in Italia per valorizzare le culture contemporanee. In quella sede sono passati diverse personalità della musica (Braxton, Curran, Budd, Chatam, Palestine, Leandre, etc.) e anche quest'anno il programma si prevede all'altezza della situazione con Brotzmann & Noble, Vainio, Andrea Agostini con il quartetto Maurice oltre ad un workshop semi-scientifico sulla creatività cerebrale ed un insonorizzazione di un vecchio film di Lubitsch. Uno degli high point di quest'anno, sulla scia della pressante rivalutazione del compositore, è la presentazione di un volume di circa 150 pagine su Fausto Romitelli, che raccoglie i contributi di diversi autori dediti alla figura del compositore, intervenuti ad una conferenza organizzata dalla stessa associazione, la More Music, che presenta il "All Frontiers": curato principalmente dal filosofo ed esteta all'Università di Strasburgo, Alessandro Arbo, "Oltre le periferie dell'impero" (ed. Trauben) contiene saggi che tendono ad esemplificare la magnitudo della figura musicale del compositore o semplicemente, sono impressioni di coloro che hanno partecipato alle sue opere sotto varie forme e che in questo libro vengono raccolte allo scopo di rafforzare la pienezza della personalità dell'autore musicale. Di Romitelli, in queste pagine, ve ne ho parlato con una scheda riassuntiva in occasione delle ultime e poche pubblicazioni discografiche, per opera della Cypres o della Tzadik R. di Zorn (vedi qui), anche sull'onda di un crescente interesse per il fenomeno della "saturazione", una pratica compositiva dell'eccesso di suono, che ebbe l'avallo anche della Biennale di Venezia con l'invito di due dei suoi rappresentanti maggiori, i francesi Bedrossian e Cendro. 
"Oltre le periferie dell'impero" si presenta, dunque, come il più ampio ed articolato studio effettuato sul compositore di Gorizia (1963-2004), poiché non si limita solo ad esprimere giudizi ed enucleare gli elementi della sua personalità artistica, ma cerca anche di approfondire la capacità inventiva di Romitelli attraverso l'analisi degli schizzi autografi rinvenuti nella casa di Gorizia (quella dei genitori) e in quella di Milano. Se riguardo ai giudizi degli intervenuti della conferenza, essi tendono a rubare qualsiasi aspetto musicale e caratteriale di Fausto, in merito agli schizzi emerge il gran lavoro e la grande passione profusa per la loro analisi da Pierluca Lanzillotta, ricercatore e musicologo appassionato fan di Romitelli che, evidenziando le notevoli difficoltà interpretative, introduce un primo ampio coacervo di punti sui quali riflettere per una fruttuosa analisi, data anche la prematura scomparsa del compositore. Il tutto è corredato di minuziosa bibliografia e discografia (aihmé, come al solito incompleta rispetto alla quantità delle opere profuse).
Non è difficile essere d'accordo con le considerazioni da tutti fatte su un compositore che si apprestava a diventare una guida delle generazioni italiane recenti, tuttavia mi piacerebbe sgomberare il campo dalla pericolosa prassi dell'esaltazione di alcuni profili che non corrispondono ad una piena oggettività dei fatti: il punto criticabile è quello in cui le varie suggestioni musicali evidenziate dagli autori degli scritti e che animavano lo spirito compositivo di Romitelli (da Strauss ad Hendrix, da Grisey ad Aphex Twin e così via) prendono la mano nella descrizione particolaristica della sua musica: il ricordo viene esacerbato nelle riletture di Audiodrome e soprattutto di quello che si considera il suo capolavoro e l'atto finale della sua carriera, ossia An Index of metals. Se è vero che Romitelli ha attinto in maniera personale dal mondo inestinguibile della citazione (lo fece anche Berio d'altronde con la sua Sinfonia), è anche vero che, come avverte Arbo nella premessa, Romitelli rimaneva un compositore "contemporaneo", non era né un mescolatore ambiguo e post-moderno, né un cesellatore in caselle di suoni. La chitarra di Hendrix, l'ampia suggestione avuta dalla techno di Richard David James o l'organo prog di Richard Wright, così come i lampi dell'Alpensinfonie di Strauss o i tessuti armonici di Grisey, erano tutti elementi che venivano convogliati in una sintesi, in cui gli stessi elementi della citazione non possono considerarsi i caratteri dominanti della composizione. Lo spettacolo di An index of metals non affascina nel complesso per quei visibili rimandi storici che, come giustamente sottolineato da Arbo, vengono interrotti o degenerati, ma per una scrittura tipicamente figlia del mondo dei compositori contemporanei (con quindi tecniche e modalità di organizzazione di essa) che gli appartiene non solo per quella formazione accademica che intelligentemente respingeva alla stessa stregua di una decostruzione di un brano, ma anche per il tipo minaccioso di messaggio che porta dentro. Mi sono spesso chiesto, basandomi sulla mia imperfetta conoscenza ed asimmetria informativa, come una persona dotata di uno spirito ed animo gentile come lui potesse giungere ad una sapienza "sonora" così articolata del lugubre e del violento. Il motivo probabilmente sta nel fatto che Romitelli cercava di esorcizzare il "male" dell'umanità, dimostrando che un nuovo benessere poteva derivare dalla conoscenza di esso e, solo dal suo superamento. 

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